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federica.mazzoli | Pedagogia

Comprensione del testo scritto ed “Intelligenza”

15 Maggio 2010

bambina-dislessiaPoco più di una settimana fa ho restituito ad una famiglia i risultati della valutazione neuropsicologica condotta sulla figlia di 8 anni. Come generalmente accade, la prima informazione che comunico riguarda il sistema intellettivo; questo perché uno dei criteri di esclusione per formulare una diagnosi di Disturbo Specifico d’Apprendimento, secondo le linee guida nazionali, è un “Quoziente Intellettivo” nella norma. Affermo pertanto (misure alla mano) che la piccola ha un’intelligenza perfettamente nella norma; i genitori mi guardano sollevati e mi chiedono: <>.

Questo episodio offre lo spunto per parlare di un tema che mi sta profondamente a cuore e che ritengo giusto condividere con voi: una difficoltà nella comprensione del testo è sempre sinonimo di scarse “doti intellettive”?

La risposta inequivocabile a questa domanda è NO.

La comprensione del testo scritto è frutto di diverse abilità che interagiscono e si influenzano reciprocamente.

a) Un bambino può non comprendere il testo perché la sua memoria di lavoro non gli consente di tenere a mente le informazioni; pertanto, nel procedere nella lettura tenderà a dimenticare ciò che ha appena letto.

b) La stessa difficoltà può essere ascritta ad una debolezza del Sistema Esecutivo; è infatti ormai noto che un forte indice per la comprensione del testo, oltre alla velocità di lettura, è la capacità di inibire i distrattori (Daneman e Carpenter, 1980; 1983; Pazzaglia, Palladino, de Beni, 2000); quei dettagli irrilevanti che catturano involontariamente l’attenzione dei nostri ragazzi deviandoli dal significato del brano.

c) Una corretta decodifica del materiale scritto è una condizione fondamentale affinché si acceda alla comprensione del testo. Infatti, un bambino con difficoltà di lettura dovrà già investire le sue risorse nella decodifica lasciandone poche per cogliere il significato di quanto legge. Ricordo, infatti, che le risorse fornite dal Sistema Esecutivo sono a capacità limitata!

d) I bambini con difficoltà attentive (soggiacenti ad ogni disturbo dell’apprendimento come è stato ampiamente esposto nei lavori precedenti) avranno inoltre meno “energie” disponibili da spendere nei compiti e queste stesse potrebbero esaurirsi presto.

e) Infine, un bambino può avere scarse abilità meta cognitive ed inferenziali o un metodo di studio non efficace che non gli permette di capire quanto legge.

Ancora una volta quanto espresso mostra come sia impossibile classificare sotto uno stesso “nome” difficoltà che possono essere ascritte a molteplici cause; non lasciamoci indurre in scorciatoie facili da perseguire ma pericolose se il nostro interesse è il benessere del nostro bambino.

Risulta chiaro che tutti i diversi fattori sopracitati nulla hanno a che fare con l’integrità del sistema intellettivo. Evitiamo quindi conclusioni semplicistiche e superficiali, ma cerchiamo di andare a fondo alle difficoltà senza fermarci alla valutazione dell’apparenza.

Federica Mazzoli