Potenziali consumatori già in culla

Nascono consumatori. Secondo l’inchiesta del Center for a New American Dream, citata da Benjamin R. Barber, professore di Civil Society nell’Università del Maryland e tra i fondatori di Democracy collaborative, nel suo saggio Consumati. Da cittadini a clienti, «si può indurre la fedeltà alla marca già nei bambini di due anni». La strada è aperta: «Al momento di andare a scuola, la maggior parte dei bambini è in grado di riconoscere centinaia di marchi».

L’imperativo è diventato inventare bisogni e quindi consumi, non produrre merci. Il «sistema» ricorre a qualsiasi mezzo per raggiungere il traguardo, fondamentale per la sua prosperità, compresa la corruzione: la «corruzione» che induce l’uomo adulto consumatore, dopo il bambino consumatore invecchiato precocemente davanti al biberon, a deviare dalle proprie responsabilità pur di non lasciarsi alle spalle alcuno dei consumi possibili, anzi di recuperare quelli smarriti negli anni.

Barber scrive di infantilizzazione… È l’estensione dell’età delle compere, prima fissata entro i limiti di una maturità cui corrispondevano obblighi e lavoro. È lo scavalcamento delle stagioni naturali della vita, per cui una bambina di dieci anni si traveste da vamp biondo platino e la madre di quaranta indossa le maschere della teen-ager. È un mondo così, dove ogni luogo può essere un centro commerciale.

Fonte: Unità.it

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