Ho poco latte, cosa posso fare?

Gli unici segnali affidabili che indicano che il bambino sta assumendo meno latte del dovuto, sono:

  • scarso aumento di peso: cioè meno di 125 grammi a settimana nei primi tre mesi e meno di 80 grammi a settimana da tre a sei mesi. Dopo i sei mesi la crescita rallenta ulteriormente, ma è perfettamente normale;
  • pochi pannolini sporchi: nei primi mesi il bambino dovrebbe sporcare almeno 6 pannolini al giorno, di feci o urina. Se un bambine assume poco latte, l’urina ha un colore intenso e un odore molto pungente.
  • lo stato generale del bambino: un neonato che non mangia a sufficienza è ipotonico, sonnolento, oppure piange in modo inconsolabile.

In genere il pediatra di fronte a un quadro come questo prescrive degli esami per escludere la presenza di altre cause (es. infezioni) che potrebbero anch’esse portare a un rallentamento della crescita.

Riguardo all’aumento di peso, alcune volte i genitori hanno delle aspettative esagerate. Più volte ho sentito genitori preoccupati perché il loro cucciolo, che ultimamente aumentava 250 grammi a settimana, è aumentato “solo” 200 grammi. C’è da augurarsi che un bambino non cresca sempre di 250 grammi a settimana!

Il “poco latte” autentico, detto “ipogalattia primaria”, cioè quello dovuto a malattie della madre che rendono scarsa o nulla la produzione di latte, è una situazione veramente rara.

Cause del poco latte (ipogalattia autentica)

Vi cito le possibili cause di ipogalattia autentica, di modo che vi rendiate conto che è improbabile, anche se non impossibile, che sia capitato proprio a voi.

  • Ipotiroidismo non diagnosticato: con cure opportune infatti si può allattare.
  • Ritenzione della placenta: si diagnostica subito dopo il parto ed è necessario intervenire al più presto per salvaguardare la salute della mamma, dopo di che anche la produzione di latte tornerà normale.
  • Sindrome di Sheenan: è una complicazione che può avvenire in seguito a una forte emorragia durante il parto. Questa causa danni all’ipofisi e quindi alla produzione degli ormoni necessari per allattare.
  • Mancanza del tessuto mammario, deficit congenito di prolattina: sarebbe il vero “poco latte” congenito. Si tratta però di una situazione di una rarità estrema, si parla di pochi casi al mondo.

Anche senza essere medici, è evidente che si tratta di malattie serie, in cui la mancanza di latte sarebbe solo uno dei problemi e si avrebbero altri disturbi legati al funzionamento anomalo degli ormoni.

Anche un intervento di chirurgia estetica al seno (di aumento o di riduzione) potrebbe compromettere la possibilità di allattare se nell’intervento sono stati recisi alcuni nervi o i dotti galattofori.

L’ipogalattia determinata dalle cause appena citate comunque ha la caratteristica di manifestarsi subito, fin dall’inizio dell’allattamento. L’ipogalattia primaria non può capitare al terzo mese!

Il fatto di avere una produzione scarsa di latte peraltro non impedisce di ricorrere a un allattamento misto (al seno per quanto si riesce e il resto con latte artificiale) che è comunque preferibile a un allattamento completamente artificiale.

Cosa è l’ipogalattia secondaria?

Parliamo ora della cosiddetta ipogalattia secondaria, cioè non dovuta alle cause sopra citate ma a cause indotte e, in quanto tali, risolvibili.

Nell’articolo precedente ho citato i tre punti che garantiscono una produzione di latte adeguata, e cioè:

  • allattamento a richiesta;
  • allattamento esclusivo;
  • attacco corretto.

Se c’è la certezza che produzione di latte non sia sufficiente, vuol dire che c’è qualche intoppo in uno o più dei punti precedenti.

Hai già visto i nostri libri sull’allattamento?

