Moizza Favaro e la medicina amica delle mamme

Ho un ricordo confuso di quando ho esattamente conosciuto Moizza. Alcuni ‘sprazzi’ di memoria mi fanno ricondurre l’incontro tramite un forum che si occupa di gravidanza e parto, durante la gravidanza di Anna.

La mia laurea era da poco passata e il periodo degli ultimi mesi di tirocinio in una clinica altamente medicalizzata mi avevano danneggiato visibilmente. Lei mi contattò come sanitario poichè io avevo in grembo una bambina podalica e, nonostante creda fermamente nella fisiologia, ero molto preoccupata di tutte le proposte che mi venivano fatte per farle compiere la ‘capriola’.

Da sanitario certe cose si vedono in un modo un po’ strano (‘viziato’ da una lente d’ingrandimento ereditata dagli anni di clinica), quindi ci confrontammo su questo. Al termine di una piacevole chiacchierata telefonica durante la quale lei mi aiutò – con molta pazienza e una dose di ascolto attivo da professionista – a farmi scegliere la soluzione giusta per il mio caso, decisi: avrei fatto la “manovra”.

Nel contempo mi raccontò tanto dell’Africa e del periodo che vi era stata, giovane dottoressa (se non ricordo male il racconto, era al 4° anno di Medicina). Mi raccontò di una donna che salì sulla camionetta dove si trovava lei insieme ad altre persone, solo per partorire. Lei, giovane dottoressina, non aveva mai visto un parto fisiologicissimo e rimase sbigottita della naturalità con la quale la donna, mentre camminava per andare a prendere l’acqua a chilometri di distanza dal villaggio, si era accovacciata per partorire.

Da quel momento, mi disse con enorme entusiasmo, aveva capito che la nascita, con la medicina, c’entra ben poco. Anzi!

Parlavamo fitto fitto al telefono e lei mi promise un aiuto se mai mi fossi dedicata ad un libro per la gravidanza (“eh, magari” aggiunsi io).

Non sapevamo, all’epoca, di avere amicizie in comune anche su Facebook. E ignoravamo che Roberta, amica d’infanzia dell’odontoiatra di mia figlia Rebecca, fosse anche amica sua tramite un’associazione di Treviso che si occupa di mamme. Insomma, una linea retta da Viareggio a Treviso ci univa senza saperlo!!

Poi venne un convegno a Empoli e io conobbi tante mamme, ma solo alla fine ci rendemmo conto a vicenda che non solo eravamo state vicino durante il momento di riflessione e dell’esposizione di Alessandra Bortolotti e Adriano Cattaneo, ma avevamo pranzato nello stesso ristorante!!

Quando, via e-mail, ci raccontammo degli eventi degli ultimi tempi ai quali avevamo presenziato, ci riconoscemmo: lei per la bellissima ragazza dagli occhi luminosi, io per “quella con la bambina in fascia”. Che risate ci facemmo!!

Finalmente arrivò un corso al quale partecipammo entrambe: Anna era già più grandicella e io la potetti lasciare un po’ col babbo. Ci demmo un appuntamento nella piscina dell’albergo: mio marito, all’alba delle 20 ci venne a richiamare all’ordine… eravamo state a mollo 2 ore!!! Lei mi raccontò il suo allattamento e del suo bambino (che in comune col mio ha il nome) e di come le piaceva aiutare le mamme.

Sì, Moizza non solo era competentissima sull’allattamento materno, ma aveva proprio una capacità (innata, a mio parere) di ascoltare le mamme. Nessuna meraviglia: le mamme sono molto più brave! Lei mi disse chiaramente che la sua salute era dipesa dalla Medicina, ma che un aiuto, un sostegno e una grossa parte era stata data dalle donne.

Qualche tempo dopo ci trovammo su Facebook e tramite lei ho conosciuto tante persone a me ora care: Chiara, Francesca e chissà quante altre…

Il sodalizio femminile, ben superiore a quasiasi tipo di unione, è molto più potente dei tanti discorsi di un qualsiasi sanitario. Mi fece capire lei che le università italiane hanno urgente bisogno di una rivoluzione dal basso e che sono proprio le ostetriche a dove raccogliere questa sfida.

