Bambini e cibo spazzatura, questione di dipendenza

Oggi mi sono comprata “Internazionele”. Aveva un titolo che mi interessava : NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE L’industria alimentare ci rende dipendenti da merendine e cibi pronti usando ricette dannose.
Ma guarda, mi son detta, ecco che iniziano a spuntare le prime verità sul cibo spazzatura!

Proprio oggi ho prestato ad una mia amica il libro che mi ha aperto gli occhi e mi ha trasformato – DECIDI DI STAR BENE – e parlavamo anche della palatabilità di tanti, troppi alimenti di cui i bambini, ma in primis gli adutli, sono ghiotti.

Un esempio potrebbe essere quella crema spalmabile famosa che piace a tutti, o quasi. Assaggiando altre creme spalmabili alla nocciola e cacao non ritrovano, gli amanti della prima, quel gusto così…così…come dire? (finto?) “buono”…

Ma è davvero così?

Tempo fa lessi di un piccolo esperimento, chiamiamolo inquesto modo, fatto su alcuni bambini in età scolare; avevano dato loro da assaggiare bevande alla fragola e una era preparata con le fragole, quelle vere! Ai bambini non era piaciuta quella con il gusto reale della fragola, bensì quelle preparate con gli aromi…Brutta storia.

Non sappiamo nemmeno più distinguere una cosa buona davvero da una buona per finta.

La stessa cosa è successa nella classe di scuola materna di mia figlia: ho portato una crema alle nocciole e cacao da spalmare sui biscotti al posto dei biscotti finti che danno continuamente (sapete già la storia, non mi ripeto 😉 ), ma dopo qualche giorno mi è stata riconsegnata e quando ho chiesto il motivo la maestra mi ha risposto che i bambini non la apprezzavano.
Abituati ai gusti palatabili – rotondi perchè pieni di grassi e addolciti con zuccheri raffinati – “assuefattii” ai gusti artificiali e artificiosi, i bambini non riconoscono più quelli naturali.
Nell’articolo si parla molto chiaramente dei metodi utilizzati dall’industria alimentare per avvincere una volta per tutte l’ignaro (ma non troppo) consumatore.
Si legge : “Perchè perdiamo tanto facilemente il senso della misura quando ci mettono sotto il naso un sacchetto di patatine fritte?….. Nel processo di produzione, quasi nulla è lasciato al caso: sono un prodotto artificiale raffinato che grazie a una serie di trucchi induce le persone a mangiarne il più possibile e il più spesso possibile“.

Tutto studiato a tavolino.

Sentite questa : “Prendiamo per esempio il concetto scientifico di “punto di rottura”. Le industrie alimentari hanno scoperto che la maggioranza dei consumatori preferisce una patatina che si spezza sotto una pressione di 276 millibar. E’ così che il croc dà il massimo del gusto e fa venir voglia di mangiare subito un’altra patatina”….
Continua con altri edificanti esempi di come riescano a farci finire nella “trappola”…Ma sta anche a noi non caderci e non farci cadere i nostri figli.
Tra l’altro uno dovrebbe anche incavolarsi un po’ perchè ci studiano…. per fregarci!

Quando diamo da mangiare un qualsiasi cibo ai nostri bambini gli stiamo dando “l’imprinting” gustativo.

E’ anche questo che intendo quando parlo di buona alimentazione. Perchè il veganismo, che invita a prendere il cibo dall’orto, senza modificandolo artificialmente, e a mangiare cose semplici dicendo no alla crudeltà, aiuta a difendersi dalla giungla spietata dell’industria alimentare che ci vuole tutti consumatori accaniti, bulimici, grassi e malati.

L’industria alimentare non si preoccupa della nostra salute, non gliene importa nulla!

Siamo noi a doverci difendere.

Gli scienziati sono arrivati alla conclusione che “il consumo di massa di alimenti industriali a basso prezzo ha provocato la più grande crisi sanitaria del nostro tempo”… Notizia appresa sempre dallo stesso articolo.

Non c’è da stupirsi allora quando anche nel libro The China Study Campbell parla di informazione manipolata dall’industria alimentare.
Siamo solo dollari/euro che camminano.
La nostra forza sta, come sempre, nell’informazione e nella capacità di scegliere tra la salute e la malattia, tra la vita e la morte di esseri senzienti.
Per dovere di cronaca : l’articolo era del DER SPIEGEL, Germania.

Occhi aperti. Mani lontane dagli scaffali sbagliati. Frigo pieno di vegetali 😉

Alla prossima.

Clara D’Attorre

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