Il parto in casa è solo per i vip?


L’atto più naturale nella vita di una donna – mettere al mondo suo figlio – meriterebbe almeno la possibilità di scegliere se farlo nelle intime mura della propria casa.

Partorire a domicilio una volta era la regola. Oggi i motivi che rendono tanto “impopolare” una scelta invece così “ovvia” sono tanti: scarsa informazione sull’argomento, paura, spesso ingiustificata, di non avere la giusta assistenza e mettere a rischio la propria vita e quella del bambino, e soprattutto limiti legali.

Partorire in casa infatti, pur essendo considerato un diritto (non c’è alcun tipo di divieto al riguardo) non é formalmente regolato In Italia (a parte qualche eccezione) da nessuna legge e quindi non é previsto alcun rimborso. Questo trasforma una pratica assolutamente naturale in una specie di moda per poche priviligiate.

In Italia i parti a domicilio sono tra i mille e i 1.500 l’anno (circa lo 0,1% del totale) contro il 40% dei parti cesarei (l’Organizzazione Mondiale della Sanità ne raccomanderebbe solo il 10-15%). Nella lista delle mamme d’Italia che scelgono di partorire a domicilio, la Sicilia é fanalino di coda mentre l’Emilia Romagna è prima. Questo dipende certamente dal fatto che questa regione, assieme a Marche e Piemonte e alla provincia di Trento e Bolzano, prevede garanzie economiche per le donne in dolce attesa.

Il dato fa riflettere: è chiaro che una legge – la cui proposta è perennemente in fase di bozza o proposta – sbloccherebbe molto una situazione abbastanza surreale. La cronaca d’altronde racconta di tantissime mamme famose (Cindy Crawford, Pamela Anderson, Demi Moore, Elle McPherson, Nelly Furtado, Meryl Streep, Gisele Bundchen, ecc.) che soprattutto negli USA, scelgono di partorire in casa con l’assistenza di un’ostetrica. Perchè è più sano, più intimo e per alcuni versi perfino più sicuro.

Ma nel 2010 sarebbe bello se qualsiasi mamma – e non solo le mamme privilegiate – potesse decidere di partorire in casa essendo tutelata da una legge che oltre a garantire le spese, riconosca anche il valore morale e culturale di un atto tanto naturale.

La richiesta di assistenza al parto in casa va effettuata entro la 28esima settimana di attesa, per dare modo alla futura mamma di conoscere bene l’ostetrica che l’assisterà e di essere seguita negli ultimi mesi della gravidanza. E’ fondamentale rivolgersi a ostetriche con un’esperienza specifica nel parto a domicilio. Esistono alcune associazioni di ostetriche come Nascere a casa.it dove è possibile entrare in contatto con personale competente.

Il parto in casa è consigliato però solo per gestanti “a basso rischio”, senza disturbi particolari e con una gravidanza che procede in modo fisiologico. I requisiti richiesti sono:

– che il parto avvenga tra la 38° e la 42° settimana di gestazione

– che il bambino abbia un peso compreso tra i 2,6 e i 4,2 chilogrammi e in posizione cefalica e non podalica

– che il luogo in cui avviene il parto non disti più di mezz’ora da un ospedale dotato di reparto maternità

Le donne che scelgono di partorire in casa lo fanno perchè aumenta la sensazione di intimità, si elimina la componente fredda e distaccata che spesso si avverte negli ospedali e si stabilisce da subito un maggior contatto con il neonato.

Per saperne di più, vai alla sezione Parto in casa: perché no?

Potrebbe interessarti anche