Sei una mamma che allatta? Preparati a combattere…

Oggi vi racconterò la storia di Paola, mamma che ha allattato al seno.

La prossima volta vi racconterò quella di Laura, mamma che ha usato il latte artificiale.

Paola è una mamma, potrei essere io o una qualunque di voi.

E’ incinta e come moltissime mamme frequenta i corsi di preparazione alla nascita, yoga e piscina per gestanti, compra i migliori libri esistenti sul mercato in tema di gravidanza e maternità. E ovviamente sa tutto di allattamento.

Sa che tutte le mamme hanno il latte, sa che allattare non è questione di fortuna.

Vede l’allattamento sotto una luce quasi mistica: il rapporto mamma-bambino, il miglior nutrimento… sulle riviste che parlano di gravidanza ci sono le immagini di queste mamme splendide, che hanno appena una terza abbondante di seno, con dei cicciobello con gli occhioni blu che poppano teneramente. A quel punto le vengono in mente tutti i quadri delle varie “Madonne del latte”.

Si, Paola allatterà e sarà una cosa fantastica, e tutti intorno a lei sanno che è importante allattare.

E’ anche andata a visitare l’ospedale dove partorirà: sanno tutto di allattamento, c’è anche una specie di decalogo appeso in ogni stanza che ti spiega le regole d’oro per l’allattamento perfetto. Allattare sarà una passeggiata, del resto siamo mammiferi quindi per noi allattare è naturale!

Arriva il grande giorno: dopo otto ore di travaglio nasce Luca, in splendida forma! Lei sa che i neonati devono essere dati subito alla madre e attaccati subito al seno. E’ li con le braccia tese verso il suo cucciolo ma subito viene preso in consegna da dei camici (medici? Infermiere? Boh!) che dicono “Signora, dobbiamo fare i controlli di routine.”

Ma di cosa parlano? L’OMS dice che i controlli si possono fare dopo, che è più importante che Luca stia con me… però sapranno loro, mica sono un medico, io…

Risultato: Luca viene portato a Paola dopo qualche ora. Luca dorme come un sasso, ovviamente non si attacca al seno.

Che gli abbiano dato la temibile glucosata? Mi ero tanto raccomandata di no, come faccio a saperlo? Ma forse se glie l’hanno data serviva per davvero…

Oramai si va verso sera, Luca continua a dormire. L’ospedale prevede che le mamme possano tenere i bambini sempre con loro.

Eh, si, sono andata a partorire a 50 km da casa solo per avere questo benedetto rooming-in!

Passa un’infermiera e dice a Paola: “Signora, il bambino non le si attacca. Guardi che se questa notte il bambino ha fame, questo qui mi tiene sveglia tutta la stanza a suon di urli e noi siamo solo in due di turno. Non abbiamo mica tempo di starle dietro, sa! Se ce lo da, lo portiamo al nido che là ci sono le puericultrici, sanno loro cosa fare”.

Panico! Cosa faccio? L’infermiera è stata convincente con la sua fermezza, Luca non si attacca, magari poi ha fame e io non sono in grado di dargli da mangiare e lo faccio morire di fame… però ho letto che il contatto con la mamma è importante e poi chissà cosa gli daranno giù al nido…

Alla fine Paola si lascia convincere, pensa che almeno si farà una dormita e così quando tornerà a casa sarà piena di energia.

Dormire… si, una parola! Come fai a dormire sapendo che il tuo bambino che non ha nemmeno un giorno è al piano di sotto, in una culletta, da solo, in mezzo a sconosciuti?

Paola passa la notte con l’orecchio appiccicato sulla porta del nido (eh, si, perchè il nido di notte non è accessibile ai genitori! Tuo figlio di fatto è sotto sequestro…). Teme che ogni vagito sia quello del suo Luca. Per tre volte suona alla porta del nido per sapere come va, se magari è sveglio vorrebbe provare ad attaccarlo al seno. Le prime due volte l’infermiera in modo spiccio le dice che va tutto bene, la terza le sbatte praticamente la porta in faccia. E Paola, tra la stanchezza, i sensi di colpa e gli ormoni che iniziano a ballare il valzer, va in crisi e piange a dirotto.

Per fortuna arriva presto il mattino, così le riportano il suo Luca e arriva anche il neopapà, Marco. Per tutta mattina Luca dorme

Ma cosa diavolo gli hanno dato questa notte?

