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federica.mazzoli | Pedagogia

Dislessia: come cogliere e prevenire in età pre-scolare futuri disturbi specifici dell’apprendimento

12 Ottobre 2010

dislessia cogliere e prevenire disturbi di apprendimentoAbbiamo ripetuto e condiviso l’opinione secondo cui non esistono due bambini uguali, analogamente risulta ormai chiaro che non è possibile trovare due bambini “affetti da dislessia” (disturbo specifico della lettura) con lo stesso profilo cognitivo e con le stesse reazioni emotive alla propria difficoltà.

È logica conseguenza che l’etichetta stessa assegnata, da me volutamente virgolettata, è quanto meno inutile per capire l’entità del disturbo. Valutare i diversi tipi di attenzione, le abilità visuo-percettive, linguistiche e le memorie permette di conoscere i suoi punti di debolezza e di forza e di programmare un protocollo abilitativo ad hoc che varierà in base all’evoluzione di ogni singolo quadro clinico.

Questa premessa è fondamentale per comprendere ed affrontare efficacemente le difficoltà dei bimbi sin dalla scuola dell’infanzia perché la padronanza o meno dei prerequisiti può indurre interrogativi e dubbi nel genitore e nell’insegnante attento e formato.

Come il prof. Benso sostiene nel suo ultimo lavoro (Benso, 2010) esistono dei “marker” che dovrebbero far suonare un campanello d’allarme nei genitori di un bambino nell’ultimo anno di scuola dell’infanzia o nei primi mesi della scuola primaria.

Prima di vederli insieme è bene evidenziare due aspetti: primo, tali indici non sono tutti necessariamente presenti in ogni bimbo; secondo, rappresentano informazioni generali entro le quali muoversi senza allarmismo ma con un corretto piglio interrogativo.

1) Difficoltà nel fondere o nel segmentare una parola (meta fonologia), nel seguire un ritmo e le rime.

2) Ad una prima valutazione sembra che il nostro piccolo non riconosca i colori, ma osservando più approfonditamente notiamo che distingue i colori ma non ne ricorda il nome. Non ha le risorse attentive necessarie per formare in memoria le associazioni tra colore ed etichetta nominale; pertanto sarà per lui difficile far corrispondere ad un segno grafico il suono corrispondente, abilità richiesta nella lettura.

3) Ha difficoltà, rispetto ai pari età, nell’utilizzare la matita, nel copiare figure semplici, nel colorare rispettando i margini (motricità fine).

4) Non riesce ad orientarsi efficacemente nel tempo e nello spazio.

5)Il sistema di controllo e di autoregolazione è poco sviluppato rispetto all’età; il bambino non riesce ad arginare l’emotività e a contenere gli impulsi. Non resiste a lungo su un gioco o su un compito ed è sovente catturato da distrattori che interrompono l’esecuzione dell’attività; viceversa alle volte può non riuscire a staccarsi da un certo tipo di gioco ripetitivo e poco complesso.

6) Difficoltà nel bricolage fine (uso delle forbici per ritagliare pezzi piccoli, avvitare bulloni).

7) L’attività fisica risulta inoltre spesso poco fluida se non goffa.

E’ sempre bene rimarcare che i bambini di 4, 5, 6 anni hanno il sistema esecutivo in formazione e quindi tendenzialmente tutti mostrano debolezze in tal senso; è importante quindi valutare sempre il proprio figlio paragonando la sua prestazione con il comportamento manifesto dei pari età (tratto da Benso, 2010).

Inoltre sottolineo, riprendendo il discorso di apertura, che nessun bimbo è uguale ad un altro quindi ognuno mostrerà debolezze diverse sia nel contenuto sia nel grado di difficoltà reale.

Una diagnosi neuropsicologica cognitivo funzionale permetterà di valutare e di misurare oggettivamente i “dubbi” che possono insorgere in voi genitori; offrirà inoltre la possibilità di intervenire sulle abilità carenti potenziandole senza mai tralasciare gli aspetti attentivi che andranno sempre stimolati con giochi opportunamente creati.

Federica Mazzoli

Per approfondire l’argomento si legga Sistema attentivo-esecutivo e lettura – un approccio neuropsicologico alla dislessia, di Francesco Benso (Il leone verde Edizioni).