Bambini in cucina, ritmi e tradizioni

Tutti noi esseri umani siamo ritmo. Il ritmo ci contraddistingue dal punto di vista fisico, perché fin dal primo respiro, anzi, ancor prima, fin da quando ci troviamo nell’utero materno, veniamo cullati dal rumore del suo battito cardiaco, dal suono prodotto dai suoi gorgoglii intestinali, dai movimenti del suo corpo, e dall’alternarsi, nel corso della giornata, dei suoi cicli di sonno e veglia.

Una volta nati, questi ritmi corporei ci divengono propri, e c’insegnano a vivere.  Ai ritmi fisici, tuttavia, si sommano altri tipi di ritmo, che ci sono invece dati dall’esterno, ad esempio l’alternanza del giorno e della notte, l’avvicendarsi delle stagioni, ma anche, e, soprattutto, delle abitudini quotidiane prevedibili e costanti, consuetudini che danno struttura alle nostre giornate, ci confortano, rassicurandoci che tutto va come noi possiamo prevedere, e sapendo quel che ci aspetta, ci danno tranquillità e benessere.

Su ogni bambino i ritmi hanno un immediato effetto rassicurante, ogni mamma lo sa: pensiamo alle poppate di un neonato, che ne scansionano la giornate e la vita, i piccoli ne hanno un profondo bisogno, e, una volta cresciuti, ai momenti dei pasti ed ai riti e alle abitudini che a essi sono associati, il risveglio e la colazione, il lavarsi le mani e il pranzo, la preghiera e la cena, seguite poi dalla lettura di un libro o una storia; e lo spuntino pomeridiano che impone una pausa di riposo in un lungo pomeriggio di gioco o impegni.

I bambini hanno necessità, oggi più che mai, di punti fermi ben precisi, perché lo scorrere del tempo e la sua percezione sono concetti di cui hanno un’idea alquanto vaga e una percezione piuttosto approssimativa. Se invece li aiutiamo con le abitudini, ne favoriremo poco alla volta la presa di coscienza.

Il ritmo delle stagioni e delle festività riescono invece a fornire ai nostri bambini punti di riferimento temporale più ampi. Molti tra i nostri più bei ricordi d’infanzia sono legati alle abitudini, alle usanze stagionali e alle tradizioni di famiglia, di cui il cibo e il tempo trascorso a tavola e in cucina sono spesso protagonisti indiscussi, tanto da portarci a conservarne il ricordo associando a quei momenti precise pietanze, sapori e profumi, oltre che atmosfere e sensazioni.

Purtroppo i nostri figli non fanno esperienza di questi ritmi nella stessa misura in cui ne abbiamo fatto noi, in gran parte perché il legame con la natura e i suoi ritmi si è particolarmente allentato nel corso degli ultimi decenni, ma anche perché è il senso e la percezione delle ritualità a essersi attenuato.

Essere in sintonia con il ciclo della natura e delle stagioni, con il ritmo dell’anno e delle festività che lo cadenzano, aiuta i bambini anche a mantenere vivo il senso di meraviglia e stupore che appartiene loro, e che si affievolisce purtroppo man mano che diventano grandi.

Sempre meno persone seguono il naturale ciclo delle stagioni, cui dovremmo tutti istintivamente obbedire, perché noi stessi siamo parte della natura e ne rispecchiamo le regole.

tempi moderni e il progresso tecnologico che ne consegue ne sono in gran misura responsabili. La tecnologia, la globalizzazione ed il progresso ci hanno senz’altro reso la vita molto più comoda e semplice, interferendo purtroppo pesantemente con quelli che sono i naturali ritmi dell’uomo.

Sempre più spesso mangiamo fragole a gennaio e uva a marzo, e i nostri bambini pensano che ciò sia normale. I cibi che consumiamo hanno bisogno di sempre meno preparazioni, perché sono già stati manipolati e lavorati in un momento precedente al nostro acquisto.

Dolci e pane sono pronti e sigillati in sacchetti di plastica, con pochi, rapidi e asettici gesti possiamo estrarre dal congelatore cibi precotti e surgelati, dimenticando il piacere di mettere insieme un pasto genuino e fatto da noi, che non significa necessariamente elaborato; e i bambini difficilmente riescono a rendersi conto che in realtà per mettere insieme un pasto ci vuole tempo, una ritualità ben precisa, scandita da ritmi e attività, e naturalmente a volte tanta attesa.

L’alternarsi delle stagioni e delle festività a esse collegate è però fortunatamente un aspetto sul quale l’uomo non ha alcun potere di controllo né intervento, l’attesa e la preparazione sono fasi che non si possono accelerare o eludere.

La nostra brama non potrà ottenere il miracoloso effetto di far arrivare in anticipo l’estate ed i suoi frutti succosi o di festeggiare prima il Natale.

Possiamo pertanto educare i nostri figli al gusto per quel che verrà, e preservare il più a lungo possibile il sentimento infantile di gioiosa attesa che fa parte del piacere stesso, che potranno pregustare impegnandosi nei preparativi che precedono l’evento stesso, i quali accresceranno la gioia e l’eccitazione che l’accompagnano.

L’attesa, e l’immaginazione che la segue renderanno ancor più desiderabili gli assaggi delle prime ciliegie di giugno, delle castagne in autunno, del dolce preferito per la festa di compleanno, o il pic nic in occasione della gita in campagna. Si tratta in tutti questi casi di sensazioni delle quali l’intervento umano non ha il potere di diluire l’intensità.

Ma anche rispetto dei ritmi dei bambini, dei loro tempi di crescita, che sono tutt’altro che regolari, ma fatti di tanti passi in avanti, intervallati di tanto in tanto da momenti di stasi e altri di regressione, perché la crescita non è un processo lineare e coerente, sempre fedele a sé stesso, ma un percorso spesso accidentato e tortuoso.

Riconosciamo allora il loro diritto alla lentezza e a seguire i propri ritmi personali, circondandoli di abitudini rassicuranti.

Michela Boscaro

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