La Pandemia dell’Informazione – Influenza AH1N1: salute in pericolo o l’ennesima bufala mediatica?


La Pandemia dell’Informazione – Influenza AH1N1: salute in pericolo o l’ennesima bufala mediatica?

La parola al medico: Intervista esclusiva al dott. Serravalle (specialista in Pediatria Preventiva, Puericultura-Patologia Neonatale)

Ci risiamo. Prima era la Sars, poi l’aviaria, la suina, adesso l’influenza A H1N1… E’ in atto una enorme campagna (di stampa, di opinione, di mercato) per costruire un continuo allarme, per definire gli estremi di una pandemia, di un contagio mondiale.

Nella realtà, l’unica pandemia in atto è quella dell’informazione: un continuo squillar di trombe ed incrociar di spade che chiama alla lotta dura contro l’invasore, che chiude scuole e poi le riapre, che vaccina tutti in quindici giorni e poi si accorge che non è possibile, che fornisce cronache allarmanti e allarmate con contorno di morti, funerali, quarantene, untori, casi pietosi, turisti esterrefatti e sottosegretari che vigilano alle frontiere per fermare il virus assassino.

Evidenti gli obiettivi economici: il solo governo Italiano ha stanziato 800 milioni di euro per la vaccinazione (che avverrà verosimilmente a gennaio, quando il picco del contagio di H1N1 sarà alla metà di dicembre). 800 milioni per un vaccino probabilmente inutile, sicuramente non testato, che però ingrasserà industrie farmaceutiche, esperti e soloni compiacenti, ASL che dovrebbero fare prevenzione ma che non sanno pre-dire quali saranno gli effetti collaterali di queste campagne di vaccinazione selvaggia.

Meno evidente, ma ancora più pericoloso, è l’intento sociale che sottende queste operazioni. Come non vedere una logica immunitaria che accomuna tra di loro la battaglia contro epidemie o pandemie, le barriere nei confronti dell’immigrazione e i “respingimenti” dei “clandestini”, la guerra al terrorismo e le relative dissoluzioni dei diritti civili, la lotta ai virus dei computer e a quei cattivoni di hacker?

Di fronte a un (possibile ma improbabile) contagio, di fronte al manifestarsi della diversità, di fronte a qualunque motivo di paura rispondiamo con questa logica dell’immunizzazione; si potrebbe dire che l’immunità rispetto a tutto quanto può sconvolgere abitudini e consuetudini è il sogno che aleggia per le città di questo tempo.

Un sogno, insomma, quello dell’immunizzazione che si trasforma in incubo e ci costringe a rinunciare ai caratteri inclusivi della comunità. E’ come se per evitare il contagio ci chiudessimo sempre più in noi stessi, come se di fronte alla paura di un qualunque “contagio” dichiarassimo una “guerra preventiva” (alla pandemia, alla droga, al terrorismo, ai “governi canaglia”, ..) che debelli il morbo ancora prima che esso possa mietere le sue vittime. Un sogno che può contare sulla diffusione di paure ancestrali.

Straordinariamente interessante è l’intervista che vi proponiamo, che ha per protagonista il dott. Eugenio Serravalle, pisano, specialista in Pediatria Preventiva, Puericultura-Patologia Neonatale.

Dott. Serravalle, quali differenze ci sono tra la “solita” influenza stagionale e l’influenza A/H1N1?

L’epidemia, iniziata in Messico nel 2009, è di modesta gravità: il virus A/H1N1 si è dimostrato meno aggressivo della comune influenza stagionale. Si manifesta come qualsiasi forma influenzale: febbre, mal di testa, dolori muscolari, nausea, diarrea, tosse. I test rapidi per identificare il virus dell’influenza A hanno poca sensibilità (dal 10 al 60%). Il test quindi non garantisce con certezza se si tratti di influenza A/H1N1.

Sembra però essere un virus molto contagioso, ed è stato dichiarato lo stato di pandemia. La sola parola-pandemia-fa paura. Ma questa definizione è stata appositamente modificata. La nuova influenza può colpire più persone, pare, ma provoca meno morti di qualunque altra influenza trascorsa. La mortalità, ossia il numero di persone morte rispetto ai casi segnalati, registrata finora nei paesi dove l’A/H1N1 è circolato ampiamente è dello 0,3% in Europa e dello 0,4% negli USA. In realtà potrebbe essere ancora inferiore.

