Parto cesareo: è sempre veramente necessario?

Nei paesi industrializzati le più comuni indicazioni al taglio cesareo sono:

precedente taglio cesareo (30%), distocia (30%), presentazione podalica (11%) e distress fetale (10%);

la restante percentuale è costituita da una serie di indicazioni più o meno assolute e/o relative (età materna, gemellarità, fattori sociali, culturali ed economici). (Dati tratti da: “Riv. It. Ost. Gin.” – 2006 -Vol. 12, pag. 609, TAGLIO CESAREO: ANALISI CRITICA DELLE INDICAZIONI).

Oggi il parto cesareo è l’intervento più frequente in ostetricia.

Alla fine degli anni Settanta la percentuale dei tagli cesarei in Italia si attestava intorno al 5% , aumentando progressivamente fino ad arrivare, nel 2006, a cifre intorno al 25-30%.

Lazio, Campania , Basilicata, Sicilia, Puglia, Molise e Calabria si collocano ai primi posti (dato del 2009), mentre altre regioni come la Lombardia, il Veneto e la
Toscana presentano una frequenza di taglio cesareo al di sotto del 30%.

il Friuli Venezia Giulia ha la frequenza più bassa (22%) .

Ecco alcune delle possibili cause dell’aumento della frequenza del parto cesareo:

– il miglioramento delle tecniche chirurgiche e dell’assistenza postoperatoria, che hanno generato la convinzione che il taglio cesareo sia privo di rischi.

In realtà la frequenza di complicanze nel post-partum è almeno dieci volte più alta
rispetto al parto vaginale.

– Le mutate condizioni socio-culturali: oggi le donne tendono a posticipare l’età
della prima gravidanza e ad avere meno figli e il ricorso al taglio cesareo cresce con l’aumentare dell’età della gestante.

– La possibilità di programmare la nascita e ridurre l’ansia della partoriente e dei familiari.

– Il desiderio di diminuire la mortalità perinatale e di prevenire le complicazioni perinatali, e il timore dei medici e del personale paramedico di essere accusati di negligenza, imperizia o inosservanza di norme, atteggiamento che conduce ad una medicina difensiva, attuata spesso per la pressione psicologica della gestante o dei familiari.

– La paura del parto e del dolore del parto.

(dati tratti da: “Riv. It. Ost. Gin.” – 2009 – Num. 21 pag. 13, Analisi della frequenza di taglio cesareo secondo le classi di rischio clinico, F. Maneschi et al.).

Il taglio cesareo è un intervento che, quando eseguito per reale necessità, può salvare la vita alla madre o al neonato, ma che andrebbe evitato al di fuori delle condizioni di stretta necessità, poiché essendo un intervento chirurgico addominale non è privo di rischi e complicazioni.

Rischi e complicazioni per il bambino:

– Problemi respiratori: un bambino nato col taglio cesareo ha più probabilità di avere difficoltà respiratorie rispetto a un bambino nato per via naturale.

– Basso punteggio APGAR: in alcuni casi un basso punteggio Apgar alla nascita può essere la conseguenza della mancanza di stimolazione dell’adrenalina durante il parto (conseguenza, solitamente, della reazione del bambino alla compressione della testa, mentre si trova nel canale del parto).

I bambini nati da cesareo hanno il 50% di possibilità in più di avere punteggi APGAR più bassi di quelli nati vaginalmente.

Conseguenze per la madre:

– Degenza protratta.
– Uso del catetere vescicale.
– Dolore.
– Maggiori difficoltà di movimento e deambulazione nei giorni successivi all’intervento.
– Maggiori difficoltà nell’iniziare l’allattamento, dovute alla difficoltà di movimento e alla maggiore necessità di assistenza.
– Maggior ricorso a farmaci (antidolorifici, antibiotici).

Il ginecologo, essendo la figura professionale che attualmente, almeno in Italia, segue la quasi totalità delle gravidanze, dovrebbe informare le proprie assistite su tutte le modalità di parto e sui rischi e i benefici, nonché sulle possibili conseguenze che queste comportano.

Di fronte ad una reale indicazione al taglio cesareo, egli dovrà illustrare le modalità dell’intervento alla futura madre, ma di fronte ad una richiesta della stessa non giustificata da cause mediche, egli dovrebbe tentare di convincerla per il parto naturale, offrendo appoggio, informazioni e dimostrando che il parto naturale ha minore frequenza di complicanze rispetto al cesareo.

E voi cosa ne pensate?

Emanuela Rocca

(Per approfondire l’argomento consigliamo la lettura de Il parto cesareo).

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