Alimentazione dei bambini: variamo e non forziamo!

Molti studi evidenziano come l’alimentazione dei bambini sia molto spesso drammaticamente sbilanciata non tanto, o non solo, dal punto di vista della quantità, quanto piuttosto dal punto di vista qualitativo.

Da una parte un eccesso di proteine animali, di grassi saturi, e cibi manipolati, dall’altra una carenza di fibre e di sostanze vitali come vitamine e sali minerali.

L’incubo peggiore fino a qualche tempo fa, quello della denutrizione, si è trasformato in quello della malnutrizione, che espone noi e i nostri figli all’obesità, e a patologie, fino a qualche decennio fa non così diffuse e tragicamente mortali.

Gran parte di queste malattie possono essere prevenute con un’alimentazione il più possibile varia, ricca di carboidrati non raffinati, e vegetali freschi e crudi, possibilmente di provenienza biologica. Non esiste un alimento completo, che assommi in sé ogni virtù nutrizionale, ma esistono senz’altro alimenti da evitare, e alimenti migliori di altri.

Facciamoli conoscere ai nostri figli, e presentiamoli loro in tavola sotto varie forme, trovando per tentativi ed esperimenti quella che fa al caso nostro.

La cosa migliore è creare fin dall’inizio, a partire dallo svezzamento, sane abitudini alimentari nei nostri bambini, ma non scoraggiamoci mai. Anche se i nostri figli (così come noi) sono già abituati a sapori artificiali e poco sani, possiamo comunque fare molto per cambiare le abitudini sbagliate.

Non possiamo di certo stravolgere da un giorno all’altro le loro sicurezze, sappiamo tutti quanto i bambini possano essere abitudinari, diffidenti e poco inclini alla sperimentazione, soprattutto a tavola, tuttavia coinvolgere fin da piccoli i bambini nelle attività in cucina è un ottimo modo per vincere talune resistenze.

Se i bambini saranno soggetti attivi nell’intero processo di preparazione del cibo, dalla spesa, alla cottura, al portare in tavola compreso, tutto può essere più semplice, e loro saranno più disponibili ad accettare qualcosa alla cui creazione hanno contribuito.

Col tempo e con molta gradualità (oltre che pazienza e svariati fallimenti!) potremo in questo modo introdurre alcune varianti più salutari dei loro piatti preferiti, cercare di proporre in versione vegetariana molte pietanze, aumentando la quantità e qualità di ortaggi, ad esempio, preferibilmente nel rispetto della stagionalità, inserendoli nei ripieni, nei sughi, nelle torte salate, nelle pizze e nelle focacce.

Se i nostri bambini sono abituati alle bibite gassate potremmo sostituirle con spremute di agrumi e centrifugati di frutta. Cominciamo con l’introdurre un paio di pasti la settimana dei cereali integrali, dapprima sotto forma di pastasciutta se la amano e non sono disposti a rinunciarvi, e poi con i cereali in chicco.

I bambini impareranno a riconoscere e amare sapori differenti. Privilegiamo le farine integrali per panificare. Eliminiamo un po’ alla volta i cibi spazzatura, sostituendo l’hamburger di carne con quello di fagioli o lenticchie, e non dimentichiamo mai la frutta oleaginosa e i semi.

E’ estremamente importante che i bambini abbiano la possibilità, esattamente come noi, di consumare una gran quantità di alimenti di origine vegetale, frutta e verdura dunque, anche crude, per il loro effetto preventivo e protettivo nei confronti di numerosissime patologie. Può non essere facile, ma se non ci facciamo prendere dalla fretta e dallo sconforto conseguenti i primi risultati non esattamente esaltanti, può essere stimolante e divertente al tempo stesso. Un po’ per volta la diffidenza si trasformerà in curiosità.

Si tratta di cercare di creare e consolidare nel tempo fin dalla prima infanzia salutari abitudini alimentari che accompagneranno i nostri figli per tutta la vita, e che porranno le premesse per una sana alimentazione.

