Prima di… Confidenze di un papà separato

Benvenuti,

uso il plurale perché sono certo che almeno un paio di lettori li avrò; chi non ha amici fraterni ai quali raccomandarsi per un favore?

Veniamo a NOI… Vorrei riuscire a dare, per quanto possibile, un ordine cronologico agli argomenti e quindi oggi affrontare il discorso su tutto ciò che avremmo potuto fare e non abbiamo fatto; cioè tutto quello che è stato antecedente alla separazione.

Le separazioni sono tutte decisamente simili pur sviluppandosi lungo percorsi sostanzialmente diversi, allo stesso modo degli essere umani: antropologicamente simili se non uguali nella dotazioni fisiche ma profondamente diversi l’uno dall’altro per quanto riguarda coscienza e personalità.

Alcune separazioni oggettivamente possono apparire come inevitabili. Penso a quelle contaminate da violenze, dipendenze, oppure a quelle scaturite da unioni basate su fondamenta inconsistenti.

La mia, non rientrando nella casistica accennata, fa parte della maggioranza silenziosa per le quali la parola che più realmente aderisce alle sensazioni provate è, con il dovuto rispetto, lutto.

E la vostra dove la collochereste?

Con ciò non vorrei che i felicemente sposati, conviventi o chiunque altro si sentisse estromesso dal gruppo degli aventi titolo a partecipare al confronto! Tutt’altro…

Lutto intendo come mancanza, bisogno, necessità anche di cose che paradossalmente prima della separazione non erano determinanti o addirittura pesavano, ad esempio spegnere la luce prima di dormire o guardare insieme un film in TV addormentandosi prima della fine.

Non c’è genitore, amico, psicologo che possa riuscire nell’intento di far immaginare come sarà senza tutto ciò; se vogliamo sapere dobbiamo provarlo e sperare che i conti tornino.

Per sincerità biografica sono stato io l’attore principale ma non solitario, sulla scena della mia separazione, che col senno di poi non aveva niente di così insormontabile.
Ad oggi, sono sempre io ad accusare maggiormente la situazione voluta; il perché può essere facilmente immaginabile ma è ininfluente allo stato attuale delle cose.

Io non sono affatto sicuro di aver fatto tutto ciò che era in mio potere per evitare la separazione ma forse cosa ancor più determinante e negligente è averlo fatto senza crederci completamente, quasi fosse per placare la coscienza nel momento in cui, guardandoti dentro, avresti potuto dire: io ci ho provato.

E pensare che tra i tanti difetti veri o presunti che mi vengono attribuiti, frequentemente c’è quello di prendere sempre troppo sul serio le cose ovvero di non essere mai leggero e un po’ superficiale.

Questo passaggio preliminare è fondamentale per vivere meglio il dopo separazione ma è
stato nel percorso di avvicinamento alla decisione che ho conosciuto davvero il dolore; prima latente, fastidioso, irritante poi profondo, logorante, struggente, che ha portato con se lacrime copiose e amare, notti insonni e giorni senza senso, sempre con il cervello su on, in un turbinio di domande, speranze, frustrazioni, costantemente diviso tra ciò che ero e quello che avrei voluto essere, tra ciò che avevo e quello che avrei voluto avere; tutto questo inequivocabilmente determinato dalla presenza dei miei 2 meravigliosi bambini, il Pescatore e la Papera.

Il mistero della vita che si materializza con la nascita di un bambino è, a mio modesto avviso, il compimento e la realizzazione dell’essere umano, il sovvertimento delle proprie gerarchie da egocentriche a “pedocentriche”, è sentirsi come il primo ed unico babbo della storia quando in sala parto, dopo aver tenuto la mano di tua moglie fino alla fine senza svenire, ti appresti, stravolto ed inconsapevole, a tagliare il cordone ombelicale a quell’esserino umidiccio e rugoso che darà un nuovo, più alto e nobile senso alla tua vita.

Di fronte alla scelta tra il genitore che desidera la propria felicità pensando ( o volendosene convincere…) che questa sia propedeutica e funzionale a quella dei figli ed il genitore che sa rinunciare alla propria per quella dei figli, io ho scelto la prima – contrariamente a quanto avreste potuto pensare dopo aver letto le righe appena sopra – ma vivo orgogliosamente e determinatamente la seconda. sembra complicato, controverso e assurdo ma vi assicuro che è stato più semplice di quanto non sembri.

I consigli sono dati per non essere seguiti quindi, se potessi permettermi anche solo un suggerimento, sarebbe questo: qualunque cosa abbiate intenzione di fare, fatela credendoci intimamente, esausti dopo aver dato il vostro massimo sotto ogni punto di vista, dopo aver cercato di guardare oltre le cose in modo pragmatico e scevro da qualsivoglia ottenebramento e cercando di riscoprire e rivalutare ciò che vi aveva unito in origine.

Facile, vero?

Per concludere accetto le obiezioni che mi muoveranno quel paio di lettori citati all’inizio, quando arrivati a questo punto della lettura penseranno: qui si sente solo la voce di Alessandro…

Io non aspetto altro che sentire un coro di altre voci; ma un breve preambolo su chi sono, sulle difficoltà e le sofferenze che vivo per e con i miei bimbi nello status di genitore separato era, purtroppo per quegli impavidi lettori, inevitabile!

Alla prossima.

Alessandro Giannoni

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