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Alessandra Bortolotti | Genitorialità

Nascita e cure prossimali come inizio della capacità d’amare

24 Aprile 2010

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Personalmente sono d’accordo con ciò che ha affermato Braibanti (1): “L’istinto materno, come del resto l’istinto paterno, sono iscritti nel codice genetico però non si sviluppano nell’adulto se non vengono attivati.

L’attivazione dell’istinto materno può esserci solo nel momento altamente emotivo del parto, […] è in quel momento, che non è dato né da una filosofia né da una ragione psicologica, ma da una scarica di prolattina, che si attiva il potenziale istinto materno iscritto nel codice genetico”.

Cosa succede nel parto? Perché ha così tanto valore nell’attivare l’istinto materno? E per chi non ha avuto un parto fisiologico, cosa si può fare dopo la nascita del bambino?

L’approccio della psiconeuroendocrinologia della nascita (PNE) ci aiuta a capire cosa succede durante il travaglio e il parto. Ci permette, inoltre, di chiarire quanto conoscere e tutelare la fisiologia del “periodo primale” (definito da Odent (2) come quel periodo che va dal concepimento al primo anno di vita del bambino), possa favorire il naturale instaurarsi di una sana relazione fra madre e bambino.

Sempre Odent (3)ci fa notare come: “oggi la stragrande maggioranza delle madri umane accoglie il neonato senza essere impregnata di un cocktail complesso di ormoni dell’amore. È una situazione senza precedenti. Le domande che si pongono sono in termini di civiltà. Quale è l’avvenire della nostra specie se le prossime generazioni non riusciranno ad indurre un cambio di rotta nelle modalità della nascita?”

L’istinto materno così inteso va ad inserirsi in un contesto molto ampio che lo inquadra come comportamento adattivo da sostenere e valorizzare, considerandone anche gli effetti a lungo termine sul bambino e sulla sua conseguente capacità di amare se stesso e gli altri.

Ossitocina e attaccamento

Vediamo quindi, in cosa consiste questo cocktail di ormoni coinvolto nel parto. L’Ossitocina (OT) è un ormone ipotalamico che sovraintende alla conservazione della specie. I suoi effetti sono noti soprattutto a livello meccanico. È l’ormone che permette di contrarre l’utero ed è responsabile anche dei riflessi di eiezione del feto e del latte materno.

Ai più sono meno noti, invece, i suoi effetti sul comportamento, compreso il comportamento materno.

Il picco massimo di secrezione di questo ormone si ha nell’ora successiva al parto, la cosiddetta terza fase del parto, spesso ignorata come momento importantissimo per l’instaurarsi di un buon legame madre/bambino.

Subito dopo la nascita, avviene cioè un vero e proprio imprinting emozionale grazie alle secrezioni ormonali di entrambi, a patto che siano rispettati i reali bisogni di base della donna. Questi bisogni sono:

– Sentirsi al sicuro e protetta

– Silenzio

– Luce soffusa

– Non sentirsi osservata

– Non avere freddo

Gli stessi bisogni del concepimento…

L’ossitocina è definita anche come: ormone dell’amore, in quanto coinvolta in ogni atto d’amore che riguarda l’uomo; ormone dell’altruismo o prosociale, poiché si attiva quando c’è una relazione con l’altro; ormone timido, in quanto viene secreto in condizioni di intimità e di riservatezza. È, inoltre, secreta in seguito a stimoli non dolorosi che si producono per contatto intimo con altri esseri viventi.

Spesso quando un parto è piuttosto lungo ci si potrebbe domandare quali di questi bisogni potremmo non aver considerato a sufficienza.

Per quanto riguarda il dopo parto, in un importante articolo (4) le pediatre italiane Moschetti e Tortorella fanno notare come le cure prossimali, intese come tutte quelle modalità di accudimento che non separano madre e bambino e li fanno restare vicini da subito, quali allattamento al seno, dormire vicini, tenere il bimbo a stretto contatto e trasportarlo addosso con fasce e marsupi, provochino il rilascio e l’azione di ossitocina e promuovano il legame madre-bambino. Non c’è rischio di viziare i bambini se si compiono tali scelte di accudimento!

