Fare scuola a casa perché…aspettiamo la tua esperienza!

Lo scorso anno vi ho lasciati con la prima parte di una bella chiacchierata insieme a un’amica, a una famiglia che pratica l’homeschooling, grazie alla quale vorrei illustrare non solo la sua esperienza, ma anche i motivi per cui si decide di fare scuola a casa.

Ecco le altre domande a cui Alessia ha risposto con pazienza e gentilezza.

. Che cos’è per te la cultura? Quale concetto di cultura intendi trasmettere?
La cultura per me non è un calderone di nozioni ben mescolate fra loro, assimilate in modo meccanico. A mio parere una persona acculturata sa collegare fra loro le nozioni che ha, le mette in relazione e soprattutto le mette in discussione, alla ricerca di quella che riuscirà a colmare una lacuna e svelerà ai suoi occhi una piccola parte della Verità.

La cultura non mira a una mera raccolta di informazioni, ma dovrebbe innalzare la persona verso una piena conoscenza di sé e di ciò che lo circonda, con l’obiettivo ultimo della realizzazione personale, non intesa come una posizione lavorativa redditizia, ma come la felicità di essere sé stessi e di cercare di migliorare il mondo anche solo con le piccole cose.

· Da quale (o quali) correnti pedagogiche trai ispirazione nella tua pratica educativa?
Abbiamo trovato riscontri positivi applicando il pensiero di Maria Montessori per ora, ma stiamo valutando anche le sorelle Agazzi e Rudolf Steiner, perchè siamo convinti che una crescita completa sia importantissima per formare un individuo: arte, movimento, quotidianità, relazioni umane, non solo arricchimento intellettuale.

Siamo convinti, però, che la pedagogia più adatta a un bambino sia l‘istinto di mamma e papà, perchè solo loro lo conoscono sotto ogni aspetto e riescono a filtrare il mondo in modo da farglielo vivere appieno.

· E se in futuro vostra figlia chiedesse di andare a scuola?
Non avremo nessun problema ad immetterla nel ciclo dell’istruzione scolastica pubblica, ma le chiariremmo la possibilità in qualsiasi momento di tornare a fare scuola a casa con noi, se non si trovasse bene. Credo che un bambino che, cosciente di quali siano le alternative, sceglie di andare a scuola abbia un sano attaccamento ai genitori e quindi sia favorito nell’affrontare il sistema e la società, che si tratti del parco giochi, della scuola o del negozio dietro l’angolo.

· Una delle critiche frequentemente rivolte a chi sceglie l’h.s. è che si crea confusione tra ruolo di genitore e ruolo di insegnante, cosa risponderesti?
Non vedo cosa ci sia di negativo nell’identificarli nella stessa persona. Alla fine noi genitori insegniamo ed educhiamo i nostri figli da quando nascono: da noi apprendono la comunicazione, imparano a gestire le emozioni, vengono accompagnati verso ogni conquista nei loro primi anni di vita; quindi semplicemente non interrompiamo questo processo.

Un insegnante deve omologare un metodo di apprendimento per adattarlo ad una classe di 20 o più elementi, con i pro e i contro che questo comporta; un genitore, invece, ha la fortuna di poter costruire ogni giorno la fiducia di suo figlio, scegliendo di volta in volta il metodo più adatto alle sue abilità.

· Altra critica frequente: alcuni ritengono che l’h.s. rischi di rendere il bambino una “copia” dei genitori: trovi possibile conciliare h.s. e pensiero critico? Pensi che tua figlia avrà modo di scegliere i propri valori e formarsi le proprie opinioni in libertà, nonostante (anzi, forse, grazie a) l’educazione familiare?
Rigiro la domanda. Chi manda i propri figli a scuola non ha lo stesso timore? Alla fine la scuola insegna a tutti le stesse cose, filtrate e rielaborate da un insegnante. Non è più facile che questo processo porti ad avere tante persone che la pensano allo stesso modo?

Anche se mia figlia ha solo due anni vedo già in lei un carattere ben definito, ma non è nostra intenzione lavorare su questo in presa diretta: ogni giorno cerchiamo di farle conoscere una piccola porzione di ciò che sappiamo, ma è la sua curiosità che la spinge un po’ più in là. Nostro intento è farle vedere ciò che lei è, senza condizionare il suo punto di vista.

E’ difficile che i figli non abbiano degli aspetti dei genitori, ma riteniamo che con un’adeguata educazione, soprattutto morale, ogni individuo porterà con sé le proprie radici ed i propri sogni. Il pensiero critico vien da sé nel momento in cui il bambino ha la sicurezza che ciò che pensa, ciò che dice e ciò che vuole dalla vita viene ascoltato e considerato da mamma e papà in primis; crescerà così un individuo che conosce il proprio valore, indipendentemente da ciò che pensano di lui: una persona capace di mettere in discussione prima di tutto sé stesso, perchè convinto che questo sia uno dei tanti modi per migliorare.

Faccio l’esempio della spiritualità. Non abbiamo battezzato Ecate. Siamo credenti e praticanti ma non siamo cristiani. Le stiamo facendo conoscere le varie usanze religiose un passo alla volta, tenendo conto della sua tenera età, per darle la possibilità di scegliere ciò che sentirà più affine al proprio animo. Festeggia con noi solstizi ed equinozi, vive l’anno cristiano con la nonna, partecipa agli incontri con i nostri amici, ognuno con un imprinting culturale unico e diverso.

· Ultimo classico tra le obiezioni: e la socializzazione?
Di solito è la prima critica che ci viene mossa quando entriamo nell’argomento. Ormai in tanti sono convinti che l’unica socializzazione veramente sana sia all’interno della scuola, però si dimenticano che la maggior parte dei loro amici li hanno incontrati in ambiti totalmente diversi: dallo sport, al vicino di casa, alla pura coincidenza…

La socializzazione che si vede a scuola è forzata: i ragazzi condividono lo stesso spazio vitale per molte ore, sovrintesi da adulti. Gli unici momenti di libera socialità sono rilegati agli intervalli e alla mensa, quando anche queste non sono controllate da un adulto.

Questa a mio avviso non è socializzazione! Socializzare vuol dire saper vivere nella società e la nostra società non è gestita da un’élite di adulti che gestiscono come scandire il tempo a nostra disposizione. Socializzare significa sapersi relazionare con chiunque: dal coetaneo, all’adulto, alla persona anziana, al panettiere…Per imparare a farlo bisogna vivere la socialità nel quotidiano, senza rinchiudersi in un edificio, che sia la scuola o casa nostra.

Basta poco per poter imparare il vivere sociale. Come sempre parte tutto dalla famiglia: invitare amici o andarli a trovare, che siano coetanei suoi o nostri; partecipare ad attività di gruppo, che siano corsi, sport o semplicemente un’uscita al parco. Il punto più importante è rappresentato dall’esempio: i bambini si relazionano con le persone così come vedono i propri cari farlo. Poi è naturale che ci sarà il bimbo più introverso e quello più espansivo, ma a noi spetta il compito di seguirli e rispettarli.

· Quali sono gli aspetti negativi dell’h.s., sia per voi genitori che per la vostra bambina?
L’aspetto più triste è il fatto che sia poco conosciuto e spesso, quindi, anche mal visto. Questo implica la difficoltà nel creare un gruppo di famiglie di homeschooler in zona, che possa rappresentare un punto di confronto e di riunione.

Il nostro sogno è che la scuola familiare sia riconosciuta interamente come alternativa valida alla scuola pubblica o privata e che le famiglie che la scelgono possano ricevere sovvenzioni dallo stato, dato che un homeschooler costa di sicuro molto meno di uno studente. Ci piacerebbe conoscere delle famiglie che lo praticano nella nostra zona, in modo da poter organizzare uscite di gruppo, ad esempio; non solo per avere un confronto reale ed un appoggio sociale.

Fortunatamente per ovviare alla scarsa diffusione c’è internet che riduce di molto le distanze ed è un’ottima risorsa. Per lavorare sulla scarsa conoscenza dell’opzione “homeschooling”, invece, confidiamo che il lavoro di ogni singola famiglia possa essere prossimamente riconosciuto. Per Ecate ancora non sembrano esserci aspetti negativi: per lei è normale stare con noi, esattamente come è normale vedere altri bimbi andare all’asilo; ogni tanto andiamo all’asilo a trovare questi bimbi, ma se non c’è mamma lei non si diverte ad andarci.

· Che consiglio daresti a chi si avvicina all’home schooling ?
E’ una scelta libera, ma allo stesso tempo condiziona tutta la famiglia e non in senso negativo. E’ una meravigliosa opportunità di migliorare il nostro vivere comune, di stupirci assieme ogni giorno di quelle piccole conquiste: è un modo diverso di vivere la genitorialità e l’essere figli.

Non è, però, una scelta adatta a tutti, perchè purtroppo non tutti hanno la libertà di potersi gestire l’orario di lavoro e non tutti i genitori hanno piacere a passare gran parte del loro tempo con i figli. Io consiglio ad ogni modo di valutarla, perchè è possibile fare scuola a casa per un anno, per un ciclo di studi o anche solo per l’asilo, quando non la si fa per tutto il percorso scolastico.

Perchè è una modalità completa per far crescere un individuo unico e speciale, ma non necessariamente fuori dagli schemi come molti pensano; perchè, motivazione per noi molto importante, migliora l’ambiente familiare, permettendo ai singoli di conoscersi meglio e imparare a rispettarsi. In ogni momento di dubbio o sconforto, ricordatevi che non siete soli, anche se a volte è così che ci si sente: internet è una risorsa sconfinata ed è facile trovare un confronto con una famiglia che già pratica l’homeschooling.

E’ stato bello incontrarla, vero?

Rileggendola resto sempre più affascinata, e mi piacerebbe che questa sensazione di scoperta potesse diventare “un’abitudine” di questa rubrica. Io sicuramente importunerò altre “colleghe di percorso” e ve ne darò conto, ma il mio indubbio talento di ficcanaso ha i suoi limiti: chiunque vorrà facilitarmi il compito per raccontarmi il suo percorso a-scolastico, quale che sia, mi troverà a braccia e orecchie aperte.

Vi aspetto!!

Irene Malfatti

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