Vaccinare i bambini, perché un obbligo?

Abbiamo già parlato di come in Europa non ci sia uniformità a proposito di vaccinazioni, come se in Germania o Spagna non ci fossero gli stessi virus e condizioni di vita simili all’Italia e le persone non fossero sottoposte alle stesse correnti d’aria trasportatrici di virus, senza contare il gran via vai di persone che ogni giorno
prendono aerei, si spostano…

Quindi riparliamone ancora per sottolineare di nuovo – e come è noto –  solo una grande ignoranza in tema di vaccinazioni. C’ è da dire, sul serio, che conosco molte più persone che non vaccinano consapevoli della scelta, piuttosto che persone che vaccinano, consapevoli della scelta.

Perché? Non dovrebbe essere il contrario?

Il Tribunale dei Minori in Italia ha mandato per anni gli assistenti sociali a controllare le situazioni famigliari dove si rifiutava la vaccinazione, come se i genitori fossero criminali che hanno messo volontariamente a rischio la salute del figlio. Bene, i gudici si sono sempre trovati davanti genitori preparati anche più degli stessi assistenti sociali, rispondendo adeguatamente (e per le rime) a indagini accurate sul loro benessere sociale, igiene della casa, dimostrandosi genitori molto più attenti e informati della media.

Mi chiedo: ma i genitori che vaccinano a occhi bendati, sono altrettanto consapevoli?

Alzi la mano chi conosce l’articolo 32 della Costituzione Italiana e riesce a capire cosa c’è scritto:

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare
i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

A questo aggiungiamo la defizione di Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO)

Il Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) è un atto amministrativo disposto dal sindaco quando ricorrano, in una persona che si trova nel territorio comunale di sua competenza, le seguenti condizioni:
1. presenza di alterazioni psichiche
2. tali da richiedere urgenti interventi terapeutici
3. gli stessi non sono accettati dall’infermo
4. non vi sono condizioni e circostanze che consentano di adottare tempestive e idonee misure extraospedaliere (art. 34 legge
833/78).[1]

Sono io strana oppure non vedo in un neonato un pericolo per la società? Se una persona nasce sana, perché dovrebbe essere considerata  una persona malata che ha bisogno di terapie d’urto, volte a sconvolgere per sempre il suo organismo che – ricordiamo – è nato sano?

La peste sì, c’è stata un’epoca in cui ha fatto danni. Anche il vaiolo, innegabile.

Accettiamo l’idea – per semplicità – che i malati una volta isolati non fossero più pericolosi. Possiamo parlare anche in questo caso di TSO. Un bambino non vaccinato dovrebbe essere tenuto in disparte secondo la fantasiosa idea che è un pericolo pubblico? Chi, lui? Quando è già stato ampiamente dimostrato che neppure chi tra noi ha già passato la trentina abbia la più pallida traccia di immunità contro le malattie più comuni?

Ho approfittato di un passaggio a casa dei miei genitori per riesumare il mio libretto delle vaccinazioni: Le quattro dosi di antipolio Sabin risalgono al 1983,
la difetica-antitetanica tra il 1983 e il 1989, la antiepatite B tra il 1994 e 1995, antirosolia nel 1993.

Io sono nata nel 1982.

Posso quindi andare a farmi rinchiudere domani in un ospedale e non uscirne più per tenervi al sicuro o vi fidate ancora di me come del vostro vicino, trentenne come me?

Ed io mi posso fidare di voi, se metto mio figlio a contatto con voi?

O ci mettiamo tutti in TSO oppure…..

Francesca Kone

Per approfondire leggi Bambini super-vaccinati.

Potrebbe interessarti anche