Mi consigliò di offrirmi come “tutor” di qualche giovane collega, ma la cosa non ha ancora avuto successo. Ridevamo di questo e lei mi diceva che una giovinetta di 23 anni avrebbe potuto terrorizzarsi di una ostetrica-mamma di 3 figli (all’epoca)!!!

Poi venne il Decreto Legge n°82 del 9 aprile 2009 e lei, come tutte noi, era impegnatissima a far sì che venisse rispettato. Mi aiutò a capirlo e a condividerlo con le famiglie!

Nel contempo lei recuperò il desiderio di contiuare a formarsi e parlammo molto di cosa succede quando le mamme sono studentesse. Ci confrontammo su quanto potevano essere ottimi rapporti con le studentesse più giovani, ma anche di quanto ci facessero rattristare le considerazioni povere di “storia di vita” che ascoltavamo (lei in quel momento della sua vita e io nei passati tre anni universitari): quante volte avrebbe voluto far capire il punto di vista di una persona che aveva ricevuto le di un reparto ospedaliero.

Così come è da sempre difficile per me far capire il punto di vista di una donna che ha partorito e allattato alle giovani e prorompentissime ostetriche, così pure lei si trovava a far capire alle neolaureate in Medicina cosa effettivamente sia la Medicina: materia utilissima e importante, segno di progresso, ma anche fonte di aspre controversie.

Lei è stata la prima con la quale ho parlato di vaccinazioni e lei mi ha aperto il mondo del Comilva e degli autori di testi fondamentali come Robeto Gava ed Eugenio Serravalle.

Visionati alcuni filmati di convegni di entrambi mi si spalancarono non tanto le porte della critica asciutta ai vaccini, ma di certo, le porte della critica aperta alla Medicina chiusa e dittatoriale. La Medicina del “se non fai così, tuo figlio muore”!

Molte branche di questa scienza si popolano, talvolta, di personaggi che tentano di far agire soprattutto i genitori, privandoli tuttavia – in un modo o nell’altro – della capacità di agire. Errore che tutti i sanitari compiono: dal medico, all’ostetrica.

Era il novembre 2011 e io mi trovavo con la mia Associazione (“Abbracciami” di Viareggio) alla meravigliosa manifestazione culturale di Carrara che si chiama Children’s Pride. Girovagavo tra i banchetti di vari negozi e di varie associazioni, quando mi accorsi che l’area di una negoziante ospitava, all’insaputa degli organizzatori (persone serissime che avevano lavorato attentamente alla stesura di una carta etica per i partecipanti), una signora che regalava le valigette per le mamme (sì, quelle terrificanti con giornali per le mamme che hanno chili di pubblicità su sostituti del latte materno).

Lì per lì, il panico! Faccio le foto. Poi mi decido e mi reco dall’organizzatrice che di Codice per la Commercializzazione dei sostituti del Latte Materno non ha mai sentito parlare. Ma Barbara e Serena, solertissime colleghe dell’associazione, hanno una copia del Codice Violato 2008. Partiamo entrambe e la signora viene invitata ad andarsene.

La signora, non paga dell’errore, si paventa al mio cospetto e mi dice:” Sappia che non finisce qui!! L’ufficio Legale della mia casa editrice la contatterà”. Inutile dire che un po’ noia mi da.

Esco dalla Fiera e chiamo Moizza che si mette a ridere. “Moizza, ma se mi chiamano davvero?” e lei: “L’unica cosa che possono fare è farti gli auguri di Natale!!”.

Sì, per me Moizza è stata una grande amica. Luglio passato ci mettemmo d’accordo per vederci l’8 settembre, e così è stato. Ci siamo viste e abbracciate. Ci siamo dette che ci volevamo, anzi, che ci vogliamo bene. Il bene non passa mai. Il bene che uno dona non si spenge, ma continua ad esistere. C’è, si sente dentro il cuore.

Buona SAM Moizza. A te, che mi hai insegnato cos’è la SAM.

Rachele Sagramoso

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