Congedo paternità prolungato a 5 mesi


Fino ad ora infatti l’Inps riconosceva al padre la possibilità di restare a casa con l’80% dello stipendio per tre mesi, successivi al parto della compagna.

Troppo poco, secondo il giudice, perché la legge dota quel genitore di un diritto autonomo e speculare a quello della madre. E allora se la lavoratrice può astenersi dal suo impiego per cinque mesi (maternità obbligatoria), ne avrà diritto anche il padre.

L’uomo potrà ottenere tutto il periodo se la madre è casalinga, è in malattia oppure è una lavoratrice autonoma che non usufruisce del diritto all’astensione. Altrimenti prenderà un concedo che sommato a quello della compagna non può superare i cinque mesi.

Il giudice fiorentino ha altresì riconosciuto la possibilità di “andare in paternità” anche a partire da uno o due mesi prima della presunta data del parto, e di conseguenza per i quattro o tre successivi.

La decisione parte da un cambiamento di principio dettato anche dalla Corte Costituzionale. Un tempo il periodo di maternità era pensato per salvaguardare la salute della madre. Adesso si intende anche come tutela di quella del bambino, per cui il ruolo del padre è fondamentale: aiutare la compagna incinta nell’ultimo periodo della gravidanza vuol dire anche occuparsi del nascituro.

A chiedere la decisione del giudice fiorentino una coppia in cui la donna, lavoratrice autonoma e vicepresidente della Cna fiorentina, ha avuto una malattia importante. “Il Testo unico delle disposizioni in materia di tutela e sostegno della maternità e paternità – spiegano i legali della coppia, Leonardo Marconi e Claudio Gardelli – dispone che il padre lavoratore ha diritto ad astenersi dal suo impiego per tutta la durata del congedo di maternità. Di fatto però, anche in base ad interpretazioni successive, non è stato mai riconosciuto fino in fondo. Figurarsi che su un uomo va all’Inps per esercitare il diritto di flessibilità troverà solo moduli in cui è previsto un periodo di paternità di tre mesi. E l’Inps non protocolla documenti che non siano suoi moduli”.

Adesso quelle carte dovranno essere cambiate. La sentenza farà giurisprudenza, diventando un’arma a disposizione di quelle famiglie che non si vedranno riconoscere i 5 mesi di paternità. E non solo per loro. “Teoricamente – dicono sempre i due avvocati – anche chi nell’ultimo anno ha avuto un figlio potrà chiedere all’Inps di essere rimborsato per i mesi di congedo non goduti dal coniuge. Del resto è quanto è successo al nostro assistito e sua moglie, che hanno avuto una bambina nell’agosto del 2007”.

Fonte: La Repubblica.it


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