Spesso nei bambini che si ostinano pervicacemente a rifiutare di mangiare o addirittura assaggiare un certo cibo, il rifiuto è legato alle prime esperienze, e ai primi incontri con esso, al fatto che il suo aspetto o sapore è associato ad un ricordo non piacevole che gli provoca repulsione, magari legato alla temperatura, al colore, o alla consistenza, o ancora al fatto che in quel momento il bambino era stanco o ammalato.

I meccanismi che portano al rifiuto del cibo sono estremamente delicati e sensibili. Potremmo invitare il piccolo ad assaggiarlo facendolo noi stessi primi, sottolineando certe caratteristiche positive, ad esempio un buon odore, o una consistenza piacevole, potremmo curare in modo particolare la sua presentazione, rendendolo gradevole ed accattivante dal punto di vista visivo: anche l’occhio vuole la sua parte si dice.

Spesso infatti i bambini non sopportano di vedere nel piatto tante cose troppo vicine le une alle altre, ad esempio il pezzo di formaggio lambito dal sugo delle zucchine saltate in padella. Teniamolo in considerazione e comportiamoci di conseguenza. Ma se il bambino non ne vorrà sapere dovremo desistere e rispettare i suoi desideri.

Riproveremo più avanti. Spesso infatti i gusti cambiano col tempo e molte antipatie alimentari sono destinate a perdersi progressivamente. Se inoltre tendiamo a nascondere e camuffare la presenza di verdure frullandole e rendendole difficilmente individuabili, o rispondendo con bugie alle domande sul loro contenuto, sarà difficile che il bambino una volta cresciuto le accetti con naturalezza e spontaneità

Questo vale per le verdure in modo particolare, data la difficoltà che gran parte dei genitori incontra nel convincere i propri figli a mangiarle, ma può valere per qualsiasi altro cibo. Quindi cerchiamo per quanto ci è possibile, durante questa delicata fase, di rendere il cibo, e gli ingredienti che usiamo per prepararlo, facilmente identificabili e vicini alla loro presentazione e consistenza originaria, in modo che il bambino possa ricondurli alla forma con cui si presentano in natura.

Camuffare un ingrediente o dissimularne la presenza equivale a lanciare un messaggio piuttosto chiaro al bambino, vale a dire che quel cibo è poco desiderabile o appetibile.

Cerchiamo però in primo luogo noi mamme di vivere con meno nevrosi i momenti dei pasti, e tentiamo di non colpevolizzarci troppo, non consideriamoci le responsabili dell’inappetenza di nostro figlio.

Non costringiamo mai il bambino a mangiare, di solito, quando i bambini non vengono più costretti tendono a mangiare di più, anche se questa non è la regola, ma dobbiamo smettere di costringerli non tanto per aumentare il loro appetito, ma perché forzarli è sbagliato, semplicemente.

Fidiamoci del loro senso dell’appetito: se il bambino cresce in modo regolare, è attivo, sveglio, vivace e ha voglia di giocare, non c’è di che allarmarsi, non c’è ragione di cui preoccuparsi.

Il bambino semplicemente mangia se ha fame, e quando di fame non ne ha, smette di mangiare. Può sembrare banale e semplicistico, ma i meccanismi di regolazione dell’appetito dei bambini sono molto più efficienti di quelli di un adulto, perché non ancora corrotti dalle cattive abitudini e da fattori che con l’autentico e naturale senso della fame poco o nulla hanno a che vedere, e, soprattutto, cerchiamo di ridimensionare le nostre aspettative in fatto di cibo.

Spesso i problemi nascono dal fatto che quel che a noi sembra una porzione accettabile, servita nel piatto di un adulto, per lo stomaco di un bambino di due o tre anni è decisamente troppo, quindi il piccolo non la finisce semplicemente perché nella sua pancia non riesce a farcela stare!

Michela Boscaro

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