Orto e giardino a scuola

L’ultima carezza alla Terra – In memoria di Gianfranco Zavalloni

Capita a tutti, più o meno consciamente, di desiderare un Maestro. Un Maestro per il giardinaggio, uno per l’economia domestica, uno per la cura dei figli..Qualcuno che prima di noi abbia accumulato esperienze di vita e ci restituisca la realtà predigerita, come a nutrire un figlio quando inizia gli assaggi di cibo solido.

Gianfranco era maestro anche nel curriculum. Aveva iniziato lavorando alla scuola dell’infanzia, e aveva proseguito la sua carriera fino a diventare dirigente scolastico. E di anno in anno, instancabilmente, si era battuto per portare la Terra nella scuola. Per far sporcare le mani ai bambini, loro diritto inalienabile, così come lui stesso tratteggia nel suo famosissimo Manifesto:

I DIRITTI NATURALI
di bimbi e bimbe

1
IL DIRITTO ALL’OZIO
a vivere momenti di tempo non programmato dagli adulti
2
IL DIRITTO A SPORCARSI
a giocare con la sabbia, la terra, l’erba, le foglie, l’acqua, i sassi, i rametti
3
IL DIRITTO AGLI ODORI
a percepire il gusto degli odori, riconoscere i profumi offerti dalla natura
4
IL DIRITTO AL DIALOGO
ad ascoltare e poter prendere la parola, interloquire e dialogare
5
IL DIRITTO ALL’USO DELLE MANI
a piantare chiodi, segare e raspare legni, scartavetrare, incollare, plasmare la creta, legare corde,accendere un fuoco
6
IL DIRITTO AD UN BUON INIZIO
a mangiare cibi sani fin dalla nascita, bere acqua pulita e respirare aria pura
7
IL DIRITTO ALLA STRADA
a giocare in piazza liberamente, a camminare per le strade
8
IL DIRITTO AL SELVAGGIO
a costruire un rifugio-gioco nei boschetti, ad avere canneti in cui nascondersi, alberi su cui arrampicarsi
9
IL DIRITTO AL SILENZIO
ad ascoltare il soffio del vento, il canto degli uccelli, il gorgogliare dell’acqua
10
IL DIRITTO ALLE SFUMATURE
a vedere il sorgere del sole e il suo tramonto, ad ammirare, nella notte, la luna e le stelle

(da: www.scuolacreativa.it)

Tanti piccoli atti di rivoluzione quotidiana. Perché la Terra, si sa, è sporca. E’ piena di microrganismi, è infettante. Perché la Vita è difficile da gestire, e un’Istituzione richiede per definizione controllo, controllo, controllo. Perché a scuola non devono esistere pericoli – e Gianfranco attrezza la sezione della scuola dell’infanzia in cui lavora per sedici anni “con un banco da falegname “vero”, con seghe, chiodi, martelli, raspe, pialle “veri”” (AA.VV., Orti di pace, EMI, Bologna, 2010).

L’orto, per Zavalloni, diventa il punto di osservazione privilegiato per avvicinarsi a ogni materia scolastica; diventa un momento di empowerment e di presa di coscienza. Produrre il proprio cibo come momento conoscitivo e come atto di libertà. Curiosità per le altre culture passando per una categoria che è trasversale a tutte: coltivare la Terra. Ecco perché parla di ‘Orti di pace’, titolo di un bel testo da lui curato e titolo di un sito scritto a più mani e vissuto da diverse persone, in ogni parte d’Italia.

Ad agosto, inaspettatamente, il messaggio di un amico mi annunciava la scomparsa di questo uomo nato in campagna, vissuto per la sua terra, dallo sguardo critico e tagliente e contemporaneamente meravigliato, come quello dei suoi adorati bambini. L’immagine che porto in me è quella delle sue mani. Mani da contadino che stanno disegnando, senza apparente filo logico, mentre chiacchieriamo nella struttura-simbolo del suo impegno didattico e civile, l’EcoIstituto delle Tecnologie Appropriate di Cesena (FC).

I disegni di Gianfranco erano lievi come il suo modo di affrontare la vita. Giocosi come ci aspetta da chi adora i burattini, sua grande passione. Immaginifici come i racconti di un affabulatore esperto.

Oggi va di moda tutto quanto è ‘green‘. Sono tornati attuali gli orti in città. Qualcuno dice per mera necessità economica, qualcun altro invoca il tormentone del momento. Si parla di decrescita, quando trent’anni fa Zavalloni si occupava già di ‘tecnologie appropriate’. In parole povere, le strategie quotidiane, a basso impatto, che in ogni parte del mondo vengono attuate, specie da chi ha scarsi mezzi e vive a contatto con la Terra.

Strategie che richiedono basso impiego di energia, che si avvalgono dei mezzi a disposizione localmente, che si iscrivono nell’attuale ritornello del ReReRe – Reuse, Repare, Recycle. Che prevedono appunto cicli chiusi, non flussi verso il cassonetto o l’inceneritore e bocche energivore.

Il suo lavoro nella scuola dell’infanzia si situa a metà degli anni Ottanta, quando ancora non era trendy parlare di ecologia, a meno di appartenere a una ristretta élite intellettuale o alle masse di persone che inconsapevolmente, in ogni parte del mondo, la stavano praticando.

Viaggia molto e cerca un filo conduttore tra le varie realtà di ‘contadinanza’, termine da lui coniato, nei diversi Paesi, in Europa e oltre. Diventa un punto di riferimento per chi, in Italia, vuole portare l’orto biologico all’interno dei diversi Istituti – anche grazie a un progetto che nel 2000 sviluppa con la Regione Marche, ‘Un orto biologico a scuola‘.

Ricordo che ogni anno partecipavo all’incontro che a Cesena vedeva radunati insegnanti ed educatori da ogni parte d’Italia, tutti accomunati dall’idea di avvicinare i ragazzi alla Terra: il clima era di festa, di fermento, di confronto attento e appassionato. Aiuta di molto, certo, la sensibilità che negli ultimi anni sta aumentando.

Ma è ancora forte l‘immobilità del sistema educativo, sono ancora dure a vincersi le pigrizie maturate nella nostra società nello scorso cinquantennio. Unire le esperienze, confrontare i vissuti, scambiarsi strategie può essere di aiuto per non demordere, può essere la spinta che fa partire o che manda avanti.

Vi invito tutti a sbirciare un po’ il sito di Orti di pace o a mettervi in contatto con l’EcoIstituto di Cesena. In memoria di Gianfranco, il cui lavoro continuerà a vivere nelle giornate dei tanti ragazzini che grazie a lui si sono innamorati della Terra, hanno scoperto di avere due mani per costruire e un cervello per soppesare ogni piccolo atto quotidiano.

Grazie infinite, caro maestro.

Annalisa Malerba

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