Sonno dei bambini e accoglienza

Credo che siano tanti i genitori che conoscono, per averlo letto o anche solo per averlo sentito nominare, il bestseller Un genitore quasi perfetto.

L’autore è Bruno Bettelheim (1903-1990), famoso psicoanalista austriaco, che molti volumi ha dedicato alla psicologia infantile e al rapporto tra genitori e figli.
Ho ripreso in mano questo libro, letto anni fa (e di cui a dire il vero conservavo un ricordo molto vago), e ho trovato alcune riflessioni sul sonno dei bambini che mi sono sembrate interessanti.

In un periodo storico come il nostro in cui non è raro sentir dire che i bambini devono essere addestrati al sonno e che tocca ai genitori insegnare loro a dormire (come se non fossero già capaci di farlo… il sonno non si insegna!) se necessario lasciandoli piangere o comunque evitando di cullarli, toccarli, coccolarli, è stato molto piacevole leggere il punto di vista di questo autore del secolo scorso:

“Quando, da lattante, non riuscivo a dormire, mia madre (e a volte mio padre) mi prendeva in braccio e mi cullava finchè non mi addormentavo.
Da più grandicello, se mi svegliavo atterrito da un brutto sogno, mio padre o mia madre venivano da me, sedevano sul mio letto, mi tenevano compagnia, mi confortavano e rassicuravano, mi leggevano una storia. Per quanto ricordi, furono queste le occasioni in cui tra i miei genitori e me si formarono quegli intimi legami reciproci che in seguito dovevano esserci di sostegno nella vita”. (1)

Bello vedere evidenziato come l’accoglienza dei bisogni anche notturni dei nostri bambini possa rinforzare il legame tra genitori e figli.
Ma anche ai tempi in cui Bettelheim scriveva le sue riflessioni, non tutti sapevano che i risvegli notturni – qui l’autore parla di incubi (2) – nei primi anni di vita sono fisiologici. Normali.
Così com’è normale che un bimbo piccolo quando si sveglia possa aver bisogno di mamma e papà per riprendere sonno.

Certo, per i genitori svegliarsi la notte per accudire il proprio bimbo è fatica. Al mattino alzarsi dal letto è un sacrificio.
Ma fa parte del gioco. Essere genitori di un bimbo piccino è anche questo.

Forse sapere che quello che si sta vivendo è normale, che non si sta sbagliando niente e che il proprio bimbo non è “strano”, può essere di conforto. Così come val la pena ricordare che si tratta di una fase, che i bimbi crescono e che i loro ritmi sonno-veglia maturano fino a diventare simili a quelli di un adulto.

La stanchezza resta, ma almeno forse saremo più sereni.

E chiudiamo con un’ultima citazione di questo autore. Una citazione decisamente controcorrente per la nostra società dove la spinta all’autonomia e il mito dell’indipendenza da raggiungere sin dai primissimi anni di vita rischiano di far sentire inadeguate le mamme che invece amano coccolare i loro piccini.

Quelle mamme che sanno che la tenerezza di oggi, lungi dall’intralciare il cammino verso l’autonomia, è la base della sicurezza e della fiducia in se stessi di domani.

“Tutte queste odierne «scorciatoie» (qui Bettelheim si riferisce alla somministrazione di tranquillanti), comode, indubbiamente, e di più rapido effetto, derubano il bambino del diritto di ricevere conforto umanamente, nel momento in cui più ne ha bisogno e lo desidera. E privano i genitori della possibilità di sentire quale disperato bisogno il figlio abbia di loro, e di ricevere la sua gratitudine per il conforto arrecatogli. È una profonda soddisfazione scoprire che, grazie ai nostri sforzi, nostro figlio si sente sicuro, mentre prima non lo era; che, grazie a noi, nostro figlio dorme sereno e si sente in pace con il mondo. È questa esperienza condivisa che dà sollievo a entrambi, e diventa un legame che ci unirà per sempre”. (3)

Giorgia Cozza

Per approfondimenti
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Note:

1. Betteelheim B., Un genitore quasi perfetto, Feltrinelli, 1998, pag. 370.

2. Scrive Betteelheim: “… molti genitori continuano a pensare che i bambini non dovrebbero avere incubi notturni. E se il figlio ha difficoltà ad addormentarsi preferiscono ricorrere ai tranquillanti, spesso su consiglio del pediatra (perchè coincide con i loro desideri, oppure perchè sembra la soluzione più semplice) piuttosto che affidarsi alla sicurezza che la loro presenza comunica…”

3. Betteelheim B., Un genitore quasi perfetto, Feltrinelli, 1998, pag. 371.

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