Ecologia in cucina

Fino a non molto tempo fa gli ecologisti, o più in generale, le persone che si preoccupavano dello stato di salute e di degrado del nostro Pianeta e del suo futuro, erano spesso considerati degli alternativi, degli idealisti.

Purtroppo però, la realtà dei fatti ha dato ragione a queste persone lungimiranti, e ha dimostrato la miopia di chi sosteneva il contrario.

E’ innegabile che ogni nostra azione, inclusa la scelta di cosa portare in tavola, presenti un impatto più o meno pesante sull’ambiente che ci circonda e che lasceremo in eredità ai nostri figli, e che lo stile di vita, anche alimentare, della ricca ed opulenta civiltà industrializzata sia ampiamente al di sopra della disponibilità di risorse della Terra, che, ricordiamo, non sono tutte disponibili in quantità illimitata.

L’inquinamento e i cambiamenti climatici sono solo i più evidenti ma non meno gravi segnali del cattivo stato di salute della Terra. Molte civiltà e culture sono consapevoli di questo da molto tempo prima che ce ne accorgessimo noi occidentali, o che smettessimo di far finta di non saperlo.

Pensiamo ad esempio ai nativi Americani, o ad altri popoli che vivono in totale sintonia con la natura, prendendo solo ciò di cui hanno strettamente bisogno, comprese le risorse alimentari, animali o vegetali che siano, e che nutrono un profondo rispetto per il Pianeta di cui si sentono totalmente parte.

Spesso questa presa di coscienza, e la consapevolezza che ne deriva, ci investono violentemente solo una volta diventati genitori. Sono la nascita di un bambino, e con esso la nascita di un genitore a far affacciare prepotentemente alla nostra coscienza nuovi interrogativi, nuove consapevolezze, e nuove scelte, spesso più salutari, anche in termini alimentari.

Non sempre riusciamo a concretizzare questa nuova consapevolezza in azioni coerenti, spesso le vecchie abitudini sono difficili da scalzare, eppure è proprio per amore dei nostri figli che dobbiamo riconsiderare il rapporto che abbiamo con il mondo, l’ambiente che ci circonda, l’aria che respiriamo e il cibo di cui ci e li nutriamo.

Sbagliamo se consideriamo il cibo preoccupandoci esclusivamente del suo contenuto nutritivo, e delle ripercussioni che esso può avere sulla salute fisica. Questa ottica ristretta è tipicamente occidentale ed egoistica.

Ci preoccupiamo di insegnare ai nostri bambini che alcuni cibi fanno male, o che vanno consumati con moderazione, e trascuriamo completamente di informarli che la produzione di quel cibo fa anche male al Pianeta, e che il prezzo da pagare in termini di spreco di risorse idriche, deforestazione, inquinamento e sfruttamento dei lavoratori è estremamente alto.

I bambini di oggi spesso queste informazioni non le possiedono perché noi genitori omettiamo di darle loro, e lasciamo che le apprendano solo molto più tardi, sui banchi di scuola, quando diventano materia come un’altra, magari noiosa, perché imposta, quando invece dovrebbero essere vissuti dai nostri bambini (che il mondo lo possono cambiare davvero) come ideali e principi in cui credere.

Sembriamo non accorgerci quanto in realtà mangiare in modo sano, e mangiare in modo etico, anche se possono avere punti di partenza e motivazioni differenti alla base, conducano a risultati sorprendentemente simili, e a stili alimentari del tutto sovrapponibili.

Il significato di cui il cibo è investito va ben oltre il suo aspetto nutrizionale. Intorno a quel che mangiamo ruotano emozioni, stati d’animo, il nostro vissuto, la nostra storia e le nostre tradizioni familiari, oltre che convinzioni morali e religiose, dal momento che la cucina è anche etica.

E’ anche questa la ragione per cui i cambiamenti d’abitudini che riguardano la spesa, i pasti e la scelta del menù sono i più difficili da consolidare sotto forma di abitudine.

La nostra prima preoccupazione investe la qualità degli alimenti che mettiamo in tavola a partire dal momento in cui il bambino si siederà vicino a noi per mangiare, dopodiché ci preoccupiamo dell’aria che gli facciamo respirare, dei detergenti che usiamo per lavare i suoi indumenti e così via.

Quando i bambini sono un po’ più cresciuti (e comunque il più presto possibile) ci dobbiamo preoccupare di instillare in loro la medesima consapevolezza. E’ improrogabile fornire ai nostri bambini i fondamenti di un’educazione alimentare/ambientale che permetta loro di vivere da persone consapevoli fin dagli albori della loro esistenza.

Noi ci siamo dovuti abituare a quest’idea, i nostri figli debbono crescere con essa, e considerare il rispetto per l’ambiente, il cibo che ne traiamo, e le creature che lo popolano, alla stessa stregua del rispetto per le persone.

Facciamo in modo, inoltre, che l’attenzione per il cibo semplice, di stagione, e possibilmente bio, non sia solo una moda elitaria per pochi – e poco convinti – abbienti, od occasione di business per potenti aziende, ma diventi uno stile di vita accessibile nei limiti delle possibilità alla maggior parte delle persone.

In realtà tutti noi possiamo fare moltissimo semplicemente modificando, neppure in modo così pesante, le nostre abitudini di vita, e non è detto che certe rinunce debbano per forza equivalere a dei sacrifici: potrebbero al contrario arricchire la nostra esistenza e la sua qualità complessiva semplificandola e riscoprendo le gioie più autentiche e genuine.

Una volta l’ecologia si imparava nel giardino, nel parco, nel cortile, lì si partiva alla scoperta della natura. Ora l’ecologia s’impara a scuola, ma si può e si deve imparare anche a tavola. Il formarsi di una coscienza ecologica è imprescindibile, se noi genitori abbiamo dovuto apprenderla, dobbiamo fare in modo che per i nostri figli cresca insieme a loro diventando istinto e necessità, che li porterà ad impegnarsi in prima persona.

Potremmo parlare e parlare loro dell’importanza della salute nostra e dell’ambiente e della necessità di preservarlo rispettandolo, ma se le nostre parole non saranno seguite e tradotte in pratica dai nostri gesti, dai nostri comportamenti, saranno parole spese ed affidate al vento.

I nostri bambini non recepiranno nulla, e la loro consapevolezza non si concretizzerà in azioni materiali: continueranno a pensare come troppo a lungo abbiamo fatto noi, che il loro contributo sia troppo poco, ininfluente, una goccia nel mare. Mentre dovrebbe divenire un autentico imperativo morale.

L’infanzia è in via d’estinzione, ormai i bambini sono sempre meno, e sempre più precocemente esposti agli stimoli propri del periodo adulto, primo fra tutti il consumismo, di cui i piccoli sono le vittime per eccellenza.

Noi genitori disponiamo di un enorme potere e di un’altrettanto grande responsabilità. Ancora una volta dobbiamo ricordare che i bambini ci prendono ad esempio da imitare, facciamo in modo che questo esempio sia il migliore di cui possano disporre.

Michela Boscaro

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