Mamme e lavoro da casa in una sigla

Care Amiche,

oggi vorrei parlarvi delle w.a.h.m.

Un acronimo complesso per un concetto semplice: mamme che lavorano da casa.

In Italia una realtà da costruire, all’estero una esperienza consolidata.

Le W.a.h.m. si distinguono in due macro categorie.

La prima, di cui parleremo in un prossimo articolo, è quella delle mamme che svolgono da casa un lavoro dipendente.

La seconda è quella delle mamme con “istinto imprenditoriale” e discreta manualità, che in casa producono e rivendono piccoli oggetti.

Mamme sarte che vendono abiti, o piccoli accessori di arredamento, bomboniere fatte a mano e quanto la loro fantasia sia in grado di ideare.

All’apparenza potrebbero essere guardate come un fenomeno economico marginale, al limite dell’irrilevante.

Ma chiunque facesse una deduzione così sbrigativa commetterebbe due errori macroscopici.

Il primo è sottovalutare il “valore” della presenza costante della mamma durante le fasi della crescita del bambino.

Il secondo è sottostimare le potenzialità di questo tipo di impresa domenstica.

Tralasciando il primo aspetto, già ampiamente trattato in questa rubrica, voglio invece mettere in evidenza come alcune realtà siano cresciute così tanto da diventare leader di mercato.

E’ il caso delle mamme-sarte-artiste di Wee Notions, che producono pannolini lavabili personalizzabili con ricami artistici.

Una realtà nata come microscopica occasione occupazionale e diventata una solida realtà che esporta in tutta europa (con massima soddisfazione delle clienti).

Sulla scia di Wee Notions ci piace sottolineare l’esperienza italiana di Barbara Fregi Tretopini, anche lei mamma-sarta-artista.

A questo punto mi sembra utile dare alcune, piccole, informazioni che possono essere utili a coloro che desiderassero intraprendere questa avventura.

Per farlo chiedo aiuti ad Angelo Roccotelli, dottore commercialista dello studio RR di Grugliasco, che si è reso disponibile a rispondere ad alcune mie domande.

QUESITO: “Una mamma con un talento (culinario, artistico, sartoriale…) artistico che vuole lavorare a casa e vendere i propri prodotti come deve comportarsi dal punto di vista fiscale: deve aprire necessariamente la partita IVA?”

RISPOSTA:

Tutti i soggetti Persone fisiche anche se in possesso di un lavoro come lavoratore dipendente, possono svolgere l’attività oggetto del quesito avvalendosi di uno dei seguenti Istituti:

1. Prestazione Occasionale
2. Partita Iva

Prestazioni Occasionali

L’art. 61 del D. Lgs. 276/2003 e l’art. 4 della legge n. 30 hanno, per la prima volta, dato una definizione legale delle prestazioni occasionali di lavoro autonomo.

La prestazione occasionale è un tipo di collaborazione non subordinata per lavori meramente saltuari. Proprio per la sua “limitata portata”, la prestazione occasionale si distingue da quella di tipo accessorio, resa da particolari categorie di soggetti, e dall’attività di lavoro autonomo vero e proprio, mancando un coordinamento ed una continuità nelle prestazioni. Per questo motivo, la collaborazione occasionale non è soggetta all’obbligo contributivo presso la gestione separata INPS.

Nell’ipotesi in cui la collaborazione occasionale perda i suoi requisiti (svolgimento dell’attività per periodi non superiori a 30 giorni per anno solare e compenso non superiore a € 5.000 per anno solare per ciascun committente), troveranno applicazione o il lavoro a progetto (se c’è l’elemento della coordinazione) oppure il lavoro autonomo (per più prestazioni abituali). In questi casi ci sarà l’obbligo di iscrizione alla gestione separata INPS e il pagamento dei relativi contributi.

Trattamento previdenziale prestazioni occasionali

L’art. 44 del D.L. 30 settembre 2003, n. 269, convertito con modificazioni dalla legge 24 novembre 2003, n. 326 ha disposto che:

“…A decorrere dal 1° gennaio 2004 i soggetti esercenti attività di lavoro autonomo occasionale e gli incaricati alle vendite a domicilio di cui all’articolo 19 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, sono iscritti alla gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, solo qualora il reddito annuo derivante da dette attività sia superiore ad euro 5.000. Per il versamento del contributo da parte dei soggetti esercenti attività di lavoro autonomo occasionale si applicano le modalità ed i termini previsti per i collaboratori coordinati e continuativi iscritti alla predetta gestione separata…”.

Alle prestazioni occasionali si applicano le nuove aliquote contributive dovute, a decorrere dal 1° gennaio 2012, dai collaboratori coordinati e continuativi iscritti alla Gestione separata, in applicazione della legge n. 326/2003 e della legge n. 449/97:

– Collaboratori già iscritti ad una gestione previdenziale obbligatoria: aliquota 18%;

– Collaboratori privi di tutela previdenziale: aliquota 27,72%.

Partita IVA

La ditta individuale rappresenta una forma giuridica semplice in quanto per la costituzione non sono richiesti particolari adempimenti.

Si ha una ditta individuale nel caso in cui una persona fisica intraprende un’attività economica volta alla produzione e/o allo scambio di beni o servizi, organizza e coordina a tale fine i fattori produttivi necessari (essenzialmente, capitale e lavoro), assumendo personalmente il rischio di tale attività.

Il titolare della ditta individuale è l’unico responsabile dell’attività ed è esposto al rischio d’impresa.

Infatti, egli risponde delle obbligazioni assunte in nome della ditta con tutto il proprio patrimonio presente e futuro (responsabilità illimitata).

La ditta individuale può configurarsi anche come impresa familiare o azienda coniugale.

L’iter per iniziare una attività è il seguente:

1. attribuzione Partita Iva presso l’Agenzia Entrate con relativa scelta del regime contabile;
2. Iscrizione in Camera commercio;
3. Incarico ad un commercialista per gli adempimenti civilistici e fiscali.

Luisa Maria Orsi


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