I compiti delle vacanze servono davvero ai bambini?

I famigerati compiti delle vacanze, con tanto di libri di testo zeppi di figure e pseudo giochini, fanno male al bambino.

Pensiamoci bene: i nostri figli hanno trascorso nove mesi a lavorare duramente otto ore al giorno a scuola, chini sui libri, e a casa durante i fine settimana. Ma evidentemente non basta: ci sono i compiti da svolgere durante le vacanze, tra l’altro su costosissimi libri che tolgono alle famiglie italiane 200 milioni di euro all’anno.

Compiti che – lo sostiene anche il Ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza – non servono a niente se non a stressare un bambino già stressato da nove mesi di scuola, un bambino che dovrebbe invece riposarsi, giocare, socializzare con altri bambini in un altro ambiente che non sia la scuola.

Mettiamoci – noi adulti – nei loro panni: in cosa si trasformerebbero le nostre vacanze se dovessimo continuare a lavorare in spiaggia o dopo un picnic in montagna o anche a casa col caldo?

L’apprendimento continuo, 12 mesi all’anno, non serve a niente: i bambini infatti, grazie alla loro giovane età, non dimenticano quello che hanno già appreso durante l’anno. Continuare a fare i compiti durante le vacanze serve solo a insegnare al bambino a studiare svogliatamente.

Ugualmente negativa è la lettura forzata di un libro complicato: non è certo il modo migliore per fare amare la lettura a un bambino, che dovrebbe invece sentirsi libero di scegliere il libro che vuole, se vuole. L‘amore per la lettura, oltre a essere un fatto molto soggettivo, viene dall’esempio: due genitori che si dedicano abitualmente alla lettura sono lo stimolo migliore a far sì che il figlio si avvicini ai libri.

Al limite sarebbe concesso un libriccino per le vacanze, poco impegnativo, più gioco che compiti, da terminare a metà agosto, così da permettere al bambino di tornare a scuola riposato e pronto a ricominciare.

Non dimentichiamo una cosa: l’apprendimento non viene solo dai libri, dalla scuola, ma anche dal gioco, dai nuovi ambienti, dalle relazioni interpersonali. D’estate, quindi, è sempre da preferire una salutare e stimolante gita nei boschi piuttosto che starsene curvi e torvi su un libro di scuola.

Anita Molino

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