Per mamme e bambini, basta tate in tv!

Dopo l’ennesima prova di mancanza di professionalità, di divulgazione pseudoscientifica televisiva in tema di educazione dei bambini, Alessandra Bortolotti, psicologa perinatale e autrice del fortunatissimo E se poi prende il vizio? decide di dire basta.

Con una lettera, indirizzata alla redazione di una trasmissione del mattino (Mattino Cinque), in cui – con tono professionale e con grande umanità – fa riferimento alle consulenze in diretta della notissima Tata Lucia.

Consulenze non professionali e fondate su opinioni che non tengono conto della letteratura scientifica intorno ai reali bisogni dei bambini ma, soprattutto, del più comune buon senso.

L’invito di Alessandra Bortolotti è quello di aderire alla sua iniziativa, firmando la lettera da lei preparata. Lasciando il proprio nome e la propria città (sia a commento di quest’articolo, sia direttamente sotto la nota redatta dalla dott.ssa Bortolotti oppure liberamente sulla pagina facebook di E se poi prende il vizio?) .

Ed ecco il testo:

“Gentile Redazione di Mattino Cinque,

ho due bambine di 7 e 3 anni e sono una psicologa perinatale, mi occupo cioè di tutto ciò che ruota intorno alla nascita, alla gravidanza, all’allattamento e all’accudimento dei bambini nel rispetto della fisiologia.

Mi permetto di scrivervi dopo che una mamma mi ha segnalato gli interventi nella vostra trasmissione della Sig.ra Lucia Rizzi nota al grande pubblico come TATA LUCIA.

Più volte ho potuto constatare come riguardo ai temi di allattamento al seno e sonno infantile, le tate diano informazioni e consigli alle famiglie totalmente in contrasto con i centinaia di studi scientifici esistenti in letteratura su tali argomenti.

Mi riferisco in particolare agli interventi di TATA LUCIA presenti in questo video di cui allego il link:

http://www.video.mediaset.it/video/mattino_5/tv/206152/tata-lucia-risponde.html

(putroppo non riesco a risalire alla/e data/e della trasmissione).

Ritengo un mio dovere professionale e ancora di più umano segnalarvi i motivi della grave mancanza di informazione che la vostra trasmissione fornisce alle famiglie attraverso la persona di TATA LUCIA.

In calce a questa mia lettera troverete le centinaia di firme delle mamme e dei papà che si associano alle mie parole. Alcuni di essi sono professionisti: psicologhe, pediatri, ostetriche, consulenti di allattamento.

Non entro ovviamente in merito alle scelte personali di ciascuna famiglia che devono restare un diritto non giudicabile da nessuno. Vi scrivo soltanto perché le famiglie hanno il diritto di accedere ad informazioni corrette, indipendenti da interessi economici, aggiornate e verificabili per poi scegliere ciò che risulterà più adatto a loro.

Questa NON è una lettera contro le tate ma un’iniziativa a favore della corretta informazione scientifica ai genitori.

È evidente, visto il numero di firme raccolte in poche ore, che molti genitori hanno bisogno di informazioni più corrette rispetto a quelle date in questo video.

Ho scritto un libro(1) sulla fisiologia di nascita, bisogno di contatto dei bambini, allattamento, comunicazione non violenta e sonno dei bambini proprio per poter condividere con le famiglie e con gli operatori dell’infanzia e della nascita, tutte le informazioni necessarie per poi compiere scelte informate.

Se vi interessa potete guardare cosa mi scrivono le mamme.

Con questa mia lettera, non desidero in alcun modo fare pubblicità né a me né al mio libro, cerco soltanto di fermare questo scempio informativo mediatico nel rispetto dei bisogni affettivi dei più piccoli.

Se poi guardiamo fra gli adulti di oggi cresciuti secondo le opinioni (perché di questo si tratta) di TATA LUCIA cioè a “basso contatto”, scopriamo che nella nostra società le patologie affettive sono dilaganti, il consumo di psicofarmaci è fuori misura, le dipendenze da alcool, gioco d’azzardo, cibo ecc…, dimostrano come un’educazione dei bambini a basso contatto possa mettere a rischio il loro sviluppo affettivo.

Ecco in dettaglio quali sono le affermazioni scorrette del Signora Rizzi e soprattutto perché. Mi riferisco al primo video dei 2 pubblicati al link in questione.