Invece, interventi che ne riducono l’azione come l’epidurale, il ritardo nell’inizio dell’allattamento e la separazione madre-bambino forzata, possono pregiudicare la formazione di un saldo legame madre-bambino.

L’ossitocina non è l’unico, ma è uno degli ormoni del parto che rappresentano insieme un vero e proprio cocktail che aiuta la fisiologia della nascita, vediamoli insieme:

– Ossitocina: ormone dell’amore

– Prolattina: ormone delle cure materne

– Endorfine naturali:sono oppiacei naturali che provocano l’inizio della dipendenza e l’inizio dell’attaccamento, l’effetto è a lungo termine cioè influenza tutta la vita del bambino e del legame con sua madre.

Gli ormoni sintetici NON hanno lo stesso effetto e interferiscono con la secrezione del cocktail ormonale naturale, perciò possono seriamente condizionare l’instaurarsi del legame di attaccamento madre-bambino con conseguenze anche a lungo termine.

Questi temi, a mio avviso, non sono sufficientemente trattati e tenuti in considerazione dalla maggior parte dei protocolli ospedalieri, perché si dà per scontato quando non lo è affatto, che le modalità di nascita siano fini a se stesse e che non abbiano ripercussioni sulla sfera affettiva e relazionale di quella coppia madre-bambino o che, tutt’al più, queste ripercussioni siano di modesta entità.

Oltre alle modalità della nascita, anche la storia personale della mamma e della sua famiglia di origine ha la sua importanza nella formazione del legame di attaccamento col bambino. Questi aspetti connotano ancora di più la gravidanza e il parto come eventi pregni di un potenziale trasformativo e creativo immenso per le donne, occasioni di crescita interiore dal valore inestimabile che ogni operatore della nascita non dovrebbe mai dare per scontati.

Come favorire l’istinto materno e la capacità d’amare?

Allora, cosa possiamo fare in pratica per cercare di aiutare le mamme in gravidanza e nel parto, ad attivare il proprio istinto materno e la capacità d’amare la loro creatura?

Da quanto discusso finora appare fondamentale:

– Riscoprire i bisogni di base della partoriente secondo un approccio fisiologico e non patologico.

– Riscoprire l’azione sul comportamento materno del cocktail ormonale secreto nel parto.

– Fornire alle donne assistenza individualizzata e non solo su base protocollare.

– Organizzare eventi di formazione affettiva dell’operatore della nascita che sappia cogliere così gli aspetti non solo fisici, ma i bisogni psicologici della partoriente.

– Rispettare l’importanza della prima ora dopo la nascita e la terza fase del parto, favorendo il contatto pelle a pelle e l’allattamento in sala parto.

Chi ha cercato di mettere in pratica questo tipo di assistenza alla nascita dimostra dati alla mano che è realmente vantaggioso sia a breve che a lungo termine.

Braibanti a Monticelli d’Ongina, Odent a Pithivers, Barbara Grandi a Poggibonsi e l’eclatante caso dell’Olanda (5) dove il 30% dei parti avviene a domicilio con la sola assistenza dell’ostetrica in condizioni di massima sicurezza, dimostrano come l’attenzione ai bisogni psicologici della donna durante il parto ne condizionino in maniera positiva lo svolgimento, riducendo il rischio perinatale sia per la mamma che per il bambino.

E allora perché in Italia tutto questo è ancora ai margini dell’informazione pubblica e della formazione degli psicologi e degli operatori della nascita?

In conclusione vediamo cosa hanno detto alcune mamme sulla loro esperienza di istinto materno e di parto:

Barbara

Il dopo parto è il periodo più difficile! Io in gravidanza non mi sono informata come fanno tante mamme perché mi sono lasciata trascinare dall’istinto e alla fine, gravidanza e parto sono stati proprio così.. ma appena nata la bimba andavo in crisi per i commenti degli altri e pensavo: “allora sbaglio tutto, non sono una brava mamma se agisco d’istinto”!!!