Poi nel pomeriggio, arriva la fame. Quella grande! Luca si attacca voracemente, ma si attacca male perché, anche se Paola non lo sa con assoluta certezza, la prima cosa che ha ciucciato è un biberon di acqua e zucchero. E poi ha talmente fame che si attacca come può. Nessuno passa a controllare Paola e Luca, per cui Paola per tutto il pomeriggio tiene Luca al seno, con un attacco al seno doloroso e in una posizione scomodissima (si, proprio quelle posizioni innaturali che ha visto su tante riviste… forse erano posizioni buone solo per le pubblicita?). E di latte nemmeno l’ombra, mentre le vicine di letto sprizzano latte anche dalle orecchie. Per cui Paola, con spirito di abnegazione, continua a testa bassa sulla sua strada. Il risultato è garantito: a sera ci sono le ragadi!

Ma come, sapevo tutto di allattamento e mi vengono le ragadi? Forse il mio capezzolo è fatto male?

Passa un’ostetrica e dice “Eh, si, con quei capezzoli là non si riesce mica ad allattare, sa?”.

E cosa vuol dire? Non mi sono mai accorta di avere dei capezzoli strani, e Marco pensa che siano perfetti! Ma perché non mi spiega cosa dovrei fare?

Fortunatamente nel pomeriggio Marco, gironzolando per il reparto, ha individuato un’ostetrica che “sa”. Vede che è paziente, spiega tutto alle mamme e non le lascia fino a quando tutto non è a posto. Marco si apposta e la porta quasi di peso da Paola. Finalmente la luce alla fine del tunnel! Luca si attacca bene al seno, Paola non ha più dolori e ha trovato una posizione confortevole per allattare. Ok, il peggio è passato.

E invece. L’infermiera del turno di notte è la stessa del giorno prima e in una maniera o nell’altra convince nuovamente Paola a lasciare Luca al nido per la notte. Nel frattempo arriva la montata lattea, ma Luca è al piano di sotto e il seno si riempie sempre di più… Dalla terza scarsa a cui era abituata, diventata una quarta piena in gravidanza, ora si ritrova due masse enormi, non sa nemmeno come muoversi. Ma questo non glie lo aveva detto nessuno! Lei si era presa un costosissimo reggiseno da allattamento di due taglie di più, come consigliato dalla commessa del negozio, ma ora si rende conto che in quel reggiseno non risucirà mai ad entrare.

Finalmente a casa!

L’esperienza dell’ospedale l’ha delusa, pensava di andare in un “Tempio dell’Allattamento”, tante belle parole ma in concreto ne sanno meno di lei. Se non fosse stato per l’ostetrica che Marco ha catturato, chissà cosa sarebbe successo. Luca poppa di continuo, il seno si riesce a svuotare ed è un sollievo.

Bene, c’è stato qualche intoppo iniziale, capita, ma ora la strada è tutta in discesa.

Arrivano le prime visite di parenti e amici. Paola è convinta che anche gli altri la vedano con lo stesso alone mistico che si era prefigurata in gravidanza: la quintessenza della maternità! Lei è ora è “la” madre e sa cosa è meglio per il suo bambino. Invece è sotto il tiro incrociato dei consigliatori. Alle prime visite è imbarazzata ad allattare davanti agli altri, per cui ogni oretta si ritira in camera per allattare. Dalla camera sente comunque i commenti di madre, suocera, zie e vicine. “Ma non deve allattare così spesso, ai miei tempi allattavo dieci minuti per seno e con un intervallo di tre ore” “In questa maniera lo vizia, deve dargli da subito delle regole” “Perché non gli dà un bel biberon di camomilla così gli tiene le tre ore?” “Ma, sai, adesso la moda sull’allattamento va così” “Dov’è il ciuccio? Perché non gli da il ciuccio? Ai miei lo davo con il miele così stavano buoni”.

Paola vorebbe andare di là e tirar loro addosso qualcosa. Paola “sa”, ha letto tutto. Sa che è giusto come sta facendo lei. Ma perché gli altri non mi fanno i complimenti per quello che sto facendo? Perché non fanno altro che criticare?

Dopo un po’ di giorni si fa più coraggiosa e anche per accogliere i numerosi ospiti da degna padrona di casa, allatta in salotto davanti ai visitatori. La madre la prende in disparte e la rimprovera “Ma non ti vergogni? Allattare davanti allo zio Claudio? E’ anziano, insomma, un po’ di rispetto! Mi sembri una zingara…”. La madre invece non sa che zio Claudio, essendo anziano, è stato allattato fino ai due anni di età, e così i suoi numerosi fratelli e sorelle. Era normale che sua madre girasse per casa con una tetta fuori e un bimbo attaccato. E rivedere Paola che allatta gli ricorda sua madre e i suoi fratelli.

