Latte materno e nuove violazioni del Codice

Sul settimanale Chi del 24 aprile 2013 è uscito un articolo sulla recente maternità della showgirl Belén Rodriguez, nel quale una foto la ritrae mentre in farmacia compra biberon e latte in polvere per il suo pargoletto.

Oltre alle foto della signora con annesso compagno (e loro bacio in farmacia, luogo romantico per eccellenza) quello che colpisce sono le didascalie con tanto di immagine ingrandita e bordata di rosso del biberon e del latte, che mettono ben in evidenza i prodotti, anzi li descrivono accuratamente decantandone i pregi, con tanto di prezzo.

Tale articolo ha colpito negativamente alcuni lettori e cittadini che hanno visto le foto trasmesse in rete.

Il fatto di mostrare una soubrette che è molto seguita dal pubblico nell’atto di acquistare il latte artificiale per il proprio figlio appena nato può creare infatti una persuasione ad imitarla in tante giovani donne e future madri che leggono l’articolo o comunque vengono a conoscenza della notizia, ma c’è dell’altro: la didascalia alle fotografie dell’articolo viola il Codice Internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno (per entrambe le pubblicità, del latte e del biberon) e persino la legge italiana (per la pubblicità che fa del latte artificiale tipo 1, per neonati).

Sbollita la costernazione iniziale, la tentazione è quella di lasciare la notizia all’oblio che merita.

Ma tacere, in questo caso, è una sconfitta perché significa accettare le violazioni, per di più a danno di bambini piccolissimi.

Allora si scrive.  Si diffonde il testo a tutta le rete delle mamme che si conoscono, su Facebook, sui forum.

Naturalmente si scriverà alla casa editrice per chiedere una rettifica o, meglio, un articolo in cui si parli del Codice Internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno; faremo anche la segnalazione al Ministero delle Salute, all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, all’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria e a tutte le sedi opportune.

Doverosa premessa prima che qualcuno pensi che non spetta ad altri giudicare come alimenta suo figlio la signora Belén.
Vero, lei, come ogni altra donna, è libera di scegliere come allattare il proprio figlio, ma deve essere LIBERA davvero. Ossia deve essere edotta sui rischi dell’alimentazione artificiale.
Deve poter usufruire di sostegno se vuol allattare al seno e di consigli indipendenti da pressioni pubblicitarie se sceglie il latte artificiale. In questo caso invece qualcuno ha giocato sporco, violando persino una legge italiana.
Facciamo un passo indietro. Il 21 maggio 1981, 30 anni fa, veniva adottato dall’Assemblea Mondiale della Sanità il Codice Internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno. Si tratta di una convenzione internazionale finalizzata ad assicurare ai neonati una nutrizione sicura ed adeguata, proteggendo l’allattamento al seno da pratiche inappropriate di commercializzazione e distribuzione dei sostituti del latte materno.

Ricordiamo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda l’allattamento materno esclusivo per i primi 6 mesi di vita del bambino, mantenendo poi il latte materno fino al secondo anno di vita o oltre (se la mamma ed il bambino lo desiderano) introducendo gradualmente cibi complementari.
Il Codice, che, pur non essendo una legge, è un insieme di raccomandazioni rivolte ai governi e alle industrie, con un forte valore etico e di indirizzo politico, è stato recepito anche in Italia e, in particolare, con la legge D.M. 82 del 2009 e la successiva Disciplina sanzionatoria (1).

Vediamo nel dettaglio: l’articolo 10 di questa legge recita: La pubblicità degli alimenti per lattanti e’ vietata in qualunque modo, in qualunque forma e attraverso qualsiasi canale e all’articolo 4 del DL 84/2011, in merito alle Sanzioni per la violazione degli obblighi in materia di pubblicità di alimenti per lattanti e di proseguimento si afferma che chiunque viola il divieto di pubblicità’ degli alimenti per lattanti previsto dall’articolo 10 del regolamento, è soggetto al pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria da quindicimila a novantamila euro.

Questo è stato voluto dal legislatore, su ispirazione dell’Organizzazione Mondiale della sanità, proprio per proteggere le madri ed il pubblico in genere dalla pressione a da parte dell’industria alimentare a non iniziare neppure l’allattamento materno: ma quanta strada c’è ancora da fare per riportare l’allattamento al seno nel posto che merita nell’opinione pubblica!

È logico domandarsi come l’editore di Chi abbia potuto permettere che il servizio giornalistico riportasse una pubblicità così palese ad un latte artificiale di cui si legge bene il nome, si vede la confezione e si decantano vantaggi senza domandarsi almeno che impatto questo avrebbe avuto sui lettori e sull’opinione pubblica.
Che importa se poi delle mamme, per emulare la signora Belén, magari rinunceranno all’allattamento materno fin dalla nascita del loro bambino, o di fronte alla prima difficoltà incontrata?
Questo è un ennesimo esempio della cultura del biberon che ha impedito ad intere generazioni di esercitare un atto naturale, l’allattamento al seno, che è parte integrante e fondamentale del ciclo della vita umana, e la cui perdita comporta il rischio di un danno alla salute sia dei bambini sia delle madri.

Gli alimenti per neonati non possono essere reclamizzati come qualsiasi altro prodotto per l’infanzia, sarebbe ora che le ditte ed i media lo capissero! (2)

Sara Cosano e Luisa Mondo

1. D.M. 82/2009 Regolamento concernente l’attuazione della direttiva 2006/141/CE per la parte riguardante gli alimenti per lattanti e gli alimenti di proseguimento destinati alla Comunità europea ed all’esportazione presso Paesi terzi (G.U. n. 155 del 7-7-2009)
e  D.L. 84/2011, Disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni di cui al decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali 9 aprile 2009, n. 82, recante attuazione della direttiva 2006/141/CE per la parte riguardante gli alimenti per lattanti e gli alimenti di proseguimento destinati alla Comunità europea ed all’esportazione presso i Paesi terzi (G.U. n.136 del 14-6-2011)

2. Per saperne di più su allattamento e comunicazione da parte dei media, è possibile scaricare gratuitamente l’opuscolo Allattamento: bada a come parli e bada a come scrivi! Perchè quello che dici e scrivi fa cultura! Se stai per parlare o scrivere di allattamento, latte materno o alimentazione infantile, queste indicazioni possono essere preziose per te e per la tua redazione, permettendoti di offrire un messaggio chiaro, fondato sulla realtà e sulla fisiologia, rispettoso dei sentimenti sia delle mamme che allattano sia di quelle che non allattano; un messaggio che non sia veicolo di pregiudizi culturali e al contrario contribuisca a cambiare positivamente la cultura dell’allattamento e che abbia un’utilità concreta a sostegno delle mamme e dei bambini.


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