Cibo come condivisione e comunicazione

Il cibo ha una forte componente sociale: impariamo a mangiare in famiglia, festeggiamo compleanni mangiando tutti insieme, ci sposiamo offrendo da mangiare, pranzando e cenando si discute di amore e affari.

Gli studi di Kaye e Schaffer mettono in luce come le pause di suzione nell’allattamento non sono soltanto in funzione dei ritmi biologici ma sono anche al servizio di uno scambio comunicativo.

Generalmente, durante le pause di suzione del bambino la mamma accarezza e parla al piccolo. Si è dimostrato come la stimolazione prolungata della mamma allunga la pausa del bambino, mentre una stimolazione più breve tende a far riprendere subito l’attività. Questa alternanza di turni è dunque la prima forma di dialogo, che avviene proprio durante l’alimentazione.

Nell’allattamento al seno il dialogo è ancor più sintonico perchè il contatto è diretto.

E’ quindi fuor di dubbio che il rapporto con il cibo abbia una profonda connotazione che risiede nelle relazioni primarie.

Diane Ackerman, in Storia naturale dei sensi, fa notare come il gusto è tra i cinque sensi l’unico di cui possiamo godere in compagnia. Mangiare tutti insieme, compresi i bimbi piccoli, è preferibile proprio per creare un momento piacevole per tutta la famiglia, associato a stati emozionali positivi, in cui riprendere “contatto”, interagire e comunicare.

Il mangiare può essere visto come un arcaico motore che avvicina le persone, come il lattante al seno della madre.

Lo svezzamento è un momento privilegiato di relazione con il genitore, il bambino si comincia ad aprire al mondo esterno esplorando attraverso la bocca nuovi sapori e consistenze diverse, manipolando materie sconosciute, è una tappa evolutiva importante e delicata. Nello svezzamento il bimbo richiede la presenza fiduciosa della mamma, che lo accompagna nel percorso modulando spazi di libertà e necessari aiuti, rivelandosi dunque come parte integrante del comportamento di attaccamento, essenziale alla sopravvivenza del piccolo in una prospettiva etologico-evoluzionista.

Il desco famigliare è una fonte costruttiva di comunicazione e condivisione, stimolante e gioiosa. Il bambino deve essere coinvolto nelle azioni alimentari e di relazione, assaggiando gradualmente gli alimenti che sono in tavola, imitando il fratellino e i genitori con un approccio dolce e senza imposizioni.

L’ introduzione degli alimenti solidi passa per la negoziazione, all’interno della relazione genitore-bambino, degli aspetti emergenti di autonomia. Tutti i bimbi dagli 8-9 mesi di vita circa mostrano il desiderio di mangiare da soli. Da un recente studio pubblicato sul British Medical Journal dall’Università di Nottingham nel Regno Unito, è emerso come lo svezzare i bambini, già dai 6 mesi compiuti, con il cosiddetto “finger-food”, il cibo che si mangia con le mani, previene i disturbi alimentari, rispetto alle pappe frullate, perchè nel bimbo aumenta la consapevolezza del valore nutrizionale di ciò che mangia.

Mangiando da solo con le mani il bambino afferma la sua individualità, e il suo potere di decisione su cosa e quanto mangiare, non a caso un detto popolare recita “le mani sono le posate del re”, sottolineando la libertà e il piacere del gusto in quest’ atto. Successivamente, tramite imitazione, il bambino apprenderà l’uso delle posate, scegliendo di volerle usare.

Togliete il vassoio dal seggiolone, che allontana e isola, e se il bambino non lo sopporta proprio fatelo pure stare sulle vostre gambe. L’educazione al piacere della condivisione, alla partecipazione e al senso di appartenenza al gruppo familiare vengono prima di qualunque galateo!

Ilaria Cianfarani

Per approfondimenti:
Io mi svezzo da solo di Lucio Piermarini, Bonomi editore, 2008
La pappa è facile !di Giorgia Cozza e Maria F. Agnelli

N.B.: In questo articolo  la dott.ssa Ilaria Cianfarani – laureata in psicologia dello sviluppo e della salute in età evolutiva, professionista che si occupa di puericultura e sostegno alla famiglia, nonché insegnante AIMI di massaggio infantile –  mette in luce l’importanza delle modalità con cui si alimenta un bambino sin dalla primissima infanzia, con un occhio attento anche al contesto nel quale si svolgono i pasti, per riuscire a creare un rapporto equilibrato con il cibo.

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