Farmaci e allattamento: un binomio possibile

Di questo sono “complici” anche i foglietti illustrativi dei farmaci, non a caso chiamati “bugiardini”, che nel migliore dei casi recitano “valutare attentamente il rapporto rischio-beneficio” oppure “si consiglia di somministrare il prodotto solo in casi di effettiva necessità e sotto il diretto controllo del medico”.

Questo porta a due situazioni: se la madre ha un disturbo lieve, rinuncia a curarsi o rinvia la cura per timore di nuocere al bambino. Se la cura invece non può essere rinviata, la madre interrompe l’allattamento, il più delle volte proprio su indicazione del medico.

Un’osservazione illuminante su questo tema è fatta dal pediatra spagnolo Carlos González nel libro Un dono per tutta la vita nel capito dedicato “Medicinali e altre sostanze” (l’intero capitolo è scaricabile gratuitamente da questo sito, vedi gli approfondimenti a fine articolo).

“Viviamo in una situazione che rasenta l’orlo dell’isteria collettiva. Lo stesso medico che prescrive una cura a un bambino senza pensarci due volte, si sente invece obbligato a consultare grossi libri e a soppesare i pro

e i contro prima di dare una cura alla madre. La stessa madre che, senza vacillare, dà a suo figlio qualsiasi medicina che gli abbiano prescritto (e altre che non sono neanche state prescritte!) guarda con diffidenza quel che prescrivono a lei, verifica su qualche pagina di Internet che sia compatibile, chiede a due o tre medici prima di decidersi… Cosa sarà? Forse il medicinale è molto più tossico se viene sciolto nel latte piuttosto che preso sotto forma di pastiglia? La posologia di molti medicinali mette in guardia da presunti pericoli falsi o immaginari. Molti professionisti raccomandano lo svezzamento ogni volta che la madre deve prendere qualche medicinale comune (alcuni, credendosi moderni, non consigliano lo svezzamento, ma solo l’interruzione dell’allattamento per il tempo della cura per poi tornare ad allattare, come se fosse una cosa facile).”

I farmaci incompatibili con l’allattamento sono veramente pochi, quindi nella maggior parte dei casi una donna che allatta può assumere farmaci o può subire un’anestesia, senza creare il benché minimo danno al proprio bambino.

Vediamo il perché.

La ragione per cui si considera che una donna che allatta non possa assumere farmaci è l’idea che “tutto quello che prende la mamma passa nel latte“.

Non è proprio vero.

Il fatto che un medicinale preso dalla madre passi o meno nel latte, dipende da vari fattori legati alle caratteristiche chimico-fisice del farmaco. Per citarne qualcuna: il peso molecolare, la concentrazione plasmatica, il pH, la liposolubilità. Troverete le dovute spiegazioni negli approfondimenti alla fine dell’articolo.

Un altro aspetto molto importante per il passaggio nel latte del farmaco, è la via di somministrazione.

Alcuni farmaci per essere efficaci devono essere iniettati (si parla di “somministrazione per via parenterale”) perché se vengono ingeriti non vengono assorbiti dal nostro corpo. Questo significa che anche se il farmaco dovesse ritrovarsi nel latte materno, non ci saranno problemi per il bambino proprio perché il bambino “berrà” il farmaco e quindi non lo assorbirà.

Altri farmaci invece hanno un effetto solamente locale, cioè nel punto in cui vengono applicati (“uso topico”), come ad esempio creme, pomate, anestesie locali (esempio, dal dentista) per cui l’assorbimento da parte del resto del nostro organismo e di conseguenza la concentrazione nel latte materno è trascurabile.

Esistono altri fattori che di fatto rendono sicuri molti farmaci, come ad esempio l’emivita del farmaco (in pratica quanto velocemente il corpo lo smaltisce) e la dose quotidiana assunta dal bambino.

Questo fa sì che alcuni farmaci presi dalla madre definiti “terribili” o “pesanti”, come si sente dire in giro, siano assolutamente innocui per il suo bambino allattato al seno.

Vi cito ad esempio un caso di cronaca: nel gennaio 2010 una ciclista professionista, Vania Rossi, in seguito a un controllo antidoping è stata trovata positiva all’ EPO-CERA, farmaco nato per pazienti con insufficienza renale ma usato come sostanza dopante in ambito sportivo (migliora le prestazioni negli sport di resistenza come appunto il ciclismo). E’ chiaro quindi che non si tratta di acqua fresca!

Questa ciclista ha un bambino che all’epoca aveva 6 mesi e che stava allattando. Per “scagionarsi” Vania Rossi disse testualmente “Sto allattando, se avessi preso il CERA sarei da galera”. Le successive controanalisi furono negative ma rimasero comunque dei dubbi sull’accaduto.

Non ho idea né mi interessa se si tratti effettivamente di un caso di doping o meno. Certo è che l’EPO-CERA è una molecola con un peso molecolare così elevato che non passa nel latte materno, inoltre non è assorbita per via orale ma solo per via parenterale (iniezione). Quindi una sportiva che allatta, può doparsi con l’EPO-CERA e le altre tipologie di EPO, senza mettere a rischio la salute del bambino, ma mettendo sicuramente in pericolo la propria.

Al contrario, esistono dubbi sulla sicurezza in allattamento su un farmaco diffuso come l’acido acetil salicilico (insomma, l’Aspirina), al quale sono da preferire il paracetamolo o l’ibuprofene.

