Moizza Favaro e la sua luce, Alessandra Bortolotti racconta

Come tante di noi ho conosciuto Moizza in rete circa 3 anni fa. All’inizio era una semplice conoscenza ma da subito ho sentito che dietro quel nome c’era una donna di una sensibilità fuori dal comune.

L’ho vista di persona la prima volta a Empoli il 7 novembre 2009 durante un convegno de La Leche League in cui ero relatrice. Ricordo come fosse adesso che dal palco dove parlavo fui colpita dai suoi occhi che brillavano di una luce incredibile.

Era bellissima dentro e fuori, aveva un maglia grigia con piccoli strass, ma niente brillava come i suoi occhi. Li potevi vedere da lontanissimo. Da quel momento è diventata “la mia amica dagli occhi che brillano”!

Dopo il Convegno siamo andati a pranzo tutti insieme e ho potuto finalmente parlare un po’ con lei e conoscere Francesco e Davide. Da quel giorno abbiamo condiviso tante cose professionali ma soprattutto umane.

Nel tempo ci siamo unite sempre di più. Ricordo le lunghissime telefonate parlando della sua storia di allattamento e dei problemi che le hanno fatto all’asilo di Davide, della condivisione di brutte esperienze in rete che ci hanno fatto stare tanto male ma che ci hanno unito ancora di più perché eravamo INSIEME.

Ricordo come l’anno scorso lei e Francesco mi hanno aiutato per un mio piccolo problema di salute. Sempre disponibili, sempre gentili, sempre amici veri di quelli che sai che ci sono non soltanto a parole ma coi fatti.

Ricordo ad aprile di due anni fa. durante l’inaugurazione dell’Associazione di una carissima amica comune, come prima dell’inizio dei lavori arrivò a tutte noi un suo messaggio dall’ospedale in cui era ricoverata, per incoraggiarci.

Lei in ospedale incoraggiava noi che stavamo bene e si rammaricava di non essere lì con noi.

Moizza era così: sempre pronta a condividere, a parlare, a esserci.

E poi la speranza, le visualizzazioni, le analisi che scandivano il suo umore e le sue emozioni. L’amore infinito per suo figlio e per suo marito, per suo fratello “che sapeva farle vedere il bicchiere mezzo pieno sempre”; la passione per la medicina, la sua gioia di rimettersi a studiare con orgoglio e determinazione.

La sua storia di allattamento ha fatto il giro della rete grazie ad un toccante racconto che da oggi sarà ancora di più un esempio su cui riflettere e da cui trarre insegnamento per portare avanti questi temi anche nel suo nome.

Lo dobbiamo a lei a Davide e a tutte le donne che hanno dovuto subire l’incompetenza che ha subito lei!

Da maggio di quest’anno le nostre telefonate si sono molto infittite e la nostra amicizia è diventata qualcosa di davvero speciale. Passavamo ore al telefono cercando di trovare un modo di leggere la sua malattia, per darle un senso e trovare la chiave per andare avanti con forza e coraggio.

L’ho conosciuta nel profondo della sua storia e delle sue emozioni e posso dire che Moizza ha sempre cercato e dato AMORE. Che credeva in valori così puri da essere un esempio di candore e di coraggio per tutti. Che ha affrontato una vita molto intensa con un’energia fuori dal comune.

Poi, improvvisamente, da un giorno ad un altro non l’ho sentita più e mi è stato subito chiaro che la malattia stava facendo il suo cammino fino in fondo. Avrei voluto stringerla, dirle tante cose, correre da lei ma stava volando via a suo modo, in punta di piedi e con una velocità che ha scosso tutti.

Voglio ricordarla con l’amore che sapeva dare e di cui aveva tanto bisogno. Dal profondo del mio cuore voglio renderle onore ogni giorno ricordandomi per sempre quel bagliore dei suoi bellissimi occhi come forza per convivere con la sua mancanza. Dal nostro dolore deve nascere amore.

Da questo momento voglio pensare a Moizza come luce infinita che dai suoi occhi irradierà tutti.

Un pieno di amore e luce che è già percepibile.

Moizza da lassù ci sta unendo tutti, oltre le parole, oltre i pregiudizi, oltre la vita stessa, segnale chiaro che la sua energia VIVE!

In sua memoria verranno aiutate mamme e bambini africani. Posti dove lei è stata e ha prestato volontariato.

Se vedesse tutto questo clamore intorno alla sua scomparsa ne sarebbe infinitamente sorpresa e con il suo accento veneto e la sua vocetta sinceramente stupita direbbe: “Tutto questo per me? Perché? Cosa ho fatto?”

Hai saputo essere una persona magnifica, Moizza, e non ti dimenticheremo mai.

Faremo di tutto per portare avanti quello in cui credevi anche tu e che ci univa tanto. E’ una promessa e un arrivederci.

Alessandra

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