Allattamento al seno. Diossina nel latte materno: vero allarme?

In questi giorni è giunto un nuovo allarme: secondo alcuni controlli su madri campane il latte materno risulterebbe contaminato dalla diossina. In altre occasioni si sono sentite queste tristi notizie. Purtroppo essere a contatto con la diossina non è un bene per nessuno e queste contaminazioni andrebbero combattute alla radice, ben più grave sarebbe infatti la contaminazione in utero.

Nel caso del latte materno la componente emotiva di solito prevale “dò a mio figlio un latte contaminato”, che fare? In realtà, come dice Carlos Gonzales nel suo libro “Un dono per tutta la vita” “il latte materno riflette la contaminazione del tessuto grasso e offre una maniera molto più semplice di calcolare il livello di contaminazione di una determinata popolazione. Per questo motivo sono state realizzate in tutto il mondo dozzine di studi sui contaminanti nel latte materno: è un semplice marcatore epidemiologico, un modo di sapere come si sviluppa il problema della contaminazione in un paese. A meno che la madre non sia stata esposta a qualche contaminazione accidentale di massa, i suoi livelli di contaminanti riflettono semplicemente l’esposizione di qualsiasi persona della sua età nella sua stessa comunità. Se vostro figlio respira la stessa aria, mangia lo stesso cibo e beve la stessa acqua, alla vostra età sarà contaminato esattamente quanto voi. L’aver ricevuto in più una piccola quantità di contaminanti che immagazzinava la madre aumenterà solo di poco i suoi livelli. L’unico modo di diminuire la contaminazione dei nostri figli è lottare perché il nostro ambiente sia meno contaminato. L’ingerimento di acqua contaminata da nitrati non aumenta la contaminazione di nitrati nel latte materno. Invece, il lattante corre davvero un grosso rischio se gli viene preparato un biberon con la stessa acqua contaminata”.

Della stessa opinione è Adriano Cattaneo, epidemiologo presso il Centro Salute del Bambino di Trieste che spiega questo aspetto con un esempio: prendiamo due neonati nati nello stesso posto, da madri con lo stesso livello di diossina nel sangue, e quindi passata anche via placenta e nel latte materno. Se uno dei due bimbi è allattato al seno e l’altro no, a distanza di un paio d’anni sta meglio il bimbo allattato al seno, nel senso che recupera almeno in parte quello che ha eventualmente perso di sviluppo neurologico per l’esposizione alla diossina in utero, mentre il bimbo non allattato al seno purtroppo non recupera.

La diossina fa male ai neonati soprattutto prima che nascano,

passando attraverso la placenta. Quindi, per salvaguardare i neonati, bisogna prima occuparsi di salvaguardare le donne in gravidanza. Facciamo questo, per prima cosa.

Approfondimenti:

www.movimentoconsumatori.it


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