I casi in cui ci sia una totale incompatibilità tra il farmaco assunto dalla madre e l’allattamento sono per fortuna rari: quasi sempre una donna che allatta può curarsi con il farmaco prescritto.

Esiste una “via di mezzo”, cioè dei farmaci che la madre può assumere solo dopo una valutazione sia delle caratteristiche del farmaco sia di età, peso, stato di salute del bambino.

Una precisazione importante è che in gravidanza i farmaci “proibiti” sono molti di più, perché i meccanismi di assorbimento delle molecole da parte della placenta sono diversi.

Cosa fare in pratica?

Sappiamo bene che nella realtà chi prescrive il farmaco raramente fa le considerazioni appena indicate e dice senza farsi troppi problemi di interrompere (temporaneamente o definitivamente) l’allattamento, giurando che quel farmaco proprio non si può prendere in allattamento.

Del resto una mamma non può improvvisarsi medico o farmacista, andando a scovare le caratteristiche chiamate “farmacocinetiche” della medicina prescritta.

In Italia c’è un utilissimo servizio, totalmente gratuito, a disposizione sia di operatori sanitari sia dei cittadini.

Si tratta del Centro di Informazione sul Farmaco e la Salute (CIFS) dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri” di Milano.

Il CIFS fornisce indicazioni sull’uso dei farmaci in gravidanza, in allattamento, in età pediatrica e negli anziani.

Il CIFS che si occupa di gravidanza e allattamento è contattabile 24 ore su 24 al seguente numero:

Ospedali Riuniti di Bergamo – Centro Anti Veleni – Tossicologia clinica

tel. 800 88 33 00

L’ideale sarebbe contattare il Centro assieme al vostro medico, di modo che non solo possiate condividere le decisioni (potrebbe esservi consigliato di sostituire il farmaco prescritto con un altro, ad esempio) ma anche per far conoscere al vostro medico un servizio che molto probabilmente gli era sconosciuto, e così la prossima volta che avrà a che fare con una donna che allatta, farà una telefonata (gratuita!) piuttosto che consigliare immotivatamente di interrompere l’allattamento.

Negli approfondimenti, per i più curiosi, ci sono vari riferimenti a documenti sul tema “farmaci e allattamento”: potreste condividere anche questi con il vostro medico!

Tutto questo articolo non ha l’intento di incentivare l’uso di farmaci, tutt’altro.

Come già visto per l’alimentazione, gravidanza e allattamento sono un’ottima occasione per fare un esame di coscienza sul proprio stile di vita. Prima di tutto ne gioveremo noi, e poi anche i nostri bambini.

I disturbi più lievi, i cosiddetti “mali di stagione”, il più delle volte passano con un po’ di riposo, buon senso e qualche rimedio della nonna: e così ci accorgeremo che il raffreddore, se con i farmaci passa in una settimana, senza farmaci passerà in sette giorni (questa battuta la raccontano proprio medici e farmacisti!).

Per saperne di più:

Sull’allattamento in genere:

Un dono per tutta la vita di Carlos Gonzales – Il leone verde Edizioni;

Allattare, un gesto d’amore di Tiziana Catanzani e Paola Negri – Bonomi Editore;

Allattare.net di Maria Ersilia Armeni – Castelvecchi Editore

Su farmaci e allattamento:

Capitolo XIII “medicinali e altre sotanze” dal libro Un dono per tutta la vita di Carlos Gonzales – Il leone verde Edizioni;

Farmaci e allattamento: un approccio teorico-pratico di Riccardo Davanzo – Medico e Bambino 2000;19:247-251;

Farmaci e allattamento al seno AIFA Agenzia Italiana del Farmaco – Bollettino di informazione sui farmaci – anno XII n. 2 2005.

Fonti:

Gazzetta.it – Positiva compagna di Riccò “Non è vero, sto allattando” – 29/01/2010;

Gazzetta dello Sport – Vania: «Ho preso il Cera? Sarei da galera» – 31/01/2010;

Gazzetta.it – Caso Rossi, le controanalisi non confermano la positività – 02/04/2010.

Chi può aiutarti:

Le tre figure principali nel sostegno alle mamme che allattano sono:

– Consulenti professionali in Allattamento Materno (IBCLC): professionisti sanitari specializzati nella gestione clinica dell’allattamento al seno.

– La Leche League: associazione a livello mondiale con più di 50 anni di storia che aiuta le donne tramite consulenti che sono mamme con esperienza di allattamento al seno.

– Peer counsellors (consulenti alla pari): mamme che aiutano altre mamme nei gruppi di auto-aiuto.

Potete trovare i contatti nell’articolo Vuoi allattare? Ecco chi ti aiuta…

Centro di Informazione sul Farmaco e la Salute (CIFS)

“Tra le attività del Laboratorio di Neuropsichiatria Geriatrica e del Laboratorio per la Salute-Materno Infantile è attivo un Servizio di Informazione sui Farmaci che svolge consulenza telefonica a medici, operatori sanitari e cittadini sulle problematiche dell’uso corretto dei farmaci, degli effetti collaterali e delle interazioni nell’anziano e in gravidanza, nel periodo perinatale, neonatale e infantile”

U.O. Tossicologia Clinica-Centro Anti Veleni Ospedali Riuniti di Bergamo 800 88 33 00

Sara Cosano

Potrebbe interessarti anche