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federica.mazzoli | Pedagogia

L’autonomia e la debolezza del Sistema Esecutivo – II parte

7 Novembre 2009

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Prima di intraprendere questo nuovo sentiero torno a sottolineare un aspetto centrale che rappresenta il filo conduttore di ogni argomento che affronteremo insieme.

Ogni disturbo specifico dell’apprendimento ha sempre una difficoltà attentiva sottostante che si manifesta indipendentemente dalla volontà del singolo individuo. Tale debolezza non sempre viene valutata dai Centri Clinici perché sprovvisti degli strumenti di misura idonei a rilevarla. L’Equipe clinica del Prof. Benso, appartenente al “Polo Universitario M.T.Bozzo” e al gruppo di ricerca del Dipartimento di Psicologia di Genova (DISA), nel corso degli anni ha costruito prove che permettono di misurare il Sistema Esecutivo e l’attenzione nelle sue diverse componenti. Una diagnosi funzionale che mostra con una lente di ingrandimento il funzionamento cognitivo dei nostri ragazzi mette noi clinici in grado di impostare interventi di potenziamento tarati sulle loro reali difficoltà.

Il nostro modus operandi nei training, derivante da un modello scientifico (Benso, 2004), prevede sia il recupero delle abilità specifiche deboli (lettura, scrittura, calcolo, ecc.) sia il rafforzamento del Sistema Esecutivo.

A questo punto risulterà chiara la ragione che ci spinge ad applicare un trattamento cognitivo integrato (Linee Guida DSA, Benso et. Al, 2008): se è vero che un disturbo specifico dell’apprendimento porta con sé sempre una debolezza attentiva, così come è stato mostrato (Benso et al., 2005), allora il trattamento non potrà limitarsi allo sviluppo dell’abilità carente ma dovrà essere affiancato il potenziamento del Sistema Attentivo Supervisore.

Dopo questa indispensabile chiarificazione, su cui torneremo ancora nei prossimi lavori, torniamo al tema di oggi: l’autonomia.

Come si promuove l’indipendenza nei ragazzi con una debolezza esecutiva?

Essa si raggiunge accompagnando il ragazzino mano nella mano, passo dopo passo verso questa fondamentale conquista, senza richiederla freddamente né lasciandolo solo a brancolare nel buio.

Spesso si sente dire che è impossibile che un bambino acquisisca indipendenza ed autonomia se non lo lasciamo da solo a fare i compiti, a preparare lo zaino, a vestirsi. Non c’è niente di più errato per i bambini con difficoltà attentive. L’autonomia si raggiunge solo attraverso la gradualità; lasciare la mano del nostro bambino lentamente richiede pazienza ed impegno da parte dei genitori e degli insegnanti per questo alle volte si preferisce scegliere la via più semplice lasciando improvvisamente e repentinamente il bambino a se stesso. I risultati, e chi di voi ha provato credo possa affermarlo, vanno in un’unica direzione che non coincide mai con le aspettative iniziali. Dedicarci con costanza, impegno e sacrificio è l’unico mezzo che riteniamo abbia delle ricadute concrete e generalizzate sulla graduale acquisizione dell’autonomia.

Iniziare col preparare insieme lo zaino per andare a scuola non significa “fargli trovare la pappa pronta” ma porsi come modello capace di organizzare, pianificare, monitorare e controllare le proprie azioni. I bambini apprendono osservandoci; si sentiranno coinvolti e supportati in un’attività per loro complicata. Pertanto sarà fondamentale la presenza, in tutti gli ambienti di vita del bambino, di un fermo “sistema supervisore” esterno in grado di favorire la centratura del comportamento non colpevolizzando, ma facendo notare con costanza gli aspetti che poi creano inefficienza e disagio. Giorno dopo giorno, mese dopo mese (come ormai abbiamo capito la finestra temporale varia per ogni bambinoragazzo) inizieremo ad assegnare a nostro figlio un compito, come mettere nella cartella l’astuccio; poi passeremo all’astuccio ed al diario e così via non dimenticandoci di “rinforzarlo” con una lode, con un sorriso a missione compiuta.

Non dobbiamo infatti dimenticare che “la gradualità non ha senso senza la gratificazione, e la gratificazione non è possibile senza la gradualità” (Celi, 2007). È questo l’unico percorso per raggiungere la piena autonomia che comprende la consapevolezza delle proprie azioni e la fiducia nelle proprie possibilità.

È indispensabile sottolineare che tutto ciò sarà vano se contemporaneamente non verrà sollecitato direttamente il Sistema debole con training cognitivi adeguati (Benso, 2004). Rafforzare il Sistema Attentivo Supervisore fornirà al bambino risorse per potersi applicare sul compito (prepararsi lo zaino, vestirsi, svolgere un tema, risolvere un problema, ecc.) gestendo la frustrazione ed inibendo le fonti distraenti (la TV accesa, i pensieri automatici, il rumore di sottofondo, ecc.); fornirà, sempre gradualmente, l’abilità di organizzare, pianificare e controllare i propri comportamenti e le proprie attività. I traning proposti, perché abbiano effetto, dovranno essere svolti con coerenza, costanza, impegno e pazienza. Se uno di questi ingredienti venisse meno l’esito stesso del percorso potrebbe essere compromesso.

La fatica ed il “sudore” sono indispensabili ma d’altronde tutto ciò non è altro che quanto ci richiede la vita tutti i giorni.

Ma visto che la vita non si esaurisce in questo crediamo sia altrettanto importante lasciare, con il tempo, degli spazi di svago al bambinoragazzo che possa gestire da solo in totale libertà.

Concludendo, solo attraverso il potenziamento delle abilità deboli ed il supporto di figure di riferimento accoglienti e pazienti si raggiungerà nel tempo l’autonomia; arriverà il momento in cui il genitore non dovrà più funzionare come “Sistema Supervisore” esterno perché il Processore del figlio sarà in grado di fare da sé.

Federica Mazzoli