Ecologia in famiglia

Un giorno non molto lontano mia figlia di quattro anni mi ha chiesto se le arance si fanno con il succo. Non viviamo in Sicilia e non abbiamo la fortuna di avere un grande orto (solo qualche verdura in vaso, sul balcone, quando la stagione lo permette).

Ma – anche a partire da queste affermazioni – lo stimolo a parlare di natura, a rotolarsi sull’erba, a raccogliere delle zolle di terra e ad andare a guardare le galline dello zio Bepi, è sempre più forte.

Anzi, è urgente e improcrastinabile, al pari di fare più spesso, e sotto gli occhi di mia figlia, delle buone spremute di arance biologiche.

Questo per dire che non sono una mamma ambientalista e punto. Comprare bio e fare la raccolta differenziata non basta più. Urge cercare di ragionare un po’ su quel che si fa, per questa benedetta terra, senza essere assolutisti, ma con il desiderio di cambiare qualcosa per davvero.

Severn Suzuki, che fu definita la bambina che zittì il mondo per sei minuti aveva solo 12 anni quando partecipò al vertice della Terra di Rio de Janeiro, a nome di ECO (Environmental Children Organization). Fece un breve discorso davanti ai rappresentanti dell’ONU e riuscì a dire delle cose che mi commuovono ogni volta che le ascolto.

Qui potete esser presenti in veste di delegati del vostro governo, uomini d’affari, amministratori di organizzazioni, giornalisti o politici, ma in verità siete madri e padri, fratelli e sorelle, zie e zii e tutti voi siete anche figli. (…) A scuola, persino all’asilo, ci insegnate come ci si comporta al mondo. Ci insegnate a non litigare con gli altri, a risolvere i problemi, a rispettare gli altri, a rimettere a posto tutto il disordine che facciamo, a non ferire altre creature, a condividere le cose, a non essere avari. Allora perché voi fate proprio quelle cose che ci dite di non fare?

Siamo davvero nella lista delle vostre priorità? Mio padre dice sempre “siamo ciò che facciamo, non ciò che diciamo”. Ciò che voi state facendo mi fa piangere la notte.
Voi continuate a dire che ci amate, ma io vi lancio una sfida: per favore, fate che le vostre azioni riflettano le vostre parole.

È incredibile come siano forti e attuali queste parole, schiette e sincere: si rinfacciano alla mia mente ogni volta che apro il portafoglio, ogni volta che le mie bimbe mi chiedono insistentemente di comprare qualcosa. I vostri non ve lo chiedono? Anche se non frequentiamo quasi mai i supermercati, c’è sempre il desiderio di comprare.

No, perché hai voglia a parlare di ambiente, consumi e sostenibilità e poi entri in un negozio coi bambini e la pubblicità subdola e aggressiva delle cose alla loro altezza mangia gli occhi di tuo figlio e si trasforma in richieste, in prendiamo questo e quello.

E purtroppo è così: fare in modo che le nostre azioni riflettano le nostre parole non è per niente facile, educare alla sobrietà è difficilssimo! È una sfida talmente grande che oggi siamo qui a parlare di rispetto per l’ambiente e di idee per crescere una famiglia ecologica, quando è a partire dalla rivoluzione agricola del neolitico che gli uomini aggrediscono la terra, e vivono con essa un rapporto di antagonismo, di lotta.

Il tentativo fallito di dominare la natura deve farci muovere i primi passi e portarci, in punta di piedi, a comprendere quali strategie possiamo adottare. La vogliamo amare un po’ di più questa terra? Io sono sempre più convinta che non possiamo muoverci random – passatemi il termine – e agire pensando in modo univoco.

L’ambiente va di moda e già questo dovrebbe metterci allerta!

Se avrete la pazienza di seguire questa rubrica, cercherò passo dopo passo di delineare quella che secondo me può essere una via. Una delle tante vie possibili per attivarsi come famiglia e per fare una virata vera verso un cambiamento sostenibile. Che non significa usare pannolini lavabili o fare la raccolta differenziata. O almeno non solo quello. È molto di più, forse è anche qualcosa di diverso: è una possibile chiave di lettura e di azioni per un futuro sostenibile.

Ci state?

Elisa Artuso


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