1. Al minuto 2’ e 10’’ la signora Laura fa una domanda circa il sonno del suo bambino di 7 mesi e mezzo citando anche un famoso libro che insegna un metodo per “decondizionare” i bambini a svegliarsi la notte. Tata Lucia afferma che a 7 mesi in bambino non deve più essere allattato di notte, non deve essere preso in braccio, deve essere lasciato nel suo lettino, deve prendere da solo il ciuccio e metterselo in bocca.

2. Al minuto 4’ e 24’’ la signora Antonella chiede un consiglio per il suo bambino di 4 anni che non vuole stare in casa in stanze senza la mamma. La Tata consiglia di ignorare le paure del proprio bambino e di parlargli di altro, senza dare importanza alle sue paure.

I suggerimenti della TATA al punto 1 non tengono conto delle indicazioni OMS/UNICEF in materia di allattamento al seno. La TATA infatti afferma che un bambino a 7 mesi e mezzo non dovrebbe più mangiare di notte, che non va preso in braccio, che deve dormire da solo e prendersi da solo il ciuccio.

Nella “Strategia globale per l’alimentazione dei neonati e dei bambini” OMS/UNICEF(2) punti 10 e 11 si afferma che:

10. L’allattamento al seno è un metodo senza pari per fornire ai bambini un nutrimento ideale per crescere e svilupparsi in salute; è inoltre parte integrante del processo riproduttivo, con notevoli implicazioni per la salute della madre.

Come raccomandazione sanitaria generale, per avere le migliori possibilità di crescere e svilupparsi in maniera regolare, nei primi sei mesi di vita i neonati dovrebbero essere nutriti esclusivamente con latte materno.

In seguito, per soddisfare il crescente fabbisogno nutrizionale, la dieta va integrata con cibi complementari idonei e sicuri, proseguendo l’allattamento fino all’età di due anni o oltre. Tranne che in presenza di alcune patologie, l’allattamento esclusivo al seno è sempre possibile, e l’allattamento senza restrizioni stimola la produzione di latte in misura più che sufficiente.

11. Per quanto si tratti di un atto naturale, l’allattamento è anche un comportamento appreso. In pratica tutte le donne possono allattare, purché abbiano le informazioni necessarie e siano sostenute dalla famiglia, dalla comunità e dal sistema sanitario.

Dovrebbero inoltre avere la possibilità di potersi rivolgere a persone preparate – come
operatori sanitari qualificati, “consulenti laici”, peer counsellor (consulenti alla pari) e consulenti professionali in allattamento – che contribuiscano a rafforzare la fiducia della madre, a migliorare i metodi di allattamento e a prevenire o risolvere eventuali problemi.

In materia di sonno infantile invece è fisiologico che i bambini abbiano risvegli notturni fino a circa il terzo anno di vita per una ragione neurobiologica di architettura e di sviluppo delle loro cellule nervose e l’allattamento al seno associato al sonno condiviso promuove il legame/madre bambino.

Le pediatre italiana Moschetti e Tortorella ella Associazione Culturale Pediatri italiana (ACP) hanno scritto molti articoli su questo tema. Ecco in breve quanto affermano circa l’associazione tra allattamento al seno e sonno infantile:

un posto a parte va riservato all’allattamento al seno che presso le nostra cultura è troppo precocemente abbandonato a favore del latte in formula o vaccino. Tale pratica, che secondo le indicazioni OMS va promossa fino al secondo anno di vita, non solo ha effetti positivi sulla salute del neonato e della madre ma,attraverso lo stimolo ossitocinico costante nel tempo, promuove il legame madre bambino.

Pratiche prossimali, come il cosleeping, dimostratamente si associano al successo dell’allattamento al seno in una relazione causale non chiarita. Non è difficile ipotizzare però che le due pratiche prossimali, entrambe sotto il governo dell’azione dell’OT, in un’azione concertata e simultanea interagiscano potenziandosi vicendevolmente”(3).

Il pianto è sempre associato ad una produzione di cortisolo un ormone dello stress che se secreto in maniera protratta può avere rappresentare un rischio per lo sviluppo psiconeurofisiologico dei bambini.

