Scuola: mamme e bimbi in difesa di “Tempo Lineare”


Dieci anni fa Patrizia Pasquini, laureata a Londra in “Studi Osservativi” e specializzata in psicoterapia, ha trasformato quella struttura abbandonata in una scuola molto “speciale”, che adesso si trova a combattere per sopravvivere alla burocrazia e alla diffidenza del nuovo governo cittadino.

“Io in questa scuola ci sono approdata con la mia bambina in un momento molto drammatico”, racconta Antonietta: “Giulia aveva subito alcuni traumi alla nascita ed era stata messa in incubatrice senza che io potessi seguirla, io ero affetta da una grave psicosi, una cosa molto brutta, non riconosci più nessuno, non hai la nozione di spazio/tempo, non controlli le funzioni fisiologiche. La dottoressa Pasquini ci ha aiutato a ricucire la nostra relazione, insegnandomi a osservare la bimba e a capire i suoi bisogni e vedendo i suoi progressi, ho iniziato anche io un percorso terapeutico che mi ha permesso di uscire dal buio totale: è abbastanza per far capire quanto vale una scuola del genere?”.

“Dicono che vogliono verificare cosa si fa qui dentro, e questo non ci fa paura, il problema è che cosa intendano fare poi di una cosa che funziona, noi siamo qui a testimoniarlo”, rivendica Michela, 39 anni, libera professionista, mamma di Violetta, e di Angelica, 4 anni, e di Giovanni, il bebé che tiene in braccio. Anche lui, da pochi giorni, alunno di Tempo lineare. “Per me che sono arrivata a Roma, senza genitori, senza nessuno su cui fare affidamento, Tempo lineare è stato fondamentale”. Un posto dove “imparare a conoscere meglio il proprio bambino” e dove “sperimentare la solidarietà tra mamme”.

La cosa – spiega – funziona così: le mamme e/o i papà vanno a scuola, due mattine a settimana, finché i loro figli non raggiungono i tre anni, l’età della separazione, passaggio a cui, a Tempo lineare, si arriva per gradi. “C’è tutto un gioco di stanze, una scatola in cui vengono messi dei materiali simbolici con cui i bambini lavorano e elaborano il distacco dalla madre”.

Una cosa molto bella: “E non è vero che sia da privilegiati, nella nostra scuola c’è di tutto, mamme professioniste, che si prendono del tempo per seguire i loro figli, mamme che stanno a casa, mamme che chiedono permessi dal lavoro: seguire così i propri figli è una scelta”. Non necessariamente dettata da problemi. “Qualsiasi mamma che si ritrova sola con questi esserini ha bisogno di sostegno”.

“La solitudine delle donne è il punto”, spiega Patrizia Pasquini: “Alle donne si dice: fai un figlio e poi lascialo lì e questo crea una fragilità nell’identità del genitore che noi invece proviamo a rafforzare, nelle mamme e anche nei papà”.

“Ma noi vogliamo valorizzare la vostra esperienza, solo che chi ci dice cosa si fa veramente là dentro? Per questo dobbiamo valutare, conoscere, verificare”, prova a rassicurare il presidente della commissione Scuola del Comune di Roma, Gazzellone, intervenuto in piazza Santa Maria Liberatrice, dove le famiglie che si affidano a Tempo Lineare hanno organizzato una piccola manifestazione di protesta per salvaguardare il futuro della scula dei loro figli.

Alla fine Gazzellone promette che la sperimentazione non verrà cancellata ma “valutata” e “istituzionalizzata”. Tuttavia le mamme e i papà non sanno se fidarsi: “Nonostante dieci anni di monitoraggio e sperimentazione, gli ultimi due anni li abbiamo vissuti con molta ansia”, racconta Laura Loi, mamma di Matteo, che dall’asilo “normale” è scappata: “Sono le classi di trenta bambini con una sola insegnante che dovrebbero fare paura, quelle in cui i bambini difficili vengono lasciati indietro perché non c’è la possibilità di seguirli, non la nostra scuola, dove si lavora, con tutta calma, sulla relazione tra mamma e figlio”.

Laura, che di mestiere fa il clown dottore, coltiva un sogno: “Che tutte le scuole diventino come la nostra”.

Fonte: L’Unità.it

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