Le certezze di Paola si fanno sempre più fragili, comincia a vacillare. Tutti intorno a lei non fanno altro che smentirla. Anche Marco comincia a nutrire dei dubbi su Paola. Lei era partita sicura con un certo pensiero, ma ora tutti dicono il contrario… e se avessero ragione? Del resto madri, suocere, zie e vicine hanno allevato tanti figli, sapranno bene come funziona!

Paola e Marco confidano nella prima visita dal pediatra.

Tutti i medici sanno che è importantissimo allattare per la salute del bambino, lui sicuramente sarà un valido alleato!

Il pediatra è gentile, affabile, premuroso con Luca. Chiede come è alimentato il bambino e Paola con un sorriso smagliante dice “Ma ovviamente prende solo latte materno!”. Il pediatra distrattamente dice: “Bene, bene. Mi raccomando, allatti a richiesta, eh? Lo sa vero che deve allattare a richiesta! Ma aspetti almeno tre ore tra una poppata e l’altra, altrimenti al piccolo Luca potrebbero venire le coliche. Sa, il nuovo latte si sommerebbe nel pancino al latte in fase di digestione e questo crea meteorismo. Ah, se per caso lei non avesse abbastanza latte, usi questo latte qui che è buono, i dosaggi sono su questo foglietto”. E uscendo le consegna pure una valigetta promozionale di una marca di latte e pappette per bambini. Paola e Marco sono nel caos.

Cosa vuol dire allattare a richiesta ma aspettare tre ore? E se la richiesta arriva prima delle tre ore? Luca mangia ogni ora, al massimo due, come si fa? Al corso al consultorio l’ostetrica aveva detto che non andava bene allattare così… ma ne saprà più il medico dell’ostetrica, no? E perché mi ha già dato le indicazioni per il latte artificiale? Forse con la sua esperienza ha già capito, guardandomi, che il mio latte sparirà?

Paola è nella confusione più totale, per fortuna si ricorda che sua cugina Alessandra, quella che ha tre figli, ha allattato a lungo.

Forse lei saprà darmi una mano, mettere un po’ in ordine le mie idee.

Per fortuna è cosi: Alessandra la rassicura, le dice che lei sta seguendo la strada giusta e di non ascoltare gli altri.

Paola riparte con nuovo slancio. Luca è un gran poppatore, mangia spesso, cresce a meraviglia.

Il solito stuolo di madri, suocere, zie e vicine però non tollera che lei allatti “anche ogni ora”. “No, no, così non va bene, ai miei tempi si aspettavano le tre ore e quindi deve essere così”.

Allora tirano fuori la frase magica “Paola, così ti sfibri”.

Ma cosa vuol dire “sfibrarsi”? Sul dizionario medico è una patologia che non esiste!

E allora fioccano i consigli non richiesti (camomilla, ciuccio con o senza miele, lascialo piangere che fa polmoni…). Ma Paola sta benissimo, certo, è un po’ stanca perché di notte non si dorme molto, bisogna adattarsi ai nuovi ritmi. Ma se a lei sta bene così, agli altri cosa importa?

Un sospetto c’è… la corte di donne che circonda Paola è gelosa di lei, vorrebbero essere loro le nutrici di Luca. Pagherebbero oro pur di poter dare un biberon a Luca, le farebbe tornare in dietro ai bei tempi andati! E allora cercano in tutti i modi di prendere a picconate le certezze di Paola sull’allattamento.

Luca piange? “Ovvio, hai il latte cattivo. E’ sicuramente troppo pesante e gli fa male al pancino”. Luca ha “ancora” fame? “Beh, è evidente che se ha fame così spesso il tuo latte è troppo leggero, sarà acqua. Perché non gli dai un’aggiunta? Non ammazza mica nessuno sai? I miei figli sono venuti su benissimo con il latte artificiale!” “Fino a quando hai intenzione di andare avanti con questa storia dell’allattamento? Tanto dopo il terzo mese il latte è acqua, non capisco perché ti fissi tanto” “Luca ha quasi tre mesi, perché non gli dai un po’ di mela? Quando tu eri piccola il pediatra mi faceva dare la mela appena compiuti i due mesi. Non vorrai mica tirarlo su solo con il latte!” “Non gli dai un po’ d’acqua? Ma poverino, morirà di sete!”

