Cibo e bambini, approccio empatico e niente metodi!

Spesso i genitori riferiscono di avere problemi con i bambini riguardo il mangiare: c’è il bambino che non vuole stare seduto sul seggiolone o chi mangia soltanto determinati cibi. Insomma a volte il pasto può diventare un momento spiacevole per bambino e genitore.

Come si può evitare questo? Lasciate da parte tutti quei metodi, diffusi recentemente anche da programmi televisivi, dove si parla di regole, disciplina e punizioni, soprattutto per bambini sotto i 3 anni.

Il forzare, l’obbligare un bambino a mangiare un determinato alimento è il modo più facile per creare un conflitto sia nella relazione sia nel rapporto bambino-cibo.

L’educazione empatica, non basata su schemi rigidi e precostituiti, e l’accompagnamento dolce nella crescita sono l’approccio migliore per superare qualunque difficoltà.

Ormai è assodato che mente e corpo sono strettamente legati fra loro, in una inscindibile unità psicofisica.

Lo sviluppo affettivo, sociale e cognitivo nel bambino comprende il delicato processo di apprendimento della gestione degli stati corporei interni. Il bambino, attraverso le cure dei genitori, apprende le strategie di gestione e regolazione degli stati interni fisiologici: dal bisogno di dormire, alla fame e sete, ma anche agli stati emotivi di rabbia, calma, gioia e concentrazione.

Dapprima queste strategie sono fornite dal genitore attraverso l’accudimento, e poi via via con la crescita vengono interiorizzate dal piccolo. Le interazioni continue con la mamma, nel neonato già a partire dal primo mese di vita, organizzano una struttura di base da cui si snoda tutta la crescita. Winnicott affermava: “Il bambino piccolo non può esistere da solo, ma è fondamentale parte di una relazione”.

La ricerca nel campo dello sviluppo infantile ha messo in luce come il lattante si adatti alla realtà intorno a lui e costruisca da ciò propri modelli mentali relativi a se stesso e al mondo. Il comportamento del bambino non può essere considerato separatamente dalla madre, dal tipo di interazioni che ha con lei, tanto che si può affermare che come va la relazione così va l’individuo.

A tal proposito, Louis Sander (1) parla di regolazione, intesa come la capacità che il bambino possiede fin dalla nascita di regolare i propri stati emotivi e organizzare l’esperienza e le risposte comportamentali adeguate . Il processo di regolazione si sviluppa a partire da capacità innate del bambino, che organizzano l’esperienza data dall’ambiente, e le interazioni continue con il caregiver (colui che presta le cure).

I bambini hanno predisposizioni biologiche a reagire agli eventi ambientali, hanno cioè un loro temperamento. Questo influenza la risposta del genitore: sia la madre che il bambino possiedono la capacità di far fronte e di adattarsi alle caratteristiche dell’altro in modo reciproco.

Occorre pensare a una comunicazione di tipo musicale, ritmico, fatta di risonanze e sfumature, sguardi e intese. E’ un giocare assieme, una capacità di stare in contatto empatico.

In questa rubrica parleremo di bambini e alimentazione, di come dalla prima poppata proseguendo poi con lo svezzamento il bambino non si nutre solo di pappa ma anche di scambio affettivo-relazionale… Di amore.

Ilaria Cianfarani

1. Sistemi viventi. L’emergere della persona attraverso l’evoluzione della consapevolezza, Raffaello Cortina Editore, 2007

N.B.: In questo articolo  la dott.ssa Ilaria Cianfarani – laureata in psicologia dello sviluppo e della salute in età evolutiva, professionista che si occupa di puericultura e sostegno alla famiglia, nonché insegnante AIMI di massaggio infantile –  mette in luce l’importanza delle modalità con cui si alimenta un bambino sin dalla primissima infanzia, con un occhio attento anche al contesto nel quale si svolgono i pasti, per riuscire a creare un rapporto equilibrato con il cibo.


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