A Roma memoria dei giochi di una volta

Tutto questo è stato ricordato – lo scorso 24 ottobre – ai Fori Imperiali dove dalle 10 alle 17 si è festeggiata «La memoria dei giochi di Strada».

Un evento che si è proposto di riportare nel cuore di Roma gli sport, i giochi e le tradizioni di una volta che, scavando nella storia, erano i “ludi” degli antichi romani.

Antenati di prestigio come il tiro alla fune, la corsa dei carrettini, il lancio della ruzzola, a braccio di ferro, la corsa dei sacchi, il palo della cuccagna, il salto della corda. Giochi sconosciuti ai più piccoli che l’occasione consente di recuperare e tramandare una memoria altrimenti destinata a scomparire.

«Mantenere in vita tradizioni splendide come giochi di strada – dice Dora Cirulli, insegnante di Scienze Motorie e promotrice dell’VIII edizione della manifestazione – è un modo di produrre cultura, di apprezzare e celebrare le proprie origini, di trasportare tanti giovani e giovanissimi in un mondo in cui i valori erano ben saldi e chiari per tutti. La semplicità di questi giochi è in realtà un concentrato di ingegno, creatività, passione, sano divertimento».

La manifestazione (www.giochidistrada.it), con il patrocinio di Roma Capitale, Regione Lazio, Coni e Associazione sportiva dilettantistica Torre Angela, prevedeva l’allestimento di diverse aree tematiche: le arti visive con una mostra itinerante di grafica e incisioni ispirata ai giochi popolari e tradizionali; un mercatino di giochi e giocattoli usati e una perfetta ricostruzione di momenti di giochi di strada del secolo scorso con manichini e oggetti originali d’epoca a cura dell’associazione «Casa delle scatole».

A cornice una manifestazione teatrale, un concerto di musica popolare e uno stand con la rappresentazione degli antichi mestieri di strada. E’ sembrato, insomma, di tornare indietro nel tempo, di sfogliare l’album di famiglia e trovare magari la foto «di nonna bambina che gioca con il cerchio in piazza», come canta Antonello Venditti. Non solo casa nostra però.

Nell’edizione di quest’anno è stata allestita un’area dedicata ai giochi valdostani come lo tsan, la rebatta e il palet, tutt’oggi praticati da molti appassionati. Gli strumenti di gioco, visto la chiara origine montanara, erano tutti costruiti in legno.

Presenti anche i carrettini del club Ferrari, vetture a spinta gravitazionale, prive di motore costruite ad hoc per partecipare al campionato nazionale ed europeo di speeddown. A rendere ancora più «glocal» l’evento ai Fori, una delegazione spagnola che ha portato alcuni dei giochi tipici della penisola iberica, come i bolos, particolari birilli antenati dell’odierno bowling.

«Nel passato il mondo era più semplice dell’attuale – ricorda Dora Cirulli – soprattutto nei rapporti interpersonali. I ragazzi oggi vivono insidie diverse rispetto a quelle del passato, più subdole e meno riconoscibili e per questo il nostro compito è aiutarli a riconoscerle e evitarle. Questa iniziativa è un ottimo strumento per farlo».

Ma può un solo giorno insegnare tanto? Forse sì, se una volta tornati a casa non è la playstation a riprendere il potere, con buona pace delle migliori intenzioni dei genitori. I giochi di strada divertono e funzionano da deterrente e quale strumento di integrazione anche all’interno della scuola.

Lo mette nero su bianco l’ufficio scolastico regionale del Ministero dell’Istruzione: «La conoscenza dei Giochi tradizionali di Strada, delle filastrocche e dei racconti delle tradizioni popolari può consentire agli studenti di qualsiasi età di sviluppare quel senso di appartenenza al proprio territorio, che è tra i presupposti fondamentali dell’educazione alla cittadinanza, per prevenire anche i fenomeni di microcriminalità e bullismo. Inoltre sono uno strumento di integrazione scolastica degli alunni con disabilità e disagio (problemi relazionali, comportamentali, o di apprendimento)».

Quindi dietro al girotondo, a rubabadiera, alla palla avvelenata, alla campana, a stella, al gioco dei tappi c’è molto di più. Ma non si vede. Il gioco classico infatti insegna ai più piccoli a socializzare, fare squadra, stimolare la fantasia, allenare il fisico in nome di una sana competizione, oltre a sviluppare l’autonomia.

Perché? Semplice. I giochi di ieri erano creativi e collettivi (cavallina, scaricabarile, palla prigioniera); si svolgevano all’aria aperta (altalena, campana, quattro cantoni, biglie); erano autocostruiti (carretto, acquiloni, fionda, cerbottana); erano basati sulla destrezza (trottola, cerchio, pignatte, rimbalzello); sull’agilità (sacchi, corda, albero della cuccagna); sulla velocità e prontezza di riflessi (gioco del fazzoletto, guardia e ladri, corsa con l’uovo); sull’inventiva e sulla fantasia (sole nelle specchietto, yo-yo, bambole di pezza); sulla forza fisica (schiaffo del soldato, tiro alla fune, braccio di ferro, lotta libera).

Fonte: Il Tempo.it

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