Mamme al lavoro: flessibilità, produttività, professionalità

La professionalità delle mamme.

Come si riconosce la professionalità?
Facile, direte voi. Una persona professionale è una persona che lavora bene, precisa, puntuale, ordinata.

E questo vale anche se il soggetto è una mamma? Non sempre.

Spesso il giudizio sulla professionalità di una donna viene subordinato all’immagine di madre che ha.

Cosa intendo ve lo spiego subito.

Se una donna rientra al lavoro a tre mesi dalla nascita di suo figlio, è “professionale”.

Se una donna ha la fortuna di avere figli che si ammalano di rado (e pertanto si assenta poco dal lavoro) è professionale.

Se una donna ha la fortuna massima possibile, ossia una giovane nonna disponibile a sostituirla nelle funzioni di madre, è SUPER professionale.

Quando sono tornata al lavoro dopo la nascita di Antonio ho sentito il peso e il dovere di essere professionale. Rientravo tra le donne SUPER fortunate e SUPER professionali.

Quelle che hanno una nonna che ti aiuta, che accarezza la testa di tuo figlio malato mentre sei al lavoro, che lo accolgono tra le braccia all’uscita della materna.

Ero, allora, divisa tra due distinti sensi di colpa. Quello verso mio figlio e quello verso il lavoro, verso il quale sentivo una assurda abnegazione.

Ripensandoci oggi, a distanza di anni, mi rendo conto che il lavoro dipendente induce le mamme ad una assurda subalternità mentale, quasi
ad un senso di gratitudine verso chi ti consente ancora di lavorare “nonostante” tu sia mamma.

Eppure la legislazione italiana sulla maternità è tra le più avanzate d’Europa e formalmente potremmo vivere serenamente l’intero primo
anno di vita dei nostri figli.

C’è pertanto qualcosa che si è inceppato, che non ha funzionato e che andrebbe rivisto nel rapporto tra mamme e lavoro. Soprattutto andrebbe seriamente affrontato il tema della flessibilità oraria.

Spesso, quando parlo di questo argomento, mi viene sottoposto il problema della produttività.

Sostanzialmente nell’immaginario comune una mamma che lavora, per quanto sia professionale, resta poco produttiva. La mia esperienza di mamma e di imprenditrice invece mi ha dimostrato che ciò è assolutamente una leggenda.

Io sono un esempio pratico di quanto una mamma con un lavoro flessibile possa essere invece attiva, proattiva e produttiva.

NaturalMamma è nata quando Andrea aveva 3 mesi, lavorando dal divano mentre lui era accanto a me, spesso al seno. La curva di crescita dei volumi di produzione, vendita e fatturato di NaturalMamma sono assolutamente confortanti pure in tempi di crisi.

La persona che condivide con me questa avventura, Sonia, lavora da casa con un livello di impegno elevatissimo e risultati da far invidia ad un manager che lavora 15 ore al giorno in ufficio.

I nostri clienti per primi si stupiscano di come possiamo essere così rapide e presenti curando contemporaneamente i nostri figli.

Eppure ce la facciamo, perché la flessibilità annulla i tempi morti, velocizza le procedure, valorizza le iniziative personali. E la serenità di certo aumenta la professionalità.

Per questo ho la presunzione di invitare i miei “colleghi” imprenditori a valutare con concretezza politiche lavorative che concilino le tante esigenze delle mamme lavoratrici.
Non tanto per un altruistico senso dell’opportunità, tantomeno per essere politically correct, ma per ricavarne un leggittimo e importante vantaggio in termini pratici e (perchè no?) economici.

Luisa Maria Orsi

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