Il riciclo in cucina con i bambini

Non esiste in natura un essere vivente, a parte l’uomo, che produca rifiuti che non siano biodegradabili.

Il problema dell’eccesso e della gestione dei rifiuti si pone anche in ambito domestico: la maggior parte dei rifiuti domestici è infatti costituita da imballi ed involucri per uso alimentare; alluminio, tetrapak, plastica, polistirolo, pellicole, ma anche carta, cartone e vetro sono i materiali più frequentemente presenti nei bidoni della spazzatura.

In gran parte dei casi si tratta tuttavia anche di materiali non riciclabili e non convertibili. In ogni caso, anche il riciclo presenta costi estremamente elevati, non solo dal punto di vista economico, ma anche dal punto di vista ambientale.
Il minimo che possiamo fare, tanto per iniziare, è essere attenti e diligenti al momento del conferimento della spazzatura, ed insegnare fin da piccolissimi ai nostri bambini la differenziazione dei rifiuti.

Lo smaltimento dei rifiuti domestici è una delle variabili su cui possediamo tutti un enorme potere, variabile su cui possiamo intervenire semplicemente impiegando una molteplicità di contenitori in cui far confluire la nostra spazzatura per permettere il riutilizzo di materiali riciclabili ed il corretto smaltimento di quelli che non lo sono, secondo le regole del comune in cui abitiamo.

A questo scopo possiamo aiutare i bambini a individuare fin da piccoli il bidone giusto, appiccicandoci sopra un piccolo disegno che rappresenti l’oggetto che in quel recipiente dev’essere conferito, disegnando, o meglio ancora, facendo disegnare loro, un’immagine che lo rappresenti.

Si può trattare del disegno di una lattina da attaccare sul bidone dell’alluminio, del disegno di un quaderno per il cesto della carta, di un ortaggio per quello dell’umido e così via … Tanto maggiore sarà la differenziazione tanto più verrà riciclato.

Ma questo non basta, possiamo fare di meglio.

Oltre alla differenziazione, possiamo compiere numerose, piccole ed apparentemente insignificanti azioni, che ripetute decine di volte ogni giorno (talvolta senza neppure averne la precisa consapevolezza), e moltiplicate per il numero di persone che abitano questa terra fanno, o potrebbero fare, un’enorme differenza con piccolo o nullo disagio da parte nostra.

Si tratta in realtà di semplici cambiamenti in cui il maggiore sforzo consiste nel trasformarli in abitudini consolidate.

Al momento in cui ci preoccupiamo dell’inquinamento atmosferico, di quello del cibo che introduciamo nel nostro corpo ed in quello dei nostri figli, dovremmo infatti preoccuparci anche dell’inquinamento che noi stessi produciamo essendone la fonte.

Un grosso cambiamento in meglio lo potremmo ottenere se tutti facessimo delle piccole rinunce o fossimo anche solo leggermente più oculati ed attenti nei nostri acquisti riducendo al minimo l’acquisto di prodotti alimentari confezionati e privilegiando quello di prodotti sfusi o perlomeno imballati in materiali come il vetro, il cartone e la carta, che presentano minor impatto ambientale e possono essere riciclati.

La soluzione migliore è tuttavia quella di intervenire direttamente riducendo la produzione di rifiuti, e questo si può fare se noi per primi ci abituiamo ad acquistare meno; se ci riflettiamo, gran parte dei nostri bisogni, anche di quelli di tipo alimentare, sono indotti dalla pubblicità.

Oltre a questo, insegniamo ai nostri piccoli a vedere e cogliere l’opportunità di un secondo utilizzo nelle cose che stanno per gettare, e a ricavare oggetti nuovi da quelli vecchi, come si faceva sino ad un paio di generazioni fa, quando il riciclo ed il riuso erano dettati dalla necessità e dalla mancanza di denaro.

Riutilizzare significa invece pensarci due volte prima di buttare qualcosa che riteniamo non ci serva più, e meditarne un secondo utilizzo, magari con finalità diverse rispetto a quelle per cui l’oggetto è stato concepito.

I bambini impareranno così a vivere più semplicemente. Si può insegnar loro a partire dalle cose davvero più semplici, ad esempio a disegnare sfruttando entrambi i lati dei fogli di carta.

Moltissimi giochi per i più piccoli possono essere fatti con materiali di recupero provenienti dalla cucina: i vasi e le lattine delle conserve possono essere trasformati in comodi portapenne, le bottigliette di plastica dell’acqua o dei succhi, riempite di riso, sassolini o sabbia possono diventare divertenti sonagli per i più piccoli e strumenti musicali per i più grandicelli, i rifiuti organici vegetali della cucina possono essere trasformati in compost ritornando a quella natura da cui provengono, i contenitori in plastica per le uova possono diventare tavolozze per le tempere, mentre i vasetti per lo yogurt possono trasformarsi in vasetti per le piante.

I rifiuti possono essere ridotti anche auto producendo in casa oggetti o alimenti che si acquistano generalmente pronti. Il pane, o una volta tanto una torta casalinga o dei biscotti fatti in casa, oltre ad essere attività che i bambini amano fare, costituiscono un’ottima occasione per insegnare loro i vantaggi dell’autoproduzione, con in più il vantaggio di migliorare la qualità di quel che mangiamo, conoscendo gli ingredienti che ci metteremo dentro, la loro qualità e provenienza.

In questo modo poi risparmieremo di acquistare, con il pane o i biscotti, gli involucri e i sacchetti di plastica in cui sono avvolti. Anche questo è un sistema per educare i più piccoli all’arte del consumo consapevole e dell’autoproduzione oltre che essere un valido stimolo all’uso della creatività, della fantasia e dell’immaginazione.

Sta a noi genitori quindi promuovere e consolidare nelle nostre famiglie le buone pratiche di raccolta e riciclo, educando i bambini al tempo stesso alla pericolosità di materiali e oggetti non correttamente smaltiti.

Tutto questo è imprescindibile se vogliamo contribuire a formare una nuova generazione più consapevole ed attenta di quanto non lo siamo stati noi in passato.

Michela Boscaro

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