Penso che ciò che manda in crisi le mamme e il loro istinto siano la società (per il fatto che non ci dà la possibilità di stare coi nostri bimbi nei primi anni come in altri paesi), i protocolli ospedalieri, e i pediatri che non aiutano l’istinto delle mamme perché non le ascoltano…

Riet

Non avrei mai pensato di avere dei figli, proprio non sentivo l’istinto materno.. poi è nata lei ed ho capito cosa è: prima che nascesse mi domandavo cos’era l’amore, ora lo so. Proprio per quello che lei è, non per quello che fa.. e amo di più tutti, suo padre e tutti

Delia

Diventare madre mi ha dato l’occasione di sentire in profondità come mai nella vita. Perché o hai occasioni e incontri straordinari o non si sente così l’amore. Troppa informazione devia dal sentire! Confrontarmi con altre mamme mi ha dato l’occasione di dire: “Allora è giusto quello che sento! Sentiamo tutti la stessa cosa! Piangiamo, amiamo, siamo insicure e allo stesso tempo forti, è tutto normale!!!”

Erika

Ho l’impressione che molte mamme non dicano come stanno, che recitino un po’ la parte di quelle: “tutto bene, tutto meraviglioso” perché hanno paura di essere giudicate, di sembrare mamme senza istinto materno e che non amano i propri bambini.

L’istinto materno ti porta ad amare tuo figlio sempre, comunque e nonostante tutto e tutti, passando anche per una madre che vizia, quando in realtà ama, e subendo una valanga di consigli e critiche.

Con le mamme bisogna starci, ascoltarle, sostenerle, accoglierle, guardarle negli occhi trascorrerci del tempo. Anni di gruppi dopo parto con le famiglie mi hanno insegnato che noi “esperti” dobbiamo smetterla di giudicare ed etichettare le mamme con aggettivi che ne categorizzano l’esperienza.

La questione non è definire l’istinto materno in sé, come fosse una entità astratta, ma fornire alle famiglie spazi di condivisione e di espressione dei propri vissuti, per aiutare l’emergere delle competenze che ogni madre ha dentro di sé. Non serve fornire metodi uguali per tutti di accudimento dei bambini, ma piuttosto un’assistenza individualizzata e rispettosa dell’unicità delle persone in questione.

Proprio quelle mamme che hanno vissuto un’esperienza di parto difficile e stentano ad entrare in relazione col bambino, possono così trovare luoghi, esperti e persone come loro, con cui condividere dubbi e incertezze, dando a sé e al bambino una nuova possibilità di conoscersi reciprocamente.

Cosa ci hanno voluto dire queste mamme? Mi pare che dichiarino come alle donne non servano soltanto esperti, teorie e libri, ma sia utile credere in sé e sentirsi ascoltate, competenti e capaci.

Parliamo tanto di affettività, di codici affettivi e di emozioni ma spesso non puntiamo sulla formazione affettiva degli operatori e non sempre le mettiamo in pratica nei protocolli e nell’assistenza individualizzata:

Manca una cultura degli affetti!

Questa potrebbe aiutare, a mio parere, l’istinto materno e la capacità d’amare..

Alessandra Bortolotti

Bibliografia

1. Braibanti L. (1993), Parto e Nascita senza violenza, Red Edizioni, Novara.

2. Odent M. (2007), Psiconeuroendocrinologia della nascita. Firenze: Scuola Elementale di Arte Ostetrica.

3. Odent M. (2008), La scientificazione dell’amore, Apogeo, Milano.

4. Moschetti A., Tortorella, M.L., “Ossitocina e attaccamento” Quaderni acp 2007; 14(6): 254-260.

5. Un recentissimo studio pubblicato sul British Journal of Obstetrics and Gynaecology, afferma che per le donne incinte, a cui non è stato diagnosticato un parto a rischio, il parto in casa programmato è sicuro quanto il ricovero in ospedale. È la conclusione a cui è giunta una ricerca olandese che ha confrontato 530 mila nascite in casa e in ospedale in un lasso di tempo di 7 anni. Fonte: press text.austria.