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federica.mazzoli | Pedagogia

Non è mai troppo tardi…

13 Marzo 2010

bambini-scuolaSono stanca di leggere sui siti internet più disparati e di sentire con le mie stesse orecchie che “ormai” in V classe primaria non si può far niente per potenziare un sistema di lettura non ancora automatizzato. È quantomeno disarmante dire ad un genitore di un bimbo di soli 10 anni “mi spiace ma ormai è tardi per migliorare”….“ormai possiamo solo aiutarlo e tutelarlo, sia a scuola che in classe, con gli strumenti compensativi e dispensativi”.

Perché non è mai troppo tardi!

Perché, se è assolutamente vero che è fondamentale aiutare i nostri bambini con Disturbo Specifico dell’Apprendimento con strumenti e tecniche che possano garantire loro l’accesso alla conoscenza ed il diritto allo studio, è altrettanto importante dar sempre loro la possibilità di migliorare.

Come ho più volte sottolineato in precedenti articoli, il potenziamento e l’aiuto viaggiano su due binari diversi ma paralleli, entrambi necessari (ma singolarmente non sufficienti) per migliorare la qualità di vita del nostro bambino. Entrambi percorribili senza limiti di età.

Quante volte in clinica vediamo ragazzi di 11, 12, 13 anni (se non di più) che per diverse ragioni non hanno mai ricevuto una diagnosi di DSA; quante volte giungono da noi genitori (preoccupati e spaesati) con una relazione in mano in cui è indicato che il proprio bambino è dislessico…punto; quante volte sentiamo lo stupore dei genitori quando indichiamo la possibilità di un potenziamento delle abilità sofferenti. Troppe volte.

Ho visto con i miei occhi i miglioramenti che training eseguiti con costanza e dedizione portano nella vita dei nostri ragazzi. I dati, estrapolati da Centri Clinici provenienti da diverse parti d’Italia, che utilizzano il trattamento integrato (Benso, 2004e 2008), confermano una realtà che noi viviamo quotidianamente.

È profondamente entusiasmante notare i movimenti ottenuti, anche in età adolescenziale (vedere anche Benso, 2010 in pubblicazione), misurando le sillabe al secondo pre e post trattamento e sentire i genitori (ed il ragazzo stesso) soddisfatto per i miglioramenti ottenuti in termini di concentrazione e profitto scolastico.

Per questo, perché so che se si lavora con pazienza, gradualità, motivazione, impegno i risultati si possono raggiungere, non riesco a rimanere inerme davanti a chi sostiene che ad una certa età le possibilità sono esaurite e non vale neanche la pena provare.

Ho constatato, prima da osservatrice quando muovevo i miei primi passi all’interno dell’Equipe del prof. Benso ed ora da collaboratrice che ha l’onore di lavorare con persone speciali , che non è mai detta l’ultima parola; che le possibilità di miglioramento si azzerano solo quando ci si arrende.

I miglioramenti sono diversificati per ogni caso, ma quello che conta è che molti raggiungono la velocità di lettura necessaria per essere autonomi nello studio (magari un po’ più lenti, ma autonomi per poter affrontare scuole superiori ed Università).

A tal proposito sento di dover ulteriormente precisare che la realtà in cui vivo non è esclusiva, esistono Clinici e Ricercatori che si battono per questo stesso obiettivo se pur con armi diverse, ottenendo gli stessi risultati. Non si fermano davanti ai “cori” ed alla “massa” che sostiene il contrario e “sottovoce” continuano, proprio come noi, a svolgere il proprio lavoro con passione e ferma convinzione.

La realtà che vede anche altri metodi ottenere miglioramenti consistenti rafforza l’idea che il dire “non c’è più niente da fare” sia veramente una “ triste” posizione di comodo (liste d’attesa che si accorciano, mancanza di training efficaci o altro…) senza nessun riscontro scientifico.

Teoricamente basterebbe anche un solo ragazzo che migliori per mettere in dubbio questa affermazione…

Per ritornare alla mia esperienza clinica voglio sottolineare che una delle parole d’ordine del nostro gruppo è cautela e prudenza. Non bisogna abbandonare il paziente ai soli strumenti dispensativi compensativi, ma nello stesso tempo nemmeno creare facili entusiasmi.

Non bisogna indurre a credere che il trattamento integrato (Benso, 2004) sia una pillola magica, è invece importante sottolineare che l’esito dei training dipende da molte variabili: la motivazione del singolo (questa sì, più difficile a volte da trovare nell’adolescente), la dedizione, la costanza e l’impegno profuso; la gradualità, i rinforzi da parte dell’entoruage, il coinvolgimento familiare; ed ancora, una metodologia corretta e strutturata che discenda direttamente dal metodo. Questi sono tutti ingredienti indispensabili per sviluppare le abilità deboli di lettura e rinforzare il Sistema Attentivo.

Pertanto, è impossibile rispondere con coscienza ed umiltà scientifica a quanti genitori ci chiedono, con speranza e aspettative, quanto e se i loro figli miglioreranno; perché una risposta certa non c’è, viste le numerose variabili in gioco (che comunque è fondamentale prendere in considerazione).

Noi rispondiamo proponendo un metodo che sappiamo essere efficace (dati scientifici alla mano) ed infondiamo fiducia perché siamo i primi a credere fermamente in quel che facciamo (rinforzati dai risultati); e perché, se così non fosse, siamo certi, i risultati non sarebbero così evidenti come in realtà sono…perché, possiamo dirlo con onestà intellettuale senza fanatismi e megalomanie, non è mai troppo tardi!

In questo articolo ho citato implicitamente il Centro Alassio Salute in cui opera una Equipe del Prof. Benso; ringrazio di cuore tutti i collaboratori che lavorano con passione e professionalità e che hanno contribuito inconsapevolmente alla creazione di ogni mio articolo; ed in particolare la Dott.ssa Sabrina Berriolo. Una persona eccezionale che mi ha insegnato (e mi insegna tuttora) molto, una collega ed un’amica veramente speciale.

Federica Mazzoli