Vaccini e inquinamento

Analizzando i campioni si sangue di 268 donne incinte sono state trovate tracce di bifenili policlorurati (PCB), utilizzati per la produzione di vernici, lacche e materiali sigillanti, di pesticidi organoclorurati come il famoso DDT, di ftalati utilizzati nella produzione della plastica, di idrocarburi policiclici aromatici (IPA) che vengono immessi nell’atmosfera dalle combustioni industriali e degli autoveicoli, di eteri di difenile polibromurato (PBDE), composti usati come ritardanti di fiamma, di bisfenolo A (BPA), utilizzato nella produzione della plastica e dell’interno delle lattine di metallo per alimenti.

La concentrazione di queste sostanze nocive nelle donne incinte è uguale a quella presente in donne non in gravidanza, ma il rischio aggiuntivo è rappresentato dalla possibilità che alcune di esse possano attraversare la placenta e arrivare al feto.

Sono prodotti chimici che, presi singolarmente, sono stati tutti correlati ad effetti negativi sulla salute dei bambini, mentre l’esposizione ad un loro mix non è nota: potrebbe avere un impatto ancora maggiore.

Altri contaminanti presenti sono i composti perfluorinati (PFC), molto usati nell’industria perché resistenti al calore e idrorepellenti. Sono fotochimicamente stabili, sono molto persistenti e non si dissolvono mai completamente: si prevede che permangano nell’atmosfera per più di 1000 anni.

Ne sono state trovate tracce negli animali, negli uomini e negli ecosistemi di ogni parte del mondo. Esperimenti di laboratorio hanno mostrato che possono essere cancerogeni e avere effetti quali riduzione della memoria, difficoltà di apprendimento, ritardi nell’accrescimento e nello sviluppo, alterazioni del sistema endocrino con difficoltà di concepimento nelle donne.

Un Pfc molto noto è l’acido perfluoroctanoico (PFOA) usato nella produzione di utensili da cucina e prodotti come il teflon, che gli Stati Uniti hanno deciso di vietare a partire dal 2015. I composti perfluorinati si trovano anche nei tessuti da abbigliamento e da arredamento, in adesivi, rivestimenti per tappeti e mobilio, imballaggi alimentari, lubrificanti, cosmetici, insetticidi, farmaci.

La novità è che sembrano essere anche responsabili della riduzione dell’efficacia delle vaccinazioni, in quanto possono diminuire la concentrazione degli anticorpi che si formano in seguito alle inoculazioni.

Uno studio è stato condotto su 656 bambini norvegesi per valutare il tasso di anticorpi contro difterite e tetano e la presenza di Perfluorottano solfonico (PFOS) e acido perfluoroctanico (PFOA) Un alto tasso di PFOS nei bambini tra i 3 ed i 5 anni di età è associato ad una riduzione del 39% della concentrazione anticorpale.

Bambini di 7 anni con un aumento di due volte il livello di PFOA presentano una riduzione del 36% degli anticorpi antitetano e del 25% di quelli contro la difterite.

“I composti perfluorinati sono molto persistenti e causano la contaminazione di acqua potabile, cibo e catene alimentari”, hanno scritto gli autori. “Se le associazioni sono causali, l’importanza clinica dei nostri risultati è che l’esposizione ai PFC possono aumentare il rischio di un bambino di non essere protetto contro difterite e tetano, nonostante un programma completo di vaccinazioni”.

Dott. Eugenio Serravalle
autore di Bambini super-vaccinati

www.eugenioserravalle.com

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