Fine settimana con papà: un pomeriggio al mare

Usare il termine “lettori” sarebbe come arrogarsi il titolo di scrittore, quindi ben trovati amici ed amiche; di nuovo inspiegabilmente numerosi!

Vorrei affrontare oggi un argomento che mi è venuto in mente qualche giorno fa, come al solito vivendo e guardandomi attorno.

Un pomeriggio al mare col babbo

Tra le mie conclamate imperfezioni, ampiamente sottolineate anche da alcuni commenti nei precedenti articoli (comunque bene accetti) c’è anche quella di essere così duro di zucca da cambiare di rado idea,  ma altresì onesto e umile da chiedere scusa quando mi vien fatto notare uno sbaglio!!

Questa breve prefazione solo per ribadire che il mestiere di babbo è molto più impegnativo e responsabilizzante da separati piuttosto che da sposati, e se un babbo è determinato a svolgere il ruolo che gli compete nel viaggio insieme ai suoi bambini, sfido chiunque a sostenere che la mia affermazione sia falsa.

Il week end scorso avrei avuto i bambini così, al solito, il venerdì sera organizzai mentalmente il fine settimana.

Avrebbe dovuto essere divertente e coinvolgente per entrambi, naturistico almeno in parte e possibilmente quasi sfiancante, in modo da avere un crollo netto ad un’ora decente il sabato sera!

Complice il bel tempo mi venne in mente l’idea del mare, di cui la nostra splendida Toscana è ben dotata, per quanto fossi conscio del fatto che sarebbe stata una prova impegnativa che avrei potuto riuscirci senza aiuti esterni!

Non è forse vero che quando il gioco si fa duro sono i duri a giocare? E allora giochiamo…

Il supermercato non era ancora chiuso così volai a prendere affettati e formaggi, ovviamente senza additivi né conservanti; succhi di frutta (bio, per quel che possa valere…) e qualche bibita; il fascino delle bollicine è sempre irresistibile.

Di tutto il resto necessario la mia dispensa era ampiamente rifornita, mancava solo la schiacciata ed il dessert che avrei, ovvio, comprati freschi l’indomani poco prima di partire.

Avevo chiesto ed ottenuto collaborazione alla mia ex che mi avrebbe preparato una borsa con costumi, ciabatte e gli immancabili secchielli e palette per la Papera, cosicché nella mia misi il resto dell’occorrente: crema solare protezione tipo coppale, cappellini, asciugamani, fazzoletti di carta, mutande di ricambio.

Alla canna per il Pescatore e alle relative esche, quei vermicelli viscidi e carini che prima di diventare mosche emanano una fragranza indimenticabile, avrei provveduto io.

Era tutto pronto sul tavolo: scorta d’acqua, occhiali da sole, frutta, coltello, borsa termica, pennarelli, fumetti e giornalini da colorare, tutto insomma!

Ed eccoci al sabato…

…La mattina di lavoro scorse veloce fino alle 12,30, poi di corsa a prendere il Pescatore a scuola che si illuminò come un sole all’apprendere il programma, ed altrettanto di corsa a raccogliere la Papera anch’essa entusiasta; con tutti i passeggeri a bordo la diligenza fece l’ultima fermata al forno per la schiacciata e i croissant.

Quindi preparai il pranzo, frutta, liquidi, tutto diligentemente stivato nella borsa frigo con ghiaccioli e finalmente partenza!!

La destinazione Castiglioncello, un paesino sugli scogli in provincia di Livorno, 95 km di distanza e circa un’ora e un quarto di viaggio che trascorse abbastanza bene tra giochi verbali, canzoni e gli immancabili piccoli screzi tra fratelli.

C’era un sole splendente ed una temperatura gradevolissima.  Parcheggiammo e scendemmo scale e viottoli che portavano ad una delle piccole spiagge incastonate tra gli scogli, ognuno il suo bagaglio personale, commisurato alle proprie capacità; solo il babbo più rifornito di un vu’ cumprà!!

Ci accampammo con discrezione e in un batter d’occhio la Papera era già con le zampe prossime all’acqua gelida ed il Pescatore preparava la sua attrezzatura; mentre spalmavo la crema ad uno guardavo l’altro e viceversa, operazione questa da eseguire con attenzione per evitare di metter un dito incremato in un occhio!!

E qui ci imbattemmo probabilmente in una delle problematiche più complicate da gestire, ovvero trovare un compromesso accettabile tra le esigenze dei miei bambini, differenti per sesso ed età, di fatto decisamente inconciliabili.

A tal proposito vi segnalerei una tecnica inventata sul posto, dai risultati incoraggianti.
Mentre il Pescatore si dilettava senza troppa fortuna in lanci rocamboleschi con la sua 4 metri a mulinello da un moletto in cemento, non troppo alto dall’acqua e comunque con un buon fondale sabbioso sotto – ergo abbastanza sicuro – la Papera era intenta in faraoniche opere irrigue, anch’essa su una battigia artificiale in cemento, questa volta abbastanza pericolosa.

Io, per garantire quindi l’autonomia richiesta da una piccola che si sente grande, mi misi poco distante e in una posizione tale per cui il Pescatore era il punto c, la apera il punto b ed io il punto a di una retta lungo la quale, mantenendo lo sguardo vigile, traguardavo in un’unica direzione controllando entrambi nello stesso tempo!

Nei fugaci momenti in cui, tuttavia, mi guardavo intorno, non vedevo nessun babbo con due bambini, anche se ad onor del vero la spiaggia non era smisurata, piuttosto molte famiglie ordinarie e solo qualche mamma sola con bambini.

Questo perché secondo voi?

Io la mia idea ce l’ho, visto che invece io oggettivamente ero lì.

Il pomeriggio trascorse veloce e allegro tra pesciolini pescati e rilasciati con relative foto, secchielli d’acqua, formine di sabbia, panini, bevute e pipì sugli scogli della Papera.

Intorno alle 19 dismettemmo l’accampamento e con un po’ di logica stanchezza ci avviammo verso l’auto e, dopo una generosa idratazione, ripartimmo.

Durante il tragitto facemmo fuori anche i croissant, dopodiché la piccola si addormentò mentre il grande, nonostante che lo evessi dotato di cuscino facilita sonno, non abbandonò il fido fumetto Topolino.

Arrivati a casa, il risveglio della Papera fu, comprensibilmente, spiacevole; intervenne in mio aiuto il Pescatore e tutto filò per il meglio.

Di buona lena feci loro la doccia, capelli compresi, li asciugai, li aiutai nella vestizione necessariamente frettolosa e uscimmo per la nostra cena in pizzeria.

Del prendersi cura materialmente dei nostri bambini parleremo in un’altra occasione, perché ci sarebbe molto da dire…

Intorno alle 23 di nuovo a casa, quasi esausti ma felici e soddisfatti.

Morfeo non tardò molto a prenderseli e nel silenzio, guardandomi intorno, mi ritrovai in mezzo ad un disastro di casa ma al settimo cielo per i calorosi sorrisi, baci ed abbracci ricevuti nonché fiero e orgoglioso di me stesso per la riuscita della giornata!

Non ci vuole poi molto, solo pazienza, dedizione, voglia di farlo, convinzione nei propri mezzi e un amore smisurato per i propri cuccioli!

Esorto tutti i babbi che non ci abbiano mai provato a rimediare con sollecitudine; vedere, percepire, sentire i propri figli innamorati, orgogliosi e pieni di ammirazione e considerazione per il proprio babbo non ha prezzo!

Alla prossima.

Alessandro Giannoni


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