La carie nei bambini, come prevenirla

Al giorno d’oggi, nel mondo, la carie rappresenta una minaccia per la salute orale dei bambini.

In Italia la situazione non è migliore: recenti studi hanno infatti evidenziato che già a quattro anni 1 bambino su 5 presenta lesioni cariose e con il passare dell’età la percentuale aumenta sensibilmente.

A 12 anni 1 ragazzino su 2 soffre di carie.

Pur essendo una patologia infettiva, la carie tuttavia è prevenibile: è fondamentale impostare un’azione educativa rivolta prima di tutto ai bambini per sensibilizzarli ad una corretta igiene orale domiciliare e ad una sana alimentazione.

Ma noi professionisti cosa possiamo offrire di oggettivo per identificare quali bambini sono ad elevato rischio di carie?

La carie si forma quando gli acidi batterici hanno l’opportunità di penetrare la superficie dentale esterna. La sua insorgenza è legata, quindi, ad un insieme di cause, dove i batteri svolgono un ruolo chiave; la qualità e la quantità di saliva gioca un’importante funzione protettiva e gli altri fattori individuali legati al paziente, quali abitudini alimentari ed igiene orale quotidiana, ne condizionano lo sviluppo.

La saliva ha la capacità di tamponare gli acidi formati dai batteri; quindi avere una buona quantità di saliva, meno acida possibile e meno ricca di batteri, permette di diminuire la possibilità di formazione di carie.

Esistono due semplici test, provati scientificamente a livello mondiale dall’ International Health Care Foundation, l’analisi del pH e l’analisi batterica salivare, che permettono di individuare quali persone sono più esposte ad un elevato rischio di carie.

Con il primo test si determina il valore del pH della saliva: più il pH è acido e quindi più il valore numerico è basso, più è favorita la proliferazione dei batteri che causano carie. È importante mettere in atto tutte quelle manovre di profilassi che tendono a rialzare e a creare meno sbalzi possibili del pH salivare.

Con l’analisi microbiologica salivare si è in grado di controllare la presenza e verificare la quantità di due ceppi batterici cariogeni, quali Streptococchi mutans e Lactobacilli e di eventuali lieviti tra cui la Candida, un parassita della flora orale.

Con questa metodica, assolutamente innocua, perché prevede il semplice prelievo di saliva attraverso un cotton fiock o un pennellino, si è in grado di determinare quale effettivo rischio di carie individuale sia presente ed applicare il trattamento di prevenzione specifico, per impedire o limitare l’insorgenza di carie.

Quale forma di prevenzione migliore se non partire proprio dai più piccoli?!

Valeria Scarafile

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