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federica.mazzoli | Pedagogia

Bambini e QI…questo mostro sconosciuto…

19 Giugno 2010

bambina-dislessiaQuesto articolo nasce dalla volontà di sgomberare il campo (ancora una volta) dalle spurie classificazioni diagnostiche che come macigni possono, alle volte, cadere sulla testa dei nostri bambini e delle loro famiglie.

Una valutazione diagnostica, a nostro avviso, dovrebbe porsi come obiettivo quello di evidenziare i punti di forza e di debolezza che caratterizzano ogni essere umano e che lo differenziano da ogni altro. Il nostro compito è quello di valutare attentamente ogni singolo dato, emerso dall’indagine neuropsicologica, “leggendolo” all’interno di una visione più globale, entro la quale ogni numero assume un significato.

Escludiamo pertanto le interpretazioni e le opinioni personali che nascono da punti di vista soggettivi ma abbracciamo un rigore scientifico che ci permette di documentare, risultati alla mano, quanto diciamo o scriviamo nelle relazioni.

Ovviamente una valutazione neuropsicologica non è esente da rischi; essi possono emergere, come mine vaganti, quando vogliamo misurare il Quoziente Intellettivo (QI).

Intanto partiamo col precisare che attualmente non vi è una definizione condivisa che connoti l’Intelligenza; non mi dilungherò in questo momento a descrivere le molteplici teorie che si sono succedute nel tempo perché è sufficiente girare in rete o aprire un manuale di psicologia generale per rendersene conto.

Se attualmente non sappiamo con certezza cosa sia l’“Intelligenza” misurarla con un test può essere quantomeno “pericoloso”. Ma le linee guida internazionali richiedono, tra altri criteri, di escludere il ritardo mentale per diagnosticare un disturbo specifico dell’apprendimento, pertanto è prassi clinica procedere con la valutazione del Quoziente Intellettivo.

Nella nostra quotidianità abbiamo scelto di comportarci con il punteggio del QI come ci approcciamo ad ogni altro risultato: lo inseriamo nel contesto della valutazione senza classificare un ritardo esclusivamente sulla base del punteggio finale che lo connota.

Ad esempio, di fronte ad un Quoziente Intellettivo lievemente sotto la norma, non applichiamo immediatamente una mera etichetta diagnostica, ma consideriamo i risultati ad ogni prova e sottoprova somministrata, procedendo con una descrizione più operativa. Inseriamo il dato singolo all’interno della valutazione con la consapevolezza che la capacità di astrazione, di controllo e di pianificazione sono importanti componenti del Sistema Intellettivo che vanno considerati al di là del punteggio globale che definisce il QI.

Una descrizione neuropsicologica funzionale eviterà quindi l’etichetta diagnostica (utile per una certificazione, ma inconcludente stereotipo che diviene un principio esplicativo tautologico) e suggerirà alcune linee di intervento e di stimolazione.

Nella nostra pratica clinica abbiamo visto spesso casi etichettati (o etichettabili) come ritardi mentali migliorare notevolmente al re-test se opportunamente stimolati. Un bambino il cui QI passa da 70 (ritardo mentale lieve) a 90 (nella norma), dopo alcuni mesi di trattamento con training cognitivi adeguati e tarati sul singolo, non significa che è diventato più intelligente ma è aumentata la sua capacità di rimanere sul compito; ciò migliora la sua prestazione ai test psicometrici. La performance diventa pertanto rappresentativa delle sue reali abilità, celate precedentemente da un Sistema Esecutivo (Baddley, 1986) debole.

Quanto espresso suggerisce che, prima di procedere con una classificazione definitiva, sarà bene valutare il profilo funzionale nel suo complesso, stimolare le abilità sofferenti e monitorarne l’andamento per cogliere gli eventuali progressi.

Con questo articolo non vorrei creare false aspettative ma sottolineare l’importanza di considerare ogni bambino come un mondo a parte con le proprie peculiarità a prescindere dalle etichette che possono diventare il lascia passare per stereotipi negativi e ghettizzazioni.

Il nostro dovere è migliorare la qualità di vita dei nostri piccoli (e grandi); solo una visione globale, approfondita, scientifica (frutto di un’indagine cognitivo-funzionale) permette di perseguire questo obiettivo.

Federica Mazzoli