Bambini in tv come scimmiette ammaestrate

Bambini in TV. L’altro giorno ero al supermercato. Mi metto in fila alla cassa, quando dietro di me, all’altezza dei fianchi, sento una vocettina: “Mammina, c’è una vecchia befana fuori dalla porta”.

Fuori, per inciso, c’era un banchetto con una anziana volontaria della Croce Rossa. Mi giro: si tratta d’una bimba di più o meno cinque anni vestita come una quattordicenne. In particolare mi stupisce la magliettina, un toppino bianco con una scritta brillantinosa rosa shocking: “Born to be sexy”.

Alzo lo sguardo ed incontro quello di mammina, la tipica trentacinquenne snob con l’espressione da “ho-un-marito-ricco-e posso-permettermi-di-essere-una-cafona”. Mi fa un sorrisetto sciocco e dice alla pargoletta: “Ma tesoro, cosa dici? Dove le hai imparate certe parole? E se fosse la mamma di questo signore? (e indica me)”.

Eccerto, non sia mai che sia colpa tua e che le abbia sentite da te, certe parole. La bimba mi guarda e diventa viola, biascica qualcosa – ma non si scusa – e poi torna a parlare con mammina di non so cosa.

Ebbene, v’assicuro che avrei preferito che a diventare viola fosse stata mammina, che insegna ad essere cafona alla figlioletta, trattandola come una mera estensione di sé, salvo poi fare magrissime figure (ma dando la colpa a chiunque tranne che a se stessa, ovviamente).

Ora, alcune persone, in giro per la rete hanno contestato l’abbigliamento di Laura Torrisi – intervenuta alla trasmissione di Paolo Bonolis “Chi ha incastrato Peter Pan?” – chiedendosi se fosse consono ad un programma per bambini.

Che dire? Se ne può discutere, ma la questione rischia d’essere poco rilevante, e per un motivo molto semplice: Chi ha incastrato Peter Pan?, per me, non è un programma per bambini, ma un prodotto indirizzato agli adulti in cui sono coinvolti i bambini.

La prima edizione, anni fa, era più genuina (o almeno, io la percepivo come tale). Adesso, invece, sembra tutto predisposto, tutto già pronto. Si cerca di dare al pubblico ciò che vuole, naturalmente, e se il pubblico si sganascia dalle risate sentendo i piccoli che pongono domande imbarazzanti ai grandi, si andrà in quella direzione, facendo dire a bambini di quattro/cinque anni cose che magari non sanno neanche cosa significhino.

La medesima perdita d’innocenza, volendo, possiamo ritrovarla in programmi come Io Canto o Ti lascio una canzone, dove i bambini sembrano muoversi come piccole scimmie ammaestrate per il sollazzo degli adulti. Vedo questi scriccioli che impugnano il microfono e si muovono come attori consumati, esibendosi in brani maturi come “Almeno tu nell’universo” o “La voce del silenzio”: bravissimi, per carità, però… boh, mi pare innaturale.

Cantano d’amori perduti, di tragedie e di tradimenti, senza magari rendersi conto di cosa stanno cantando. Oh, capiamoci bene: dico solo che potrebbero fargli cantare cose più adatte alla loro età, a ‘sti piccoletti. Se a sei anni intonassero Cristina D’Avena invece che Mia Martini, non so, mi sentirei meglio.

Fonte: Telodicoio.blogsfere.it

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