Salute dei bambini e psicofarmaci

«Abbiamo deciso che per la società fosse troppo costoso modificare l’ambiente dei bambini, dunque dobbiamo modificare i bambini».

Con queste sconcertanti parole il dottor Michael Anderson, pediatra americano che opera nella zona di Atlanta, ha tentato di giustificare, in un’intervista rilasciata al New York Times, una pratica “medica” che sta prendendo piede nei quartieri poveri degli Stati Uniti: quella di “dopare” i bambini provenienti da zone svantaggiate con farmaci psicotropi, per permettere loro di competere con i figli dei ceti più ricchi.

Eh già, a quanto pare in alcune città americane basta che un medico diagnostichi a un bambino la presenza di ADHD (sindrome da deficit di attenzione e iperattività) per potergli rifilare medicinali come il Ritalin e l’Adderall, pericolosi stimolanti in grado di provocare comportamenti aggressivi e violenti su chi ne fa uso.

L’idea di fondo (ma sarebbe meglio dire l’inganno) si basa su un presunto desiderio di “giustizia sociale”, sull’intento di dare ai bambini che sono cresciuti in situazioni socialmente e culturalmente sfavorevoli una sorta di seconda possibilità.

Ma attraverso quali mezzi? Non promuovendo progetti che modifichino il contesto sociale e fornendo a questi bambini gli strumenti utili per migliorarsi (no, questo sarebbe troppo costoso, come dice Anderson!), bensì somministrando ai piccoli sostanze che hanno conseguenze (per stessa ammissione dei medici che le promuovono) ancora del tutto sconosciute!

Non è infatti per nulla chiaro che tipo di effetti questi medicinali possano provocare su un cervello ancora in fase di sviluppo, ma sono tanti i medici pronti a giurare che sicuramente non si tratti di niente di buono.

La letteratura medica, ad esempio, ha più volte dimostrato che il Ritalin può provocare: danni al cervello, convulsioni, delirio e psicosi paranoide, allucinazioni visive e uditive, sintomi maniacali e psicosi di tipo anfetaminico, aggressività, insonnia e, com’è tristemente ovvio, dipendenza psichica.

Come se non bastasse, pare che i medicinali utilizzati non abbiano conseguenze durature nemmeno contro l’ADHD stesso: a lungo termine non migliorano né le prestazioni scolastiche né i comportamenti aggressivi, rendendo assolutamente inutile questa “cura”.

Forse, prima che sia troppo tardi, certi medici dovrebbero soffermarsi un attimo a riflettere sul significato del termine “giustizia sociale”.

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