Esistono numerose associazioni mondiali che si occupano di salute infantile che hanno prodotto documenti ufficiali per mettere in guardia dal far piangere i bambini applicando metodi come quello esposto nel libro che la mamma cita in trasmissione. L’Associazione Australiana per la Salute Mentale Infantile (AAIMHI) afferma che(4):

Il pianto dei bambini è sempre un’indicazione di stress o di disagio emotivo. Non rispondere al pianto dei bambini (ovvero evitare di confortarli) insegna ai bambini a non cercare un conforto emotivo quando sono in una situazione di disagio. Questo vuol dire che perdono fiducia nelle figure parentali e nella relazione che si instaura con loro.

– Intorno ai sei mesi di vita i bambini sperimentano l’ansia da separazione. Questo vuol dire che devono elaborare il concetto che se la madre (o altra figura parentale di riferimento) si allontana poi ritornerà e loro non verranno lasciati soli. Questo processo di elaborazione può durare diversi mesi, ma è essenziale per il loro equilibrio anche in età adulta.

– I bambini normalmente hanno bisogno dei genitori per essere confortati di notte fin circa ai tre/quattro anni (alcuni prima, altri dopo, dipenderà dal bambino) e questo non può essere etichettato come disturbo del sonno.

– I bambini svilupperanno un attaccamento più sicuro quanto più la loro richiesta di conforto e rassicurazione verrà soddisfatta dai genitori, sia di giorno che di notte.

– Per un genitore sentire il proprio figlio che piange in maniera incontrollata e non intervenire per calmarlo e rassicurarlo è una grossa fonte di stress.

Per quanto riguarda il secondo punto la TATA suggerisce di ignorare le paure del bambino e di distrarlo con altri discorsi. Anche rispetto a questo consiglio passa il messaggio che le paure dei bambini siano inconsistenti e prive di valore affettivo.

Diverso sarebbe stato se la mamma avesse preso in braccio il suo bambino e parlato CON lui dei suoi sentimenti riguardo alla solitudine e alla mancanza della mamma e anche dei propri. Di certo con una comunicazione efficace(5) sarebbe emerso il motivo profondo della paura del bambino che si sarebbe risolto con un esempio di accoglienza dei sentimenti, di ascolto e di elaborazione condivisa delle emozioni fra adulti e bambini, non di evitamento o di disconferma delle stesse.

La mia domanda e quella delle centinaia di genitori e professionisti che hanno voluto firmare questa lettera con me è: può TATA LUCIA fornire bibliografia di ciò che afferma? Bastano le opinioni e l’esperienza per andare in televisione e dare consigli che non tengono conto delle posizioni scientifiche mondiali in materia di allattamento al seno, sonno e comunicazione affettiva coi bambini? Possiamo continuare ad ignorare i bisogni affettivi dei bambini e le loro paure senza rischi per loro e per la nostra società?

Questa ripeto, non è una lettera contro le Tate ma un richiamo alla professionalità e all’aggiornamento in materia di sonno e allattamento. Sarebbe bellissimo che le TATE con la loro popolarità potessero contribuire alla diffusione di queste informazioni per aiutare le famiglie nelle loro scelte personali.

Mi auguro che in futuro ci possa essere anche almeno un piccolo spazio per l’informazione scientifica oltre che opinionistica. In ballo c’è l’equilibrio affettivo di piccole creature che diventeranno gli adulti di domani, non possiamo continuare a pensare che i bambini siano piccoli adulti da impostare e di cui “ignorare i capricci” come spesso ho sentito affermare in trasmissione.

Mi rendo disponibile per approfondimenti all’indirizzo mail: alessandrabortolotti@hotmail.com

Dottoressa
ALESSANDRA BORTOLOTTI
www.psicologiaperinatale.it

1. Bortolotti A., “E se poi prende il vizio?”, Il Leone Verde, Torino, (2010).

2. Per il testo integrale tradotto in italiano si consulti il link:
http://www.mami.org/Docs/WHO_docs/Strategia_globale.pdf

3. Moschetti AM. Tortorella, “Ossitocina e attaccamento” Quaderni ACP, 2077; 14(6): 254-260 disponibile al link: http://db.acp.it/Quaderni2007.nsf/e437b874346b3d56c1256f44005a1f5a/2ae6f109e697ea4ec12573c60035d38f/$FILE/AGGIORNAMENTOAVAN.pdf

4. AAIMHI, Position Paper 1: Controlled Crying, (2004)
Articolo disponibile al link: http://www.aaimhi.org/documents/position%20papers/controlled_crying.pdf

5. SI consulti a questo proposito il testo di Thomas Gordon, Genitori efficaci, La Meridiana, (2007).


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