Comunicazione: come dire della separazione ai bambini

Innanzitutto vorrei ringraziare tutti coloro che mi hanno letto, approvato e mosso diverse critiche; queste ultime forse fanno meno piacere ma certamente inducono maggiormente alla riflessione ed all’introspezione, quindi ben vengano.

Non immaginavo certo quell’enorme numero di visite… la “mission impossible” sarà confermare quest’attenzione.

Proviamoci!

Seguendo l’ordine che ci eravamo dati oggi sarebbe utile parlare della comunicazione.

Come spiegare ai bambini la triste decisione della separazione?

Ricordo nitidamente quel tormentato sabato pomeriggio d’inizio estate ed ogni volta che volutamente o meno si riaffaccia ai miei pensieri provo le stesse sensazioni; un dolore straziante che necrotizza l’anima, negli occhi del Pescatore la delusa impossibilità di cambiare le cose, il peso del tradimento, la responsabilità di avergli cambiato la vita; in peggio.

Di contro, e non parlo per alleviare le mie, o eventuali future sofferenze simili alle mie (scrivo per evitarle…) lui mi fronteggiava con una maturità agghiacciante ma rassicurante, una tristezza tanto lucida quanto misurata, una dolcezza infantile ma seria.
Sembrava un gigante di fronte alle mia adulta insicurezza… quando un genitore impara dai figli.

Per questo, se nonostante tutti i tentativi fatti (fino a sentirvi esausti, ricordate..?), vi ritroverete a dover comunicare questa triste novità, il mio suggerimento è: fatelo insieme, mamma e babbo, senza nascondere le emozioni, anche perchè tanto non ci riuscireste. Fatelo pure piangendo ma dite loro la verità senza bugie né inutili indoramenti; la pillola sarà comunque insopportabilmente indigesta.

Trasmettetete loro la sensazione di sicurezza e di amore che vi chiederanno anche senza parole, certamente con lo sguardo.

La comunicazione è spesso non verbale: specie i bambini si esprimono attraverso il comportamento, gli atteggiamenti, il corpo e non è sempre facile, né noi in ogni occasione siamo predisposti a cogliere tali segnali; tristezza, stanchezza, rabbia, delusione, insoddisfazione spesso ci impediscono tale percezione e putroppo talvolta non riusciamo nemmeno nell’intento di maschararle.

Questa nostra incapacità, unita alla naturale predisposizione dei bambini di percepire e sentire le tensioni ed il disagio ancorchè nessuno li abbia messi a conoscenza di alcunché, è come il “cacio sui maccheroni”!

Non mancano poi le situazioni dove ciò che cerchiamo di trasmettere o che ci viene trasmesso non viene affatto recepito o addirittura sortisce effetti diversi, se non a volte proprio opposti, a quelli originali…

Mi viene in mente l’esempio di una coppia di conoscenti dove il marito faceva vedere alla consorte un sacco di nuove abitazioni e questa non percepiva il suo bisogno di affrancarsi dalla sistemazione di quel momento; così come un’altra coppia dove il marito se le inventava di tutte per cercar di stimolare un’evoluzione della sfera sessuale senza purtroppo riuscirci.

Si obietterà da una parte: entrambi i mariti potevano parlare chiaro; si ribatterà da quella opposta: entrambe le mogli potevano chiedersi se c’era qualcosa che non andava.

Sì, perché comunicare non è mai facile ed è universalmente noto quanto sia odioso spiegare cose ovvie o far qualcosa solo perché ci è stato richiesto; d’altronde, anche l’ovvietà come molte altre cose è soggettiva, insomma… non se ne esce.

Con la rivelazione della separazione inizia un viaggio senza ritorno, nel quale ciò che si proverà sarà forse meno dirompente perchè già rodati dal dolore, ma porterà verso sensazioni che nessuno, prima, avrebbe mai pensato di poter vivere.

Questo perchè in fondo ci piace o abbiamo bisogno di convincerci che siamo un po’ più nobili e meno meschini degli “altri” oppure solo un po’ più capaci nella gestione del crogiolo “emozioni, sentimenti, situazioni” che si verrà a creare e di cui non abbiamo la benchè minima idea.

Tutto questo ha un nome ma ne parlerei la prossima volta…

Intanto aspetto le vostre voci, babbi e mamme…

Alessandro Giannoni

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