Scuola a casa, i “non posso” da sfatare

Quando parlo con altre mamme di home schooling trovo molto spesso interlocutrici interessate, affascinate da questo percorso e alle volte apertamente tentate di intraprenderlo… Ma spesso questo desiderio si incaglia contro lo scoglio di un “mi piacerebbe moltissimo ma non posso perché….” (segue motivazione).
In realtà l’home schooling è una scelta che comporta una rivoluzione, prima “mentale” e poi sicuramente anche organizzativa. E’ normalissimo, prima di prendere la (grande, ma non irreversibile, ricordiamocelo sempre!) decisione di istruire a casa, interrogarsi sulla sua oggettiva fattibilità, e valutare gli ostacoli che si presentano alla concretizzazione di questa aspirazione.
Pensandoci su, e cercando soluzioni pratiche ai “non posso perché” più comuni, ho scoperto che tutto il mondo è paese, e che anche le mamme homeschoolers anglosassoni, seppure più numerose e “navigate” rispetto alle “colleghe” italiane (navigate solo nel senso che l’home schooling, che da noi è una realtà emergente, in Gran Bretagna e negli USA è invece una scelta statisticamente rilevante e “storicamente” meno recente) si scontrano con le stesse perplessità.
Al punto che le mamme bloggers su homeschoolnetwork hanno organizzato un contest proprio su questo tema: “I can’t homeschool because…”. Ognuna di loro ha scelto un “perché”, e si è impegnata a dare suggerimenti su come superare quella specifica avversità, per trasformare il “non posso” iniziale in un “se veramente vuoi, puoi!”.
Prendendo spunto dai loro articoli (di cui potete visionare le versioni complete, ovviamente in inglese, nell’indice a questo  link), ecco le avversità più “gettonate” e alcuni modi per fronteggiarle.
Trattandosi di…. moltissimi “perché avversativi” ho pensato di trattarli un po’ per volta, suddivindendoli in “macro aree”. Solitamente le prime obiezioni concernono gli assetti familiari, lavorativi e organizzativi con cui l’home schooling entrerebbe in conflitto:
Gli altri non approvano: di questo avevamo già parlato qui.
Purtroppo è così: ci sono casi in cui (e sono tanti, fin dai primissimi mesi di vita di ogni bambino, e alle volte addirittura da prima che nasca) le nostre decisioni di genitori non vengono comprese o approvate da chi amiamo, e proprio dalle persone da cui vorremmo più sostegno. E’ un fatto.

Ma è un fatto anche che la decisione di fare scuola parentale, come moltissime altre decisioni genitoriali, è presa nell’ottica di venire incontro ai bisogni dei propri figli. E sebbene sia naturale che ci importi quello che gli altri pensano di noi… vale la pena riflettere sul fatto che “la vera recensione” ci arriverà dai nostri figli. Solo loro ci avranno come genitori. Solo loro potranno valutare il nostro operato come più o meno funzionale alla loro crescita. Se pensiamo che l’educazione parentale sia il meglio per loro contano solo poche opinioni: la nostra, e la loro.
C’è però un caso in cui in effetti un’opinione avversa appare (ed è) determinante: quando ad opporsi alla scuola familiare è l’altro genitore. E’ un’eventualità tutt’altro che rara, è anzi raro il contrario: che due genitori partano preventivamente orientati all’home schooling o che comunque vi si orientino in sincrono.

Naturalmente l’opinione di ogni genitore ha pari valore rispetto a quella dell’altro… e quando opinioni avverse non possono sfociare in condotte diverse ma compatibili resta solo da parlarne. E parlarne. E ancora. E ancora. Non solo tra voi, ma possibilmente anche con altri che abbiano fatto la scelta “non-scolastica” che vorreste fare e che portando la loro esperienza possano quanto meno dissipare quelle avversioni dettate da semplice paura dell’ignoto. Che non sono affatto poche.

Lavoro a tempo pieno: la convinzione che l’istruzione parentale sia esclusivo appannaggio delle mamme casalinghe è diffusissima. Chiaramente, una mamma che non lavora fuori casa è largamente avvantaggiata in termini di tempo e flessibilità. Eppure lavorare non è inevitabilmente incompatibile con l’home schooling. Sulla base dei propri orari di lavoro si dovrà definire quale tempo può essere dedicato all’homeschooling (i week end e la sera se si lavora dal lunedì al venerdì, o nella fascia giornaliera libera se si lavora su turni).

La flessibilità, nell’home schooling, è totale. Non si è legati ad orari prestabiliti e invariabili, come a scuola. E questa flessibilità è una risorsa per tutte le parti in causa, non solo per il bambino. Non sta scritto da nessuna parte che dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 13 (e anzi, i tempi di apprendimento nell’h.s. si ottimizzano, si diluiscono… la routine giornaliera non segue la scansione temporale scolastica) si impari di più e meglio.

