Acido folico in gravidanza: nascere … sotto il cavolo

Il cavolo è buono come nutrimento e la bietola come rimedio. (Talmud)

Cavolo: ortaggio familiare ai nostri orti e alle nostre cucine, grosso e saggio all’incirca quanto la testa di un uomo. (Ambrose Bierce)

Quando l’educazione sessuale non era ancora entrata nelle famiglie e nelle scuole e la nascita era circondata di mistero si raccontava ai bambini che erano nati sotto un cavolo.

L’ortaggio era considerato dalla tradizione popolare simbolo di vita e fecondità, per il suo ciclo vitale – seminato in primavera e raccolto nove mesi dopo -, e per essere, nella civiltà contadina, unico alimento a fornire una quota sufficiente di vitamine e sali minerali durante la stagione invernale.

Il compito di seminare e di raccogliere il cavolo tagliando la radice di forma cordonale che lo lega alla terra era affidato alle donne che per questo venivano chiamate levatrici, analogamente a quelle che aiutavano i bambini a venire al mondo.

Anche se oggi la tecnologia e la scienza hanno risposto a molti interrogativi sulla riproduzione, resta tuttora auspicabile nascere “sotto il cavolo”. Esso, infatti, è uno degli alimenti più ricchi di acido folico, sostanza preziosa per ogni embrione.

L’acido folico è una vitamina del gruppo B, la vitamina B9, che, come dice il nome, è contenuta prevalentemente nei vegetali a foglia verde. E’ una sostanza essenziale per la sintesi del DNA, delle proteine e dell’emoglobina e quindi particolarmente importante laddove avvengono processi di proliferazione e differenziazione cellulare.

Chi dunque può esserne più bisognoso di un embrione? E chi può essere più vulnerabile di fronte ad una sua carenza? Il deficit di folati nelle primissime fasi della gravidanza è stato infatti considerato una delle cause principali di alcune malformazioni, innanzitutto a carico del sistema nervoso centrale ma anche di altri organi.

A dimostrazione di ciò molti studi hanno ormai concluso che un adeguato apporto di acido folico in periodo periconcezionale svolge un ruolo determinante nella prevenzione della spina bifida (1) e dell’anencefalia, ma anche di alcune cardiopatie congenite e alcuni difetti renali, dell’onfalocele (2), dell’atresia anale, di labiopalatoschisi, di ipogenesie o agenesie degli arti, ottenendo una riduzione che, a seconda delle malformazioni, va dal 20 al 60%.

Inoltre è stata osservata anche una diminuzione dei neuroblastomi e delle conseguenze negative che livelli troppo elevati di omocisteinemia possono avere sul decorso della gravidanza.

L’omocisteina viene elaborata dall’organismo a partire dalla metionina, fornita da alimenti come latte, carne, uova, legumi; il suo metabolismo è regolato da enzimi e vitamine del gruppo B: B6, B12, B9. Se esse sono insufficienti si ha un accumulo di omocisteina circolante, che va a depositarsi nelle pareti dei vasi sanguigni, danneggiandoli.

Quando ad essere interessati sono i vasi della placenta si possono verificare aborti spontanei, difetto di crescita fetale, distacco di placenta o preeclampsia (3).

Il fabbisogno di acido folico varia a seconda dell’età e dello stato fisiologico. Secondo i dati pubblicati da OMS e FAO nel 2004 il fabbisogno medio in gravidanza è di 520 mcg (microgrammi) al giorno, per soddisfare il quale è raccomandata un’assunzione di 600 mcg.

Spesso le donne che iniziano una gravidanza non hanno una folatemia ottimale per diverse ragioni: o per scarsa introduzione con la dieta o per ridotto assorbimento o per la compresenza di fattori interferenti come fumo, alcol, assunzione di pillola contraccettiva.

L’organismo non è in grado di sintetizzare acido folico e pertanto per la sua disponibilità dipende dall’apporto esogeno. Conoscerne la concentrazione negli alimenti è quindi utile per introdurne le giuste quantità e qualità in ogni fase della vita ma soprattutto quando l’arrivo di un figlio è desiderato o non escluso.

