Separazione e bambini: i diritti dei nonni

Le apparenze non ingannino: anche se la legge 31 luglio 2005 n. 159 ha istituito, in occasione del 2 ottobre, la festa nazionale dei nonni, onde “celebrare l’importanza del ruolo da essi svolto all’interno delle famiglie e della società”, sul piano giuridico sostanziale è lungi dall’essere raggiunta una adeguata e concreta tutela dei diritti degli ascendenti nella fase patologica della famiglia (che si spezza).
Tale carenza è strutturale nel nostro ordinamento, tant’è che, soltanto con legge n. 54/2006 – meglio nota come legge sul c.d. affido condiviso – sia pure a contrario, il legislatore ha riconosciuto, per la prima volta espressamente, il diritto dei minori a conservare, anche dopo la separazione dei genitori, rapporti significativi con gli ascendenti di ciascun ramo genitoriale, vale a dire, tanto con i nonni paterni quanto con i nonni per parte materna.


Non che in precedenza il sistema negasse rilevanza tout court al vincolo esistente fra nonni e nipoti, ma tale rapporto era valutato in un’ottica meramente suppletiva, nelle sole ipotesi di gravi violazioni da parte dei genitori, ai doveri di cura, di assistenza e di educazione verso la prole; qualora, invece, come di norma, i genitori risultassero all’altezza delle responsabilità genitoriali, alcuna attenzione era riservata al legame nonni-nipoti.
La legge del 2006 contempla, come detto, per la prima volta, a prescindere dalle patologie della famiglia e dalle inadeguatezze parentali, i nonni come figure di per sé degne di tutela, quale patrimonio affettivo che è nell’interesse della prole conservare, anche quando la coppia genitoriale si divide.

Personalmente, mi verrebbe da dire che, più che mai, i figli travolti dalla separazione dei genitori, dovrebbero veder, quanto meno, salvaguardate le relazioni affettive con i nonni che, sempre più, nella famiglie italiane, rappresentano una risorsa di primaria importanza, ai quali vengono delegate, per moltissime ore al giorno, le funzioni di accudimento e di tutela dei nipoti.
Ciò premesso, va però chiarito che la legge sul c.d. affido condiviso, pur avendo determinato un passo avanti nel riconoscimento del ruolo dei nonni, non si è spinta sino al punto di attribuire loro un autonomo diritto né legittimazione ad intervenire in giudizio, così come affermato anche dalla Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 22081/2009, con la quale ha negato legittimazione ai nonni ad intervenire, anche solo ad adiuvandum, nelle procedure di separazione e divorzio argomentando testualmente che, “l’avere il legislatore del 2006 sancito la titolarità da parte del minore, del diritto alla conservazione delle relazioni affettive con i nuclei di provenienza genitoriale, non è sufficiente, in mancanza di una previsione normativa, a ritenere che soggetti diversi dai coniugi siano legittimati ad essere parti”.

Anche il Tribunale di Napoli, con l’ordinanza del 1.2.2007 ha negato ai nonni la titolarità di un diritto soggettivo vero e proprio, qualificando la posizione degli stessi come mero interesse legittimo di diritto privato, tutelabile solo in via indiretta.
Stando così le cose, nell’attuale panorama giudiziario, i nonni godono di una tutela meramente indiretta, con la conseguenza pratica che, laddove uno dei due coaffidatari ponga in atto comportamenti interdittivi nei confronti dei nonni, ostacolando o impedendo loro le relazioni con i nipoti, gli ascendenti non avrebbero titolo per intervenire nella procedura e far valere le proprie, sia pur legittime, prerogative, potendo far udire la propria voce soltanto per mezzo del genitore che vi abbia interesse.

Per fare un esempio concreto, sarà solo il padre a poter lamentare, innanzi al Giudice investito della separazione o del divorzio, che la madre non consente più, ai nonni paterni, di visitare i nipoti.
Non sono mancate, in particolare in questi ultimi anni, tentativi da parte delle Corti di merito per dare tutela al rapporto nonni–nipoti, ed in questa direzione si è mossa la Corte d’Appello di Milano, con la sentenza n. 539/2007, con la quale si è affermata la sussistenza, in capo ai genitori, di un obbligo di salvaguardia dei rapporti tra nonni e nipoti, atteso che questi sono portatori di un bagaglio di memoria e di affetto che va preservato.
In conclusione, dunque, ancorchè nessuno dubiti che sia importante per i bambini, ai fini di una crescita serena ed armoniosa, godere del rapporto con i nonni anche quando i genitori abbiano deciso di porre fine alla convivenza e, per quanto, già ben prima della legge sul c.d. affido condiviso la Suprema Corte avesse censurato la condotta del genitore, che senza comprovate ragioni impedisca i rapporti fra nonni e nipoti (ex multis, Cass. n. 9606/1998), siamo ancora lontani dal riconoscere ai nonni una posizione di diritto autonomo ed un conseguente strumento di tutela effettivo, a scapito, della preservazione di un legame affettivo che rappresenta per il bambino la storia, le radici, un patrimonio di tradizioni e di consuetudini familiari e, non ultimo, una fonte insostituibile di amore.

Avv. Paola Carrera

Avvocato in Torino, membro del direttivo A.I.A.F., Piemonte e Valle d’Aosta

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