Chiaramente se i genitori che lavorano a tempo pieno sono due, c’è il problema di “chi resta col bambino”… In questo caso l’unica possibilità è alternarsi e incastrarsi. Per quanto possibile. Per quello che esula dal possibile, nell’immediato (a lungo termine si può valutare la possibilità di cercare un lavoro che meglio si concili con l’istruzione familiare… certo non è semplice, e in questa fase meno che mai, ma tentar non nuoce…) si dovrà ricorrere a un aiuto esterno. Come qualunque genitore che lavora.

La necessità di delegare qualcosa non equivale all’obbligo di delegare tutto in blocco. Abbiamo il diritto di non delegare ciò che non vogliamo delegare. Se desideriamo non delegare l’istruzione di nostro figlio, non dobbiamo. Le persone che ci aiuteranno occupandosi di lui durante il nostro lavoro potranno a loro volta entrare, direttamente o indirettamente, formalmente o informalmente, a far parte del suo percorso di apprendimento (impariamo da tutto quello che viviamo, e da tutti quelli con cui viviamo). Difficile? Molto. Impossibile, no.

Lavoro a casa: paradossalmente è una situazione ad incastro sotto certi aspetti ancor più difficile rispetto al lavoro fuori casa. Lavorare a casa e fare home schooling significa avere due priorità da portare contemporaneamente avanti. Significa, innanzitutto, non perdere di vista, quotidianamente, che le priorità sono comunque e sempre due e che tempo ed energie devono suddividersi su due piani in maniera equilibrata (che sia a breve termine – suddividere il proprio tempo in ore dedicate al lavoro da casa e ore dedicate all’istruzione ogni giorno- o a medio termine –più tempo per l’una o per l’altra priorità a seconda delle richieste e delle necessità, ma in modo che nel medio termine i due piatti della bilancia tornino comunque a riequilibrarsi) .

Molto incide l’età e il numero dei figli. Con uno (o più!) bambini piccoli e fisiologicamente ad alto bisogno, le aspettative sul tempo da poter dedicare al lavoro a casa devono essere realistiche. Con bambini più grandi le possibilità si ampliano. Può esserci una grande fluidità tra il “lavorare insieme” (didatticamente parlando) e “lavorare vicini”, ognuno al proprio compito, con la possibilità di poter facilmente tornare a “lavorare insieme” qualora ce ne fosse la necessità (stiamo lavorando, ma siamo comunque presenti, raggiungibili).

L’organizzazione è fondamentale. Ma come in altri casi la problematicità può essere una risorsa. Dover ottimizzare i tempi può essere una spinta per coinvolgere i bambini, in accordo alle loro capacità e preferenze, in piccoli compiti domestici. Se facciamo un lavoro manuale e creativo il loro aiuto, o anche solo la semplice osservazione del nostro lavoro, può essere fonte di stimolo. La consapevolezza che avranno tempi da gestire in autonomia è a sua volta stimolante…. Che un bambino apprenda “a casa” non significa che sarà un bambino costantemente intrattenuto. Ciò non è possibile, e non sarebbe nemmeno sano.

– Non avrei tempo per nient’altro: questa è un’obiezione che nasce da una rappresentazione mentale distorta dell’home schooling. Apprendere a casa non significa studiare a tavolino per sei ore al giorno. Non è necessario per il bambino (che come tutti ha una soglia massima di attenzione), tantomeno per un bambino che segue un suo percorso individualizzato di apprendimento (sfrangiato dagli inevitabili tempi morti scolastici).

Semmai è l’opposto: uno dei perché dell’home schooling è apprendere in un modo che lasci il tempo per tutto il resto…. E non perdere le occasioni di apprendimento che tutto il resto offre. L’home schooling permette, attraverso la partecipazione alla vita familiare, l’acquisizione di competenze pratiche basilari. Che a loro volta offrono infiniti spunti di riflessione e approfondimento. Che sia far da soli il sapone per il bucato studiandone la composizione chimica o approfittare del fare la spesa per scoprire il sistema monetario… non c’è un momento in cui non si possa, spontaneamente, imparare qualcosa.

Per il momento fermiamoci qui.

Nelle prossime settimane vorrei continuare quest’opera di “demolizione obiezioni” (sempre e soltanto nell’ottica di aiutare chi vuole intraprendere questa strada ma teme di non poterlo fare: se tutti i “non posso” possono essere rasi al suolo, nessuno ha mai diritto di attaccare un “non voglio” altrui!) concentrandoci su quelle relative alle difficoltà “emotive” (non avrei abbastanza pazienza, non saprei cosa/come fare con i bambini, ho bisogno di spazi miei….).

Aiutatemi in questo vademecum delle difficoltà!!!

Chi di voi “vorrebbe ma non può”? Perché? Sono tutta orecchie in attesa delle vostre esperienze!

Irene Malfatti

FONTI:
www.homeschoolnetwork.com

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