Sono a contenuto alto di acido folico (100-300 mcg/100 g) cavoli, cavolini di Bruxelles, asparagi, broccoli, fagioli secchi; a contenuto medio-alto (40-99 mcg/100g) spinaci, bieta, lattuga, indivia, pomodori ciliegini, cavolfiori, fagioli, fave, ceci, arance, kiwi, avocados, frutta secca, uova, formaggi stagionati; a contenuto medio (20-39 mcg/100 g) patate, pomodori, carote, peperoni, piselli secchi, pompelmi, fragole, pane integrale, pasta, crackers, feta.

La sola dieta però difficilmente riesce a fornire una quantità di folati sufficiente alla prevenzione di anomalie fetali e vi è ormai evidenza scientifica sulla necessità dell’integrazione con acido folico sintetico o con alimenti fortificati.

L’integrazione con prodotti farmaceutici viene raccomandata ad una dose giornaliera di almeno 0.4 mg, presente nella maggior parte dei prodotti in commercio contenenti l’acido folico, da solo o con altri micronutrienti, alcuni dei quali prescrivibili col SSN.

L’assunzione deve essere iniziata almeno un mese prima del concepimento e proseguita per tutto il primo trimestre, periodo dell’organogenesi.

Perché iniziare già prima della gravidanza? Perché il periodo critico per la formazione di alcuni organi è molto precoce. La chiusura del tubo neurale, per esempio, si compie entro la 4° settimana, epoca in cui la gravidanza è stata appena sospettata o accertata.

Con l’intento di raggiungere più facilmente la maggior parte delle donne in età fertile fin dal periodo preconcezionale è stata proposta la fortificazione di alcuni alimenti, in particolare le farine di cereali ed i loro derivati ed i cereali da colazione, con acido folico.

Quella obbligatoria è stata introdotta negli Stati Uniti nel 1996 ed è andata progressivamente estendendosi, tanto che attualmente è vigente in 39 stati di cui solo uno, l’Ucraina, è europeo. Nei rimanenti Paesi europei, Italia compresa, è volontaria.

Ovunque la fortificazione sia stata attuata si sono ottenuti risultati incoraggianti, con una riduzione dell’incidenza della spina bifida fino al 50%.

Ancora una volta dunque diventa evidente come problemi del feto di oggi, del bambino/ragazzo di domani e dell’adulto di dopodomani sono evitabili semplicemente rivedendo le proprie abitudini di vita quando esse non sono in linea con quanto la natura da sempre indica. In ogni momento dell’esistenza, ma soprattutto quando dentro di noi prende vita un’altra persona.

E’ stato infatti calcolato che, se la gravidanza iniziasse sempre con concentrazioni adeguate di acido folico nel sangue materno, in Italia ogni anno si avrebbero 23 bambini disabili in meno, 205 interruzioni di gravidanza o morti perinatali per malformazioni in meno, 513 neonati con anomalie cardiache in meno.

Vale la pena pensarci, no?

Dott.ssa Mariangela Porta

Note:

1)La spina bifida comprende le malformazioni che interessano cervello, cervelletto, tronco cerebrale, midollo spinale e strutture adiacenti dovute ad una chiusura incompleta di quella parte centrale dell’embrione da cui si forma il sistema nervoso centrale (tubo neurale) e che si verifica più frequentemente fra il 18° e il 29° giorno di gestazione. Ne esistono forme diverse e di diversa gravità. Le complicanze più frequenti sono disabilità motorie e mancato controllo degli sfinteri vescicale ed anale. In Italia 1 gravidanza su 1300 è complicata da spina bifida
2)L’onfalocele è una malformazione dovuta ad un difetto di chiusura e di sviluppo della parete addominale, che normalmente avviene intorno alla 12° settimana, per cui alcuni organi addominali (fegato, stomaco, intestino) fuoriescono dalla cavità addominale avvolti soltanto da una membrana trasparente. Se il l’onfalocele non è associato ad altre anomalie la soluzione chirurgica postnatale garantisce in genere una buona qualità di vita. La sua frequenza è stimata a seconda degli studi da 1/2000 a 1/6000 gravidanze
3)La preeclampsia è una complicanza che compare nella seconda metà della gravidanza con aumento della pressione arteriosa e perdita eccessiva di proteine con le urine. E’ una patologia dal decorso imprevedibile che può provocare distacco di placenta, parto prematuro, insufficienza renale acuta, edema polmonare, emorragia cerebrale e convulsioni. In Italia interessa l’1% delle gravidanze e negli Stati Uniti il 5% a causa della maggiore diffusione dell’obesità materna

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