Il dolore del parto naturale unisce la coppia

La gravidanza e, soprattutto, il parto, rappresentano momenti cruciali, forse critici, ma comunque molti forti e determinanti, all’interno della coppia. Rappresentano, infatti, la svolta, il cambiamento radicale e irreversibile (spesso, fortunatamente, in senso positivo) del rapporto di coppia, dell’equilibrio che si è formato nel tempo tra due persone, rappresentano la necessità di rivedere questo equilibrio per adattarlo ad una terza persona, con tutte le sue necessità, le sue emozioni e i suoi problemi.

Prendere in mano il rapporto, metterlo in discussione e adattarlo al bambino, necessita chiaramente di una solida unione e comunione all’interno della coppia, affinché l’ingresso del bambino al suo interno non rappresenti un motivo di rottura quanto piuttosto un momento di crescita, maturazione e consolidamento del rapporto.

All’interno della coppia, infatti, è la donna che vive la gravidanza sul e nel proprio corpo, che sente il bambino crescere e vivere dentro di sé, è lei che prova il dolore e quelle forze potenti e profonde che porteranno alla nascita del bambino e, ancora, è lei che allatta al seno il nuovo nato, in un rapporto che fisiologicamente è molto speciale ed esclusivo.

In questo “turbine” di eventi che coinvolgono la donna in tutta la sua globalità, c’è il rischio che il partner si senta escluso sia dal rapporto con lei, che da quello col bambino, che da quello madre-figlio. Questo potrebbe, alla lunga, intaccare il rapporto di coppia, logorare quei delicati equilibri che fino a quel momento l’avevano tenuto unita.

Se, però, la coppia è molto unita e l’unione è solida, matura, ben costruita, allora sarà essa stessa a far sì che la gravidanza non venga vissuta dall’uomo come un evento esclusivo della donna e farà in modo che egli si senta naturalmente coinvolto fisicamente ed emotivamente nell’evento: egli parteciperà, quindi, alle visite di controllo, alle ecografie, si informerà, toccherà la pancia, ascolterà il bambino, il suo battito cardiaco…. Allo stesso modo si potrà sentire coinvolto durante il parto, grazie alla presenza del dolore! Vediamo come.

Se il partner ha vissuto attivamente la gravidanza della compagna, partecipando alle visite, alle ecografie, al corso di preparazione al parto, allora sarà naturalmente più preparato all’evento nascita e al dolore che lo accompagna, così come sarà più preparato ad aiutare la compagna ad affrontarlo e viverlo positivamente e costruttivamente, rispetto ad un partner passivo, indifferente o che è stato escluso dall’evento. Qui entra in gioco la comunicazione, all’interno della coppia, nel contesto del travaglio di parto, resa possibile e favorita dalla presenza del dolore.

La donna prova il dolore delle contrazioni e lo manifesta attraverso gemiti, lamenti, una respirazione ritmica, lenta o veloce, o cambiando posizione, chiedendo di essere massaggiata, chiedendo al partner che le dia la mano….Se egli è capace di provare empatia nei confronti della propria compagna (la chiave di questa comunicazione…), se cioè è in grado di immedesimarsi nel suo dolore, nella sua fatica e nella sua ricerca di un sostegno, allora ha in mano le potenzialità e i mezzi per aiutarla e sostenerla nel percorso, condividendolo con lei, maturando con lei, crescendo con lei…

La coppia che riuscirà ad affrontare e superare costruttivamente e, soprattutto, insieme, il dolore del parto, ne uscirà più solida, più unita e pronta per accogliere, insieme, il bambino.

In assenza della componente dolorosa del travaglio, la donna vive l’intero percorso-nascita in una condizione di maggiore passività, spesso dormendo, distaccata da ciò che succede all’interno del proprio corpo, quindi non sente nemmeno la necessità di un sostegno e di un appoggio da parte del partner, che, di conseguenza, si trova anch’egli passivo, messo da parte, spesso inutile, in attesa degli eventi.

In questo caso, anche un partner molto attivo, preparato, partecipante, difficilmente potrà empatizzare con la compagna, poiché questa non ne manifesta la necessità o addirittura dorme, assumendo, quindi, un ruolo di passivo spettatore dell’evento. Il ruolo di spettatore permane anche durante il periodo espulsivo, anche se la donna a questo punto partecipa attivamente, poiché al partner manca, in un certo senso, quel processo di empatizzazione e di condivisione che è rappresentato dal travaglio, necessario come “preparazione mentale e psicologica” al momento della nascita.

Emanuela Rocca

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