Se il bambino respira con la bocca…

La respirazione è una funzione che interessa diverse parti dell’organismo e deve avvenire senza sforzo attraverso il naso mentre le labbra sono naturalmente in contatto tra loro.

La bocca, invece, è predestinata ad essere la sede di altre funzioni, come la fonazione, la masticazione e la deglutizione.
Le fosse nasali giocano un ruolo fondamentale: sono le prime che consentono di migliorare le caratteristiche termiche e di “filtrare” l’aria inspirata, azione che viene poi continuata dalla faringe.

Nel respiratore orale, invece, l’aria attraversa troppo velocemente la cavità orale, saltando così il passaggio naso-faringe dell’aria.

Le cause possono essere legate a malattie a carico delle vie aeree superiori, come poliposi nasale, riniti allergiche, deviazioni del setto nasale, ipertrofia dei turbinati, faringiti croniche, adenoidi, oppure a cause non patologiche, come abitudini viziate tra cui la deglutizione atipica, il succhiamento del dito, il morso del labbro inferiore, oppure caratteristiche strutturali individuali, tra cui un minor tono, ovvero una minore forza dei muscoli responsabili della masticazione e delle labbra.
La diagnosi è molto semplice quando si tratta di evidenti forme di respirazione orale, ma, accanto a queste, esiste un gran numero di forme di respirazione mista (naso+bocca), che passano inosservate se non vengono ricercate con attenzione. La diagnosi, quindi richiede una approccio tra più discipline e quindi tra più professionisti: pediatra, odontoiatra, ortodontista, otorinolaringoiatra, logopedista.

È sempre opportuno chiedere ai genitori se il bambino dorme con la bocca chiusa o aperta, se bagna il cuscino di saliva, qual è il suo atteggiamento quando guarda la televisione, legge o ascolta qualche argomento che lo interessa.
Un segno caratteristico del bambino respiratore orale è rappresentato dalla “facies adenoidea”: la faccia è lunga e stretta, gli occhi hanno un alone scuro, le narici sono strette, le labbra aperte, il labbro superiore corto, la mandibola abbassata.

Una valutazione generale della struttura del bambino permette una visione più completa della situazione: spesso il bambino respiratore orale presenta una gabbia toracica poco sviluppata, per la sua “fame di aria” nella parte alta del corpo e per il poco esercizio dei muscoli respiratori bassi, lo sterno infossato, le scapole alate, le spalle piegate in avanti, e a volte alterazioni della colonna vertebrale (cifosi, ovvero schiena a C).

È altrettanto indispensabile valutare se questo quadro clinico faccia parte del corredo genetico del soggetto, osservando e valutando la conformazione del volto di mamma, papà e nonni, oppure se sia direttamente correlato alla funzione respiratoria non corretta e quindi orale.

Per quanto riguarda il cavo orale, è opportuno sapere che il bambino respiratore orale avrà una bocca più secca, perché l’aria che inspira “asciuga” più velocemente l’ambiente orale, diminuisce la presenza di saliva, necessaria a tamponare l’acidità del pH orale. Nella saliva inoltre sono presenti determinati enzimi e proteine che svolgono un’efficace attività antimicrobica.

Per questi motivi è necessario tenere il più possibile umettata la bocca del bambino, facendogli bere molta acqua.
La respirazione orale, qualunque sia la causa che la provoca, determina le condizioni ideali per la proliferazione dei batteri, produttori di gas maleodoranti, causando così alitosi.

Nel caso in cui vostro figlio soffra di malattie infiammatorie a carico del naso, che creano quindi ostruzione delle vie aeree superiori, costringendolo a respirare con la bocca, possono manifestarsi secrezioni di muco, che intensificano il fenomeno dell’alitosi. I lavaggi nasali con soluzioni saline fluidificano il muco, favoriscono l’eliminazione dei batteri che ristagnano e riducono gli effetti negativi sull’alito.
Diminuendo la saliva ed abbassandosi il pH orale, il bambino sarà più soggetto allo sviluppo di carie; quindi è necessario intensificare le manovre di igiene orale, spazzolando i denti rigorosamente dopo i tre pasti principali: colazione, pranzo e cena.
L’utilizzo del chewing-gum stimola, durante i primi minuti di masticazione, la secrezione salivare e può, pertanto, incrementare transitoriamente meccanismi di difesa nei confronti della carie, sempre che la gomma da masticare sia priva di zuccheri e che contenga edulcoranti non cariogeni, come lo xilitolo.

È doveroso ricordare però che l’uso del chewing gum non sostituisce in nessun caso le regolari manovre di igiene orale, perché la sola masticazione non è in grado di rimuovere i depositi di placca batterica, cosa che solo un corretto spazzolamento può ottenere.
Regolari sedute di igiene orale professionale permettono di abbassare la carica batterica orale.

Corretta respirazione, corretta salute orale!

Valeria Scarafile

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