Per fare un paragone, si calcola che in Spagna, durante un inverno “normale” i decessi per influenza stagionale sono circa 1500-3000, negli USA ogni anno muoiono per influenza stagionale circa 3600 persone sotto i 65 anni, mentre finora ne sono morte 324 nella stessa fascia di età per influenza A. In Australia ogni anno per l’influenza stagionale muoiono circa 310 persone sotto i di 65 anni. A inverno ormai terminato, ne sono morte 132 per influenza A, di cui circa 119 sotto i 65 anni.

Perchè allora il panico?

Quanto successo nei Paesi dell’Emisfero australe ci rassicura: l’influenza A semplicemente arriva a colpire (leggermente) molte persone. Eppure i mezzi di informazione hanno creato il panico. E’ un tipico esempio di “invenzione delle malattie” (disease mongering). Non si tratta della prima volta. Nel 2005 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) aveva previsto fino a sette milioni di morti per l’influenza aviaria. Alla fine i morti furono 262. Si tratto’ di un gravissimo errore prognostico?

Secondo una delle maggiori banche di affari del mondo (JP Morgan) l’attuale vendita di farmaci anti-influenzali e di vaccini muoverebbe un giro di oltre 10 miliardi di dollari.

Quindi alla base di questa spaventosa campagna mediatica ci sarebbero gli interessi delle lobbies farmaceutiche… Ma almeno, questi medicinali funzionano?

Non esiste alcun trattamento preventivo: i farmaci antivirali, Oseltamivir (Tamiflu) e Zanamivir (Relenza), non prevengono la malattia e su individui già ammalati l’azione dimostrata di questi farmaci è di poter accorciare di mezza giornata la durata dei sintomi dell’influenza. Ne’ va dimenticato che gli antivirali possono causare effetti collaterali importanti. Il 18% dei bambini in età scolare del Regno Unito, a cui è stato somministrato l’Oseltamivir contro l’A/H1N1, ha presentato sintomi neuropsichiatrici e il 40% sintomi gastroenterici.

E i vaccini?

Ogni giorno parliamo della nuova influenza, e mi chiedete se sia utile e sicuro vaccinare i bambini.

La mia risposta è NO! Un ‘no’ motivato e ponderato, frutto delle analisi delle conoscenze fornite dalla letteratura medica internazionale.

I vaccini contro il nuovo virus A/H1N1 sono ancora in fase di sperimentazione. Nessuno è in grado di sapere se e quanto saranno efficaci e sicuri, ma vengono pubblicizzati, con gran clamore. Basta che il virus cambi (per mutazione, o per riassortimento con altri virus) per rendere inefficace il vaccino già messo a punto. Sulla sicurezza sia l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) chel’Agenzia del farmaco europea (EMEA) dichiarano necessaria un’attenta sorveglianza. Alcuni vaccini sono allestiti con tecnologie nuove e saranno testati su poche centinaia di bambini e adulti volontari, e soltanto per pochi giorni.

Il vaccino che meglio conosciamo, quello contro l’influenza stagionale, sappiamo che ha un’efficacia del 33% tra bambini e adolescenti e che è assolutamente inutile nei minori di due anni. Esistono anche dubbi circa la sua efficacia negli adulti e negli anziani.

Come curarsi?

Per curare l’influenza A occorrono: riposo, una buona idratazione, una alimentazione adeguata, una igiene corretta. Non si deve tossire davanti agli altri senza riparare naso e bocca, bisogna evitare di toccarsi il naso, la bocca, gli occhi, facili vie di accesso dei virus, occorre lavarsi le mani spesso ed accuratamente con acqua e sapone. Non è dimostrato che l’uso di mascherine serva a limitare la propagazione dell’epidemia.

Ringraziando il dott. Serravalle per aver messo, finalmente, un punto di chiarezza su una vicenda che, come al solito, punta sui disagi e sui timori della gente per nascondere un immenso giro di profitti, crediamo che speculare sulla salute e sulla paura sia l’atto peggiore che possa esistere.

Intervista tratta da Infoaut.org

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