Allattamento a richiesta

Allattare a richiesta significa offrire il seno al bambino ogni volta che mostra i primi segnali di fame (il pianto è un segnale tardivo di fame). Quando ha fame il bambino è più vigile, attivo, muove gli occhi, le mani, la testa, si porta le mani alla bocca e potrebbe muovere la bocca come per succhiare o fare smorfie. Se si distanziano le poppate anche se il bambino avrebbe fame, non si risponde alle necessità nutrizionali del bambino, (il bambino mangia meno del dovuto) inoltre il seno è meno stimolato e quindi la produzione di latte diminuisce.

Allattamento esclusivo

In relazione a quanto appena detto, se un bambino di meno di sei mesi prende qualcosa di diverso dal latte materno (acqua, tisane, camomilla), il bambino si riempie la pancia di liquidi che fanno volume ma sono poco o nulla nutritivi, quindi la volta successiva popperà di meno oppure più tardi. Spesso questo espediente viene utilizzato proprio per distanziare le poppate, ma l’unico risultato certo è che il bambino mangerà meno del necessario, prenderà meno peso, e il seno essendo meno stimolato, produrrà meno latte. Anche il ciuccio può interferire con l’allattamento a richiesta, perché alcuni bambini potrebbero accontentarsi di succhiare il ciuccio anziché il seno, portando comunque a un numero di poppate insufficienti per quel bambino.

Attacco corretto

Pur adottando un allattamento a richiesta e esclusivo, se l’attacco al seno non è corretto il bambino potrebbe non riuscire a estrarre latte a sufficienza oppure la stimolazione potrebbe essere inadeguata, e di conseguenza la produzione cala.

Cosa fare quindi nel caso in cui il bambino stia effettivamente assumendo meno latte del necessario?

La prima cosa da fare, con l’aiuto di un esperto in allattamento, è verificare che l’attacco al seno e la posizione in cui si allatta siano efficaci.

In seguito, bisogna concentrarsi sugli altri due aspetti.

Se il bambino ha meno di sei mesi e quindi non sta assumendo altri cibi, bisogna eliminare prima di tutto il ciuccio e non bisogna dare camomilla, tisane, acqua, nemmeno d’estate in quanto il latte materno provvede a soddisfare sia la fame sia la sete.

Se il bambino ha più di sei mesi e sta assumendo cibi solidi, innanzitutto è normale che a questa età rallenti ulteriormente l’aumento di peso ed è anche normale che il bambino inizi a poppare un po’ di meno (mi raccomando: “un po’ di meno” non significa che a 8 mesi un bambino deve fare tre poppate al giorno, come si legge in molti schemi di svezzamento: è estremamente probabile che a quell’età un bambino poppi ben di più). Se comunque vi sembra che il vostro bambino “grandicello” non stia prendendo abbastanza latte, si può riflettere su cosa sta assumendo di diverso dal latte: troppe bevande zuccherine, come succhi di frutta e tisane? Non sono necessari, se il bambino ha sete berrà acqua o latte materno. I cibi che mangia sono troppo calorici? Anche i cibi fatti apposta per bambini a volte hanno un contenuto calorico esagerato rispetto alle reali esigenze di un bambino.

L’altro aspetto sui cui puntare l’attenzione è l’allattamento a richiesta. Per aumentare la produzione si latte innanzitutto bisogna allattare non solo tutte le volte che il bambino lo richiede, ma anche di più. Più il bambino poppa, più latte si produce. Quindi per recuperare una produzione di latte non adeguata, bisognerà stimolare più spesso il seno, preferibilmente attaccando spesso il bambino, se non è possibile si può ricorrere al tiralatte, anche se ha un’efficacia inferiore. Se si usa il tiralatte per aumentare la produzione di latte, è consigliabile usarlo spesso ma con sedute brevi, piuttosto che fare poche lunghe sedute, perché in questo modo si mantengono più alti i livelli di prolattina. Per lo stesso motivo, un espediente per aumentare la produzione di latte è alternare spesso i seni all’interno della poppata (si inizia da un seno, dopo 5 minuti si cambia seno, dopo 5 minuti si torna al primo e così via finché il bambino è sazio).

Il motivo di una produzione di latte insufficiente potrebbe essere una combinazione di quanto sopra e anche correggendo l’attacco e aumentando le poppate potrebbero volerci un po’ di giorni prima di osservare risultati soddisfacenti.