Ma come, non avevi appena detto che il mio latte è acqua?

Per fortuna Paola ora ha la pellaccia dura e, dopo il disorientamento iniziale ,davanti a queste affermazioni, ci ride su. Ora si incontra con altre mamme, è un gruppo di sostegno all’allattamento. Sembra incredibile che per trovare qualcuno che ti supporti nell’allattamento bisogna trovarsi in gruppetti, nemmeno si trattasse di una società segreta. E scopre che la sua storia è identica a quella di tante altre mamme.

Ma come, se fin dalla gravidanza tutti mi dicevano che allattare è un diritto, che fa bene a me e al bambino, che è un obiettivo di primaria importanza per la salute pubblica.. come mai tutti, dal pediatra alla famosa vicina di casa, remano contro di me?

Paola capisce che la vecchia scuola, quella per cui il latte materno è solo un vizio per il bambino, è dura a morire. Sarà un problema culturale, sarà per gli interessi economici legati al latte artificiale, ma tant’è che è così.

Luca ha quattro mesi, arriva uno dei famosi “scatti di crescita” ai quali lei è già preparata. Luca poppa di più in questi giorni e ovviamente i lupi sono in agguato… “Signora, il suo latte non basta più. Ora cominciamo con lo svezzamento: prima pappa a pranzo, tra due settimane anche la cena”. Paola si è fatta furba e ribatte al pediatra “Mi risulta che l’OMS parli di allattamento esclusivo fino al sesto mese compiuto, e poi Luca non è pronto, non vede che non riesce ancora a stare seduto?” “Signora, l’OMS scrive queste cose per i bambini in Africa che non hanno altro da mangiare. Ma per fortuna da noi ci sono gli omogeneizzati, alimenti sicuri e perfettamente bilanciati e digeribili e….” A questo punto Paola non ascolta più e si ricorda di quella volta che ha dato un omogeneizzato di carne al gatto perché si era fatto male in bocca e non riusciva a masticare… il gatto ha annusato quella roba e l’ha guardata male, lasciando là l’omogeneizzato.

Paola, al contrario purtroppo di tante sue amiche, non si fa fregare. Aspetta che il suo bambino sia pronto per i cibi e infatti verso i sei mesi Luca tuffa le mani nel piatto dei genitori e così inizia a mangiarsi da solo dei bei pezzi di carota. L’allattamento prosegue indisturbato e piano piano Luca mangia sempre più cibo solido.

Il branco di lupi è allibito: “Ma come, ha cominciato con le pappe e prosegue ad allattare? Ma a cosa serve oramai? Si sa che quando si comincia con le pappe il latte della mamma non serve più! E’ ancora più inutile di prima!”

La frase che si sente dire più spesso è “Allatti ancora?”

Ma come, Luca è un cucciolo di otto mesi, non gattona nemmeno, cosa c’è di tanto strano? Cosa dovrei dargli allora? Ma è ovvio! “A voi da piccoli a otto mesi davo il latte vaccino, quello buono eh? Lo allungavo con un po’ d’acqua altrimenti non lo digerivate”

Se non lo digerivo forse un motivo c’era…

Luca poppa anche di notte, una o due volte, mica chissaché. A Paola non costa gran fatica, Luca dorme accanto a lei. Quando lui si sveglia, lei restando a letto scopre il seno, lui si attacca e si riaddormentano. E invece c’è chi spinge per farle dare un biberon di latte, di notte. Il dettaglio non trascurabile è che per dare un biberon bisogna alzarsi, prepararlo, scaldarlo. E nel frattempo probabilmente Luca piange perché ha fame.

E poi dicono che allattare al seno “sfibra”?

“Ma in questo modo potresti condividere con il papà questa esperienza…”

E perché mai? Forse qualcuno ha mai pensato di prendere a calci nello stomaco un uomo per “condividere con la compagna l’esperienza dei dolori mestruali”? O di fare chissà cos’altro per “condividere l’esperienza del parto”? Il papà è un papà, mica un mammo!

Ci avviciniamo verso il primo compleanno di Luca. Oramai Paola ha capito che qualunque cosa abbia lei o Luca viene attribuita all’allattamento! Dai brufoli sul naso alla pelle secca, se capita a Luca è colpa del latte di Paola, se capita a Paola è perché sta allattando Luca. Paola ci scherza su, lei è informata, se proprio ha dei dubbi si rivolge a una consulente per l’allattamento. Però sa bene che la maggior parte delle mamme cade in queste trappole e smette di allattare.

Luca compie un anno, alla festa di compleanno sono invitati parenti e amici. Lei ha le orecchie lunghe e sente i commenti alle spalle “Come, lo allatta ancora? E’ una fissata, tanto ora il suo latte è acqua, lo fa per egoismo” “Così il suo bambino non si staccherà mai da lei, avrà problemi piscologici, vedrai quando dovrà andare all’asilo!” “Io ho sentito dire che allattare i bambini maschi dopo l’anno li spinge a diventare omosessuali”. Lei si scambia un’occhiata con Marco e con Alessandra, la cugina con tre figli. Non riescono a trattenersi e scoppiano tutti e tre a ridere! Gli altri non sanno che Luca va al nido (Paola ha ripreso a lavorare), le maestre dicono che si è inserito benissimo è che un bambino molto socievole. Poi arrivano i consigli delle amiche, di quelle senza figli. “Devi riappropriarti del tuo corpo, della tua femminilità” “Così sei tanto mamma e poco donna”.

Ma cosa dicono? Una mamma è donna per definizione, mentre non è vero il contrario! E comunque Marco non ha mai avuto nulla da ridire, al limite è un problema nostro, della nostra coppia. Perché sono tutti così prodighi di consigli non richiesti, mentre se un pomeriggio ho bisogno che qualcuno mi tenga Luca per due ore perché vorrei andare dalla parrucchiera, spariscono tutti?

A questo punto, a meno di essere in un contesto amico, Paola preferisce passare sotto silenzio il fatto che “allatta ancora”. E’ stufa di vedere occhi stralunati, sentire consigli dati da perfetti estranei e commenti acidi alle spalle. Qualche settimana fa è andata dal dentista. In ingresso c’era un bel cartello che diceva di avvisare se si è in gravidanza o in allattamento. Informa immediatamente il dentista che sta allattando, lui chiede quanto ha il bambino. Paola dice “Luca ha 15 mesi”. Il dentista balza sulla sedia e dice “Cosa??? Devo chiedere a mia moglie, che è pediatra, se va bene allattare un bambino di 15 mesi”

Per fortuna nello studio lavorano due dentisti. La prossima volta andrò dall’altro: sua moglie fa l’impiegata in banca!

Paola ha allattato Luca fino a quando è andato bene a entrambi, incurante dei commenti degli altri.

Se Paola avrà un altro figlio sarà più preparata, metterà a tacere i cattivi consiglieri e magari la sua esperienza potrà essere di aiuto ad altre mamme. Ha capito che rispetto all’allattamento di certo le cose vanno meglio rispetto a trent’anni fa, ma di strada da fare ce n’è ancora parecchia!

Non è possibile che una mamma, per allattare il proprio figlio, debba lottare come una tigre e fare lo slalom tra mille trappole. Dovrebbe essere la normalità!

Ognuna delle mamme che conosco, leggendo questa storia inventata, magari penserà che io abbia interamente ripreso la sua storia. Non mi sono ispirata a una mamma in particolare: ognuno degli episodi narrati è accaduto a moltissime mamme, me compresa.

Spero che questo possa essere un aiuto alle future mamme, non tanto per spaventarle ma per metterle in guardia, e per sdrammatizzare un po’ la situazione quando dovranno vivere in prima persona tutto questo. Vedrete che poi ci riderete su anche voi!

Sara Cosano

Per saperne di più:

Un dono per tutta la vita di Carlos Gonzales – Il leone verde Edizioni

Tutte le mamme hanno il latte di Paola Negri – Il leone verde Edizioni

– Allattare, un gesto d’amore di Tiziana Catanzani e Paola Negri – Bonomi Editore

– Allattare.net di Maria Ersilia Armeni – Castelvecchi Editore

Chi può aiutarti:

Le tre figure principali nel sostegno alle mamme che allattano sono:

Consulenti professionali in Allattamento Materno (IBCLC): professionisti sanitari specializzati nella gestione clinica dell’allattamento al seno.

La Leche League: associazione a livello mondiale con più di 50 anni di storia che aiuta le donne tramite consulenti che sono mamme con esperienza di allattamento al seno.

Peer counsellors (consulenti alla pari): mamme che aiutano altre mamme nei gruppi di auto-aiuto.

Potete trovare I contatti nell’articolo Vuoi allattare? Ecco chi ti aiuta…



Potrebbero interessarti anche