La scuola a casa e gli altri

Quando un bambino inizia il suo percorso scolastico è assai probabile che ai suoi genitori piovano addosso consigli sulla scuola da scegliere, recensioni contrastanti sulla maestra che troverà, “consulenze pedagogiche” improvvisate e non richieste su ogni aspetto della sua vita scolastica futura.

Tutto ciò accade anche se il bambino non inizierà un percorso scolastico. Anzi, accade molto di più. Come ogni scelta minoritaria, l’home schooling può attrarre l’attenzione di tutti, e tutti possono sentirsi in diritto di dare la propria opinione, anche qualora non abbiano alcuna preparazione specifica sull’argomento.

La cosa, in sé, non avrebbe importanza. La acquista nel momento in cui queste pressioni esterne incidono sullo stato d’animo dei genitori, scoraggiandoli o comunque facendoli sentire psicologicamente sotto assedio.

Questo, lo sappiamo bene, accade fin dagli albori della maternità, nella nostra società l’empowerment genitoriale viene messo in discussione fin dal principio. La scelta di intraprendere un percorso di apprendimento descolarizzato non sarà dunque la prima occasione in cui misurarsi con la disapprovazione altrui, il suo impatto può però avere particolare forza in questa occasione particolare per diverse ragioni, prima tra tutte il fatto che l’home schooling, a differenza della scuola tradizionale, non offre “parametri più o meno standardizzati di riuscita”, come i voti.

Un genitore di bambini scolarizzati non avrà difficoltà a “dimostrare” ai detrattori delle sue scelte che i suoi bambini riescono bene a scuola (casomai la difficoltà a monte è stabilire se buoni voti siano realmente indice di un buon apprendimento…). Un genitore homeschooler non ha risultati “misurabili” da sbandierare all’occorrenza. Del resto, probabilmente è un genitore home schooler anche perché non sono questi i riconoscimenti che desidera per i propri figli.

E’ normale però attraversare momenti di “down” in cui riscontri immediati potrebbero far comodo sia per fronteggiare le preoccupazioni altrui sul proprio operato, sia per tacitare il proprio personale scoraggiamento.

Non scordatevi che i risultati, nell’istruzione come nell’educazione in generale, vanno valutati sul lungo periodo. Che la crescita e le acquisizioni non sono affatto tenute a tenere quel ritmo lineare che impone la scuola. Tenetevi un piccolo diario di bordo che vi aiuti a richiamare alla memoria la rotta percorsa, da rileggere per rispondere alle voci (esterne o interne che siano) che vi fanno dubitare di “aver concluso qualcosa”.

Cercate di vedere l’affetto che sta dietro le critiche altrui. Se chi vi ama critica l’home schooling, sicuramente può essere per avversione preconcetta e scarsa conoscenza in materia (ma potrete sempre aiutarlo a documentarsi) ma la molla principale sarà che ha a cuore vostro figlio e si preoccupa per lui. Certo, non dovrebbe. Ma in fin dei conti non desidera per lui niente di diverso da voi.

Un’istruzione ottimale per i nostri bambini, lo sviluppo il più possibile completo delle loro potenzialità, l’importanza della socializzazione per la loro crescita, l’offerta didattica più valida possibile… tutti i genitori desiderano per i propri figli ognuna di queste cose. E’ più che legittimo che non per tutti però questi traguardi siano raggiungibili nello stesso modo. Un genitore homeschooler non si propone niente di strano, è semplicemente alla ricerca di sentieri meno battuti. Forse non vuole privare i suoi figli di un altro panorama possibile.

Quando lo sguardo altrui si rispecchia nel nostro stesso senso di inadeguatezza, però, l’home schooling può improvvisamente apparire come un cammino rischioso, impervio, e seppure – in linea di principio – ne avvalliamo la validità  finiamo per sentirci in qualche modo indegni, insufficienti, incompetenti.

Fermo restando che il senso di inadeguatezza può, in ogni occasione, essere “scremato”, per conservarne solo il risvolto positivo – la spinta a migliorarsi – vale la pena soffermarsi sul fatto che i protagonisti non siamo noi, ma il bambino. Possiamo non fidarci di noi, ma i suoi primi anni di vita ci hanno sicuramente fornito innumerevoli prove della sua infinita capacità di imparare, possiamo sentire di non avere tutte le risposte (ma questo vale per ognuno, anche la scuola più qualificata non potrà che ammettere lo stesso) ma non dubitare della sua infinita competenza nel porre domande a cui risponderemo insieme.

Nel momento in cui due genitori concordano nel ravvisare nell’educazione familiare il percorso di apprendimento adatto alla propria famiglia, nel momento in cui i loro figli ne giovano, sono già stati interpellati tutti gli aventi “diritto al voto”. Nessuna opinione esterna, nemmeno roboante e “titolata”, può avere voce in capitolo più di quanto non ne abbiate voi, per il semplice fatto che nessuno conosce meglio di voi il vostro specifico bambino, e che nessuno ha più a cuore di voi l’armonia della sua crescita.

Ma continueremo a parlare di questo argomento nel prossimo articolo :).

Irene Malfatti


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