Un altro motivo che può ostacolare l’emissione del latte è lo stress e l’ansia da parte della madre e di chi la circonda: un parto difficile, una degenza in ospedale faticosa, un rientro a casa disturbato da visite e da parenti ansiosi che mettono in dubbio ciò che sta facendo la madre. Sono tutti fattori che complicano se non addirittura impediscono un allattamento efficace.

In questi casi più complessi è ancor più fondamentale l’aiuto e il sostegno di persone competenti, e il sostegno del partner e della famiglia.

E la famosa aggiunta di latte artificiale?

Spesso viene data in maniera troppo precipitosa, senza nemmeno analizzare le cause dell’ipogalattia. A volte basterebbe chiedere ai genitori se il bambino prende la camomilla… se la risposta è si, basta dire di eliminare la camomilla e in men che non si dica la produzione di latte tornerà normale.

Se il bambino sta veramente prendendo troppo poco peso o se addirittura ne sta perdendo, e se nemmeno usando il tiralatte si riesce a estrarre del latte da dare come “aggiunta naturale”, allora è veramente necessario utilizzare il latte artificiale.

Non è detto che dare l’aggiunta significhi la fine dell’allattamento o la fine dell’allattamento esclusivo.

L’aggiunta, se data in maniera intelligente, è un valido aiuto per recuperare la situazione e tornare ad allattare esclusivamente, ma parallelamente bisogna attuare i diversi sistemi illustrati per aumentare la produzione di latte.

Per questo motivo, è meglio evitare di dare il biberon per l’aggiunta (sia che si tratti di latte materno spremuto sia che si tratti di latte artificiale) perché confonde il bambino nella modalità di suzione e perché non stimola il seno a produrre altro latte.

Esistono vari sistemi, anche molto semplici, che permettono di somministrare aggiunte senza interferire con l’allattamento o addirittura stimolando la produzione di latte.

La prossima volta vedremo le alternative al biberon per somministrare un’aggiunta

Sara Cosano

Per saperne di più:

Un dono per tutta la vita di Carlos Gonzalez – Il leone verde Edizioni

Tutte le mamme hanno il latte di Paola Negri – Il leone verde Edizioni

– Allattare, un gesto d’amore di Tiziana Catanzani e Paola Negri – Bonomi Editore

– Allattamento materno, una goccia di saggezza, una grande opportunità – Ministero della Salute

– Allattare.net di Maria Ersilia Armeni – Castelvecchi Editore

Chi può aiutarti:

Le quattro  figure principali nel sostegno alle mamme che allattano sono:

  • Consulenti professionali in Allattamento Materno (IBCLC): professionisti sanitari specializzati nella gestione clinica dell’allattamento al seno.
  • le ostetriche: seguono la mamma nel suo percorso di gravidanza e parto, e sostengono la mamma e il bebè nei primi mesi di vita del bambino, compreso affinchè vi sia la buona riuscita dell’allatamento
  • La Leche League: associazione a livello mondiale con più di 50 anni di storia che aiuta le donne tramite consulenti che sono mamme con esperienza di allattamento al seno.
  • Peer counsellors (consulenti alla pari): mamme che aiutano altre mamme nei gruppi di auto-aiuto.

Potete trovare i contatti nell’articolo Vuoi allattare? Ecco chi ti aiuta…

Bibliografia:

– European Network for Public Health Nutrition: Networking, Monitoring, Intervention and Training (EUNUTNET).

– Alimentazione dei lattanti e dei bambini fino a tre anni: raccomandazioni standard per l’Unione Europea. European Commission, Directorate Public Health and Risk Assessment, Luxembourg, 2006.

– Rapisardi G, et al. Raccomandazioni per l’assistenza alla madre in puerperio e al neonato.Riv Ital Pediatr 2000;26:232-43.

– Società Italiana di Neonatologia, Raccomandazioni sull’allattamento materno per i nati a termine , di peso appropriato, sani in Medico e Bambino 2/2002, pp. 41-48

– Strategia globale per l’alimentazione dei neonati e dei bambini OMS/UNICEF

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