Parto naturale e dolore. Cosa l’aumenta?

Torniamo a parlare del dolore del parto…argomento che ha suscitato tante diverse reazioni nelle lettrici di Bambi Nonaturale…

Prima di tutto una premessa.

Come professionista mi sta a cuore informare correttamente e in maniera obiettiva le persone che leggono, quindi tutto ciò che scrivo ha basi scientifiche e non è il frutto di qualche filosofia newage, né tantomeno trattasi di opinioni personali.

Non mi permetterei mai di giudicare le scelte delle persone, poiché ciascuna di noi ha un proprio vissuto e un proprio bagaglio di esperienze, anche in relazione al dolore, e quindi ogni donna è a se stante, così come ogni gravidanza è un capitolo a se stante, anche nella stessa donna.

Ogni donna è libera di partorire come preferisce…di fare l’analgesia epidurale o di non farla e utilizzare metodi non farmacologici. La cosa essenziale, che a mio avviso non dovrebbe mai mancare, è l’informazione, un’informazione obiettiva, a 360°, supportata da dati scientifici.

Ma veniamo a noi.

Abbiamo visto come il travaglio sia regolato da alcuni ormoni: ossitocina, prostaglandine, adrenalina ed endorfine. Il picco di dolore dovuto alla contrazione stimola la secrezione di un picco di adrenalina, responsabile a sua volta della secrezione di ossitocina (che regola il travaglio e rende le contrazioni efficaci), precursori delle prostaglandine (responsabili anch’esse della regolazione fisiologica del travaglio) ed endorfine (ad effetto analgesico).

Quando l’adrenalina non viene più prodotta solamente durante il picco di dolore causato dalla contrazione, ma viene secreta a livelli maggiori e si mantiene a livelli basali più alti anche al di fuori della contrazione (in seguito a stress), viene inibito il rilascio di ossitocina, prostaglandine ed endorfine, con importanti effetti negativi sull’andamento del travaglio e aumento della percezione del dolore.

Per alcune donne il dolore del parto può diventare fonte di stress, ansia e tensione, provocando un aumento del livello basale di adrenalina (ormone “della fuga”) che si ripercuote negativamente sia sull’andamento del travaglio (distocia), che sulla percezione del dolore stesso (che aumenta).

Se però andassimo ad analizzare le singole situazioni che hanno portato a ciò, molto probabilmente riusciremmo a trovare delle spiegazioni scientificamente plausibili per buona parte di esse.

Ecco infatti diversi fattori che possono causare stress-ansia-tensione-paura-preoccupazione in una donna in travaglio, con conseguenze sia sull’andamento del travaglio stesso che sulla percezione del dolore:

– Uso di posizioni obbligate ed innaturali (in primis la posizione supina);
– Immobilità, impossibilità a muoversi liberamente;
– Impossibilità a scegliere autonomamente;
– Ambiente disturbante: luci e rumori forti, porte aperte, presenza di persone estranee, presenza di troppe persone, mancanza di privacy ed intimità, freddo, digiuno prolungato…
– Ambiente percepito come “ostile”, dove non ci si sente a proprio agio, dove non ci si sente “al sicuro”;
– Assenza di sostegno;
– Sensazione di essere lasciate a se stesse;
– Scarsa o assente informazione da parte del personale riguardo all’andamento del travaglio (o percezione di tale sensazione);
– Troppe visite vaginali;
– Sensazione di imbarazzo;
– Distrazioni, interruzioni;
– Passività e delega rispetto al proprio stato;
– Difficoltà a rilassarsi tra una contrazione e l’altra;
– Respirazione scorretta;
– Scarso rispetto per i tempi e i ritmi personali;
– Medicalizzazione della nascita: uso di ossitocina sintetica (aumenta la percezione del dolore poiché aumenta la forza delle contrazioni), rottura artificiale delle membrane, dilatazione manuale, episiotomia…
– Uso di metodi farmacologici contro il dolore del parto.

Riguardo a quest’ultimo punto, vorrei precisarne la giustificazione scientifica: l’uso di farmaci ad azione analgesica provoca un intorpidimento delle aree sensibili all’azione dell’ossitocina, sia endogena che di sintesi, con conseguente effetto sulle contrazioni, che diventano spastiche e inefficaci.

Le contrazioni spastiche provocano ischemia miometriale (il miometrio è il muscolo uterino) per ridotto apporto di ossigeno al muscolo, con conseguente aumento della sensazione dolorosa.

Ma ci sono anche altri fattori che possono influenzare negativamente la percezione del dolore di una persona:

– Una soglia bassa del dolore;
– Racconti negativi sul parto;
– Racconti negativi sul dolore del parto;
– Esperienze passate di dolore;
– Aspettative negative sul dolore del parto;
– Aspettative negative sul parto;
– Impossibilità di ricevere l’analgesia epidurale in travaglio;
– Aspettative poco realistiche verso il parto/scarsa informazione in gravidanza;
– Sfiducia nelle proprie capacità di affrontare il travaglio e il dolore;
– Non accettazione del dolore come componente naturale e fisiologica dell’evento nascita.

Ecco infine, alla luce di quanto detto fin’ora, i fattori che concorrono a ridurre la percezione del dolore in travaglio:

– Alta soglia del dolore;
– Buona preparazione al parto/informazione corretta in gravidanza;
– Fiducia nelle proprie capacità e nei propri mezzi per affrontare il dolore;
– Accettazione del dolore come componente naturale della nascita;
– Motivazione positiva;
– Aspettative realistiche verso il parto;
– Possibilità di muoversi liberamente e assumere le posizioni ritenute migliori;
– Capacità e possibilità di rilassarsi tra una contrazione e l’altra;
– Ambiente favorevole: silenzio, luci soffuse, intimità e privacy, temperatura adeguata, porte chiuse, possibilità di bere e alimentarsi nei limiti del possibile, poche e indispensabili visite vaginali;
– Rispetto dei tempi e dei ritmi individuali;
– Possibilità di scelta;
– Sostegno e presenza continua da parte del partner o di una persona di fiducia;
– Sostegno attivo ma discreto da parte del personale che assiste al parto;
– Rispetto dei tempi del travaglio;
– Possibilità di mettere in pratica i metodi naturali contro il dolore (massaggi, impacchi caldi o freddi, uso della doccia calda o della vasca di acqua calda, stimolazione dei punti shiatzu, uso di rimedi omeopatici, dei fiori di Bach, esercizi di rilassamento e visualizzazione, uso di posizioni particolari…).